Recensione Rider’s Spirits: o “Super Moto Kart”?

Rider’s Spirits è il titolo sviluppato da Genki e pubblicato da Masaya originariamente su Super Famicom nel 1994. Questo tiolo, come molti altri dell’editore Masaya, sono oggigiorno nel mirino di Shinyuden, che ne detiene i diritti. In partnership con la software house Ratalaika, arrivano a ritmo spedito su console Nintendo Switch. Abbiamo avuto modo di provare il gioco, in uscita il 7 giugno su eShop.

Provato su Nintendo Switch

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single playercoop multiplayer

Il primo impatto con Bike Daisuki! Hashirya Kon, il titolo originale di Rider’s Spirits, fa subito gridare al clone di Mario Kart. Come dar torto agli sviluppatori, però? Super Mario Kart, approdato su Super Famicom due anni prima del gioco Genki/Masaya (e prima di lui F-Zero, a dirla tutta) aveva stabilito le basi dei racing game sulla console.

Con quasi quattro milioni di copie vendute, chiaramente il mercato si rivelava dannatamente appetibile. Ed ecco che nasce questo progetto, che sostanzialmente sostituisce i kart con delle moto, mantenendo però un aspetto super deformed molto in voga. Già dal titolo originale “Bike Daisuki! Hashirya Kon”, letteralmente “Adoro le moto! Lo spirito del corridore”, possiamo capire che l’enfasi era su un pubblico leggermente più adulto, che voleva la stessa esperienza ma con qualche piccolo “tweak”.

Il gioco presenta la stessa visuale split di Super Mario Kart, tuttavia elimina la mappa e sposta la visuale in terza persona nella parte inferiore dello schermo. Mentre in quella superiore introduce la visione negli specchietti retrovisori. Una simpatica idea, ma che non si sposa in maniera adeguata con il gameplay, rivelandosi spesso del tutto trascurabile e inutile.

Ma passiamo a ciò che il prodotto ha da offrire in termini di gameplay. È possibile trovare modalità a uno o due giocatori, un vantaggio per chi ha qualcuno con cui intraprendere una gustosa couch co-op. Ormai tutti sapranno bene che proprio i giochi di un tempo offrono la migliore esperienza in questo senso, con gameplay mordi e fuggi che garantisce intrattenimento senza troppe pretese. Queste modalità sono divise poi in Rider’s GP, Time Trial ed Endurance Race.

Il Rider’s GP è composto da cinque gare che si alternano su percorsi differenti, molto simili per ispirazione a quanto troviamo in Super Mario Kart. C’è il circuito cittadino, quello su sterrato, sul ghiaccio e così via. La moto si comporta naturalmente in maniera differente in base al tipo di fondo stradale, su cui ci si trova. Ci sono però alcune variabili di cui tener conto, che rendono quindi il gioco leggermente più impegnativo del già citato kart col baffone.

Potrete scegliere tra otto moto differenti, tuttavia non tutte sono diverse in termini di statistiche. Queste possono essere suddivise in quattro gruppi da due. Ci sono quelle più veloci, quelle con miglior accelerazione, quelle con un grip migliore e così via. Le statistiche sono visibili nel comodo menu digitale incluso nella galleria del gioco. Se non masticate il giapponese, però, potrebbe rivelarsi difficile intuirle. Non ne facciamo comunque una colpa a Ratalaika, dal momento che il gioco è uscito solo per il mercato giapponese nel 1994. Anzi, apprezziamo che nel lotto siano come sempre inseriti contenuti digitali come le scansioni del box e lo stesso manuale.

Ad ogni modo, tornando al gameplay, bisogna poi considerare tre livelli di difficoltà sbloccabili man mano che si vincono i livelli del Rider’s GP. Si parte da “Prospect”, si passa poi a “Rookie” e infine “Expert”.

Il dettaglio che forse convince di meno è l’aggiunta di oggetti. Questi non vengono raccolti nel corso della gara come in Super Mario Kart ma bisogna passare per il pit stop per ottenerne uno. Si rivelano spesso difficili da utilizzare e soprattutto poco divertenti ai fini del gameplay.

Abbiamo la capsula proteica (che sembra a tutti gli effetti una delle pillole che il buon Kaneda ama ingurgitare in Akira) per attaccare gli avversari, oppure un missile da lanciare contro quelli lontani. L’odioso inchiostro di Mario Kart qui diventa una schermata nera che vi impedisce di vedere completamente il tracciato per qualche secondo, oppure lo “hashiriyadamashii” che vi rende invincibili per cinque secondi.

Al netto di ciò, non c’è un continuo riciclo di oggetti durante le corse e potendone raccogliere uno a ogni giro, per un totale di tre, l’utilizzo è senza dubbio più strategico e meno divertente e immediato.

Gli oggetti sono del tutto sostituiti, invece, nelle gare Endurance. In queste ultime il giocatore sceglie un gruppo di due motociclisti e deve affrontare un percorso a scelta. Recandosi al pit stop, invece di ottenere un oggetto, si cambia motociclista. L’idea è quella di terminare il carburante con uno per poi passare all’altro, effettuando la sostituzione in un momento chiave per riuscire comunque a vincere la gara.

Per concludere, l’esperienza di Rider’s Spirits è chiaramente simile a Super Mario Kart e pur cercando di distanziarsi dal gioco più popolare, finisce per mostrare la sua superiorità in tutti i frangenti. Non è un brutto gioco, anzi, a difficoltà elevate necessita anche l’uso di meccaniche come la gestione del peso in curva per evitare di perdere posizioni. Semplicemente scambia queste ultime con il divertimento istantaneo e caciarone che contraddistingue l’alternativa Nintendo.

Ratalaika svolge un lavoro magistrale nel porting, grazie ai tanti effetti come le scanline che migliorano tantissimo l’impatto visivo dei giochi così amorevolmente pixellosi. Non c’è davvero altro da dire in merito, andrebbe acquistato anche solo per premiare lo sforzo continuo nel portare sulla console portatile questi giochi ormai dimenticati. Volete un esempio? Ne abbiamo a bizzeffe: Cyber Citizen Shockman 3, Cannon Dancer, Gynoug, Gleylancer, Wonder Boy Collection, Irem Collection Volume 1 e molti molti altri.

Rider’s Spirits: Consigliato a chi vuole un’alternativa a Super Mario Kart. Sia ben chiaro, non è detto che tutti gli amanti di Super Mario Kart apprezzino anche Rider’s Spirits. Un po’ perché in alcuni frangenti sembra davvero un semplice clone, un po’ perché alcune meccaniche non sono state traslate bene nell’esperienza su moto. Massimo plauso invece a Ratalaika che, come sempre, dimostra di avere mano per il porting di questi vecchi titoli su Nintendo Switch. Il prezzo basso è l’incentivo in più che tutti gradiamo. Alla fin fine, costa meno di una pizza e per una serata con amici che hanno superato i 30 anni può essere un’esperienza divertente. 7gatsu

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von 10
2024-06-05T17:57:42+02:00

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