A chi non piacciono i supereroi? Scommetto a un sacco di gente dopo che la Marvel e la DC ci hanno abboffato lo scroto con tutti i loro film pieni di superfighi e superfighe pronti a sacrificare mascelle e sederi scolpiti per salvare l’umanità. Ora, nonostante i cinecomic abbiano finemente stracciato anche i miei di maroni, resto comunque un amante dei supereroi: Batman, gli X-Men, Daredevil, l’Uomo Ragno e il Punitore resteranno sempre nel mio putrido cuore.
Si perché nella vita a volte c’è bisogno di una storia dove i mali del mondo vengono affrontati da un gruppo di supertizi a suon di mosse ultra-coreografiche, battute pronte, l’occasionale backstory strappalacrime e l’incredibile stupidità dei familiari che non riescono a riconoscere chi si celi dietro la maschera… tranne per il Punitore, lui una maschera non ce l’ha, né tantomeno una famiglia. Dopo aver recuperato e finito l’ottimo Midinight Suns, ecco che nelle mie sudice mani da scimmia arriva Capes, un titolo strategico a tema supereroistico di Spitfire Games.
Inventare nuovi supereroi convincenti per un qualsiasi media è un’impresa a dir poco pantagruelica, perché in qualche modo bisogna fare i conti non solo con dei personaggi leggendari, ma anche con una mitologia a tratti complessa, a tratti delirante. Capes ci prova con risultati un po’ altalenanti che derivano anche da un gameplay strategico forse troppo legato e poco dinamico. Ma scopriamo chi si cela dietro la maschera nella nostra recensione. Il gioco è disponibile su PC tramite Steam.
Provato su PC
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Ogni città, qualche guaio c’ha!
Oh capperi! La malefica Compagnia ha preso il controllo di King City e vuole sbarazzarsi di tutti i supereroi buoni, tenendosi solo quelli cattivi e capitalisti. Chi potrà fermarla, se non un gruppo di giovani supertizi supercolorati capitanati da un altro supertizio che sembra un malandato incrocio tra Mario Brega e Wolverine e che sicuramente nasconde qualche segreto?
Con questa premessa, Capes ci butta subito nel vivo dell’azione. Un’azione fatta di turni, mosse speciali e movimenti che ricorda giochi strategici come X-Com, Warhammer 40.000: Mechanicus e Into The Breach. Gli eroi avranno a disposizione poteri diversi a seconda della loro “classe”. Facet ad esempio potrà creare uno scudo di cristalli e fare da tank, attirando l’attenzione dei nemici e bloccandoli.
L’agile Rebound potrà teletrasportarsi da una parte all’altra ed eseguire dei backstab sui cattivoni, ma con due colpi andrà al tappeto. Mindfire invece, sarà ideale per sbarazzarsi dei nemici a distanza e per indebolirli. Ogni supereroe potrà eseguire solo due mosse a turno, oltre a muoversi per un determinato numero di caselle. Pertanto, in Capes occorre pianificare molto bene le proprie mosse, specialmente in alcuni scenari più avanzati dove il gioco assume i connotati di un puzzle game, più che di uno strategico.
Improvvisare può risultare alquanto deleterio, cosa che può piacere ad alcuni, ma allo stesso tempo risultare decisamente frustrante. La libertà di azione sulla griglia di gioco in alcuni casi è molto limitata: dovrete necessariamente fare determinate mosse, o si arriverà velocemente al Game Over. E quindi scordatevi di poter provare diverse build con la vostra squadra di supertizi.

Faccio un rapido esempio: in una missione occorre proteggere un supereroe del tipo Speedster (una sorta di Flash, per intenderci) che sulla carta dovrebbe riuscire ad abbattere tutti i nemici umani senza alcun aiuto. Eppure, nonostante i suoi poteri vengano ampiamente mostrati nelle cutscene, in questo scenario si limita a dare solo calci e pugni ai nemici. Al nostro team il compito di non farla uccidere, cosa che succede con due colpi da parte dei cattivi.
Per farlo bisogna per forza usare determinate mosse con Facet, muovere Rebound in una posizione precisa e uccidere un nemico specifico con Mindfire subito all’inizio, altrimenti la nostra Speedster finirà al tappeto.
Il gameplay troppo legato e le mosse non sempre coerenti con i poteri dei personaggi minano un po’ la sensazione di controllare dei supereroi. Ci sono un paio di idee carine, come la possibilità di eseguire dei Team-Up per potenziare determinate mosse o disarmare un avversario per ridurre il suo danno. Non manca la supermossa speciale di ogni eroe, caricabile in modo diverso e sempre molto efficace per risolvere uno scontro.
Chi ha masticato un po’ di strategici non avrà molti problemi a portare a termine Capes, perché alla fine in termini di gameplay il gioco fa esattamente quello che deve fare e ai più esperti può risultare anche prevedibile. L’assenza di una meccanica distintiva non rende Capes un gioco particolarmente irresistibile. A questo si aggiunge un contorno troppo blando fatto di effetti grafici e sonori poco incisivi, un impatto delle mosse sui nemici poco soddisfacente e una colonna sonora troppo debole.
La mancanza della gestione interessante del livellamento dei supereroi o di una base da gestire in stile X-Com o Marvel Midnight Suns affossa ulteriormente il gameplay. Tutto ciò che potrete fare tra una missione e l’altra è rigiocare alcuni scenari per completare tutte le challenge proposte, provando ad affrontarla con diverse combinazioni di supereroi.
I Super Positivi
Per far funzionare un qualsiasi media sui supereroi, serve una buona storia. Forse sono categorico, ma persone vestite in calzamaglia hanno bisogno di una certa drammaticità per poter funzionare. Non si può mandare tutto a birra e salsicce, perché altrimenti i supereroi diventano ancora meno credibili di quanto già non lo siano.
Purtroppo però, in Capes si è deciso di optare per interazioni poco incisive e la classica simpatia forzata a cui ci ha abituati la Disney con i suoi cinecomic. La presentazione grafica cartoonesca e il tono della narrazione non riescono in nessun modo a far sentire l’effettiva pressione psicologica e fisica esercitata dalla “Compagnia” nei confronti dei supereroi.

Manca un po’ il feeling alla X-Men dove le attillate calzamaglie degli eroi nascondono effettivamente delle persone odiate e braccate dal genere umano. E per quanto Capes ci provi, purtroppo i suoi supereroi e supercattivi non riescono a risultare carismatici quanto basta perché al giocatore freghi qualcosa della storia o del loro destino.
Però, va bè, chi se ne frega, giusto? L’importante è essere sempre super positivi e non offendere nessuno. E cadono le braccia quando uno degli eroi, Facet, il nostro utilissimo “tank”, studente di legge, si esprime come un ragazzino delle medie dicendo a uno dei nemici: “Sei cattivo, perché la Compagnia è cattiva”. E con questo penso di aver detto tutto sull’effettiva qualità della scrittura generale di Capes, o forse sto semplicemente sopravvalutando gli studenti di legge.
A chi lo consigliamo?
Capes: Consigliato solo agli appassionati di strategici a turni. Nonostante la carenza di titoli simili sul mercato, meglio non aspettarsi troppo dal titolo di Spitfire Games che dall’alto dei suoi 40 euro purtroppo non riesce neanche ad avvicinarsi ai capolavori del genere. La struttura degli scenari, più simile a un puzzle game che a uno strategico, limita notevolmente la libertà del giocatore impedendogli di divertirsi nell'uso dei poteri dei supereroi e nella creazione di tattiche. Peccato, perché con un gameplay meno legato e una scrittura più coraggiosa e incisiva, i supereroi di Capes avrebbero potuto regalarci un’avventura supereroistica convincente, di cui il mondo del gaming avrebbe davvero bisogno dopo la delusione di Gotham Knights e Suicide Squad. – heavysam


