Recensione Telenet Shooting Collection II

telenet shooting collection ii copertina

Telenet Shooting Collection II, così come recita il nome, è la seconda raccolta dedicata ai giochi pubblicati da Telenet, approdata su Nintendo Switch il 28 agosto. Abbiamo avuto modo di recensire anche la prima collection e se siete interessati al nostro parere, potete raggiungerla al link precedente. Ancora una volta ringraziamo il publisher Edia che, nonostante la raccolta sia disponibile esclusivamente in Giappone, ci ha permesso di provare i giochi in anteprima.

Provato su Nintendo Swtich

switch
single player

Il publisher Edia sta riportando in auge, soprattutto in Giappone, molti titoli dell’ormai defunta Telenet Japan, compagnia che ha chiuso i battenti nel 2007. Ciò non vuol dire però che i loro sforzi passati siano ormai dimenticati o da rimuovere dalla storia del gaming. Infatti, già nella prima raccolta fu ripescato Gaiares, amatissimo e difficilissimo STG per Mega Drive, ma non solo, anche Granada, Avenger e Psychic Storm, tutti unici e, a modo loro, divertenti.

Cosa troviamo invece in questa Telenet Shooting Collection II? Titoli ancor più sconosciuti per l’incredibile console PC Engine CD e nello specifico: Legion (1990), Final Zone II (1990), Browning (1992) e Kiaidan 00 (1992). I più non avranno mai sentito parlare di questi titoli anche se chi ci segue potrebbe aver letto la recensione del primo Final Zone, pubblicato in tempi recenti da Ratalaika ed Edia. In questa raccolta troviamo invece il secondo, la cui ragione per essere qui è che probabilmente non fu pubblicato su Mega Drive come il primo ma su PC Engine CD.

Tolti i dettagli cronistorici di mezzo, possiamo vedere questi titoli più da vicino.

Con Legion non si inizia particolarmente bene, si tratta infatti del gioco più debole di questa Telenet Shooting Collection II, ritenuto da molti come uno tra i peggiori STG pubblicati su PC Engine CD. Una fama meritata? Assolutamente sì. Bastano pochi secondi in gioco per rendersi conto che Legion è, potenzialmente, uno degli STG peggio progettati della storia dell’umanità. Sembra quasi un gioco pensato per farvi esplodere di rabbia fin dalla prima schermata.

In Legion controllerete un’astronave particolarmente simile alla Arrowhead di R-Type, ma senza tutti i gadget utili come il pod difensivo. Inizialmente avrete solo un terribile sparo singolo che purtroppo non può essere nemmeno mappato in auto-shooting, quindi vi ritroverete a premere il pulsante di attacco come degli ossessi. Ma se i problemi finissero qui, la frustrazione sarebbe senz’altro limitata.

Ben presto ci si ritrova a dover fare i conti con nemici che appaiono alla velocità dalla luce, escono dallo schermo e poi vi rientrano in un nuovo assetto sparandovi alle spalle, oppure elementi dello scenario che in maniera del tutto imprevedibile (almeno senza memorizzazione) vi cadono in faccia con la stessa rapidità. E badate bene, non ci sarebbe niente di male se ciò accadesse in fase avanzata di gioco, quando magari avete raccolto già qualche power-up o avete familiarizzato con il prodotto, ma tutto ciò avviene fin dai primissimi secondi del primo livello! Una calibrazione assolutamente imbarazzante che ha fatto sì che il gioco meritasse la sua fama. In ogni caso, rispetto alla versione classica per PC Engine CD, qui almeno potete usare save state e rewind per navigare tutto il gioco fino ai titoli di coda. Al netto della orrenda giocabilità, la soundtrack è davvero intrigante ma per ascoltarla senza interruzioni dovrete diventare dei maestri. Ne varrà la pena? A voi l’ardua sentenza.

Da Legion, che è uno STG, si passa a un run ‘n gun, ovvero Final Zone II. Rispetto al primo, qui abbiamo un completo cambio di stile e approccio. Chi avrà letto la nostra recensione o ricorderà il primo gioco, saprà che si controllava un mech con armi sostituibili tramite il menu di pausa. Qui invece il giocatore impersonerà un gruppo di mercenari spaziali che, atterrati su un remoto pianeta in seguito a un attacco alla propria astronave, dovranno farsi largo tra nemici armati di tutto punto per mettere fine a una ribellione. La novità di Final Zone II è data dalla possibilità di scegliere tra cinque diversi mercenari, ognuno dotato di un proprio NAP (la New-Age Power suit del primo gioco).

Le modifiche non finiscono qui, perché il gioco, sempre con visuale isometrica, si muove ora in direzione fissa, ovvero dal basso verso l’alto e bisogna raggiungere la fine dello scenario combattendo con nemici e boss in posizioni fisse (mentre nel primo, come ricorderete, bisognava eliminare un tot di nemici che apparivano gradualmente in qualsiasi posizione della piccola mappa).

Final Zone II è decisamente più godibile rispetto al primo gioco e sembra che non sia stato nemmeno sviluppato da Wolf Team ma da un altro gruppo di sviluppatori interno a Telenet, il team Reno. Ad ogni modo, ogni livello è inframezzato da scene anime in pixel art di deliziosa fattura, che spiegano l’evolversi della storia (anche se il doppiaggio è in questo caso unicamente in giapponese).

Anche Browning inizia con una scena anime in pixel art di altissimo livello, con un mech di colore rosso che sfreccia nel cielo. Quello è proprio il mech che controllerete! Anche se, purtroppo, la manovrabilità non è delle migliori…La presentazione è di pregevole fattura, gli sprite sono enormi ed è un piacere vedere ogni singola giuntura del mech muoversi quando cammina, però il robottone inciampa proprio dove dovrebbe essere più “solido”, ovvero nel gameplay.

Pur essendo costituito da soli cinque livelli, dopo i primi due che sembrano una passeggiata si passa subito a un terzo livello dove dovrete affrontare non uno ma ben due boss di seguito, il tutto con un timer che scende costantemente a schermo e che, una volta raggiunto lo 0, vi porterà a un fatidico Game Over. Tecnicamente questo non è un grande intralcio perché basterà scegliere di continuare a oltranza per, eventualmente, superare qualsiasi scoglio e conquistare la vittoria, tuttavia non è molto soddisfacente da giocare.

Browning è un run ‘n gun a scorrimento orizzontale e il mech può sparare solo in avanti, saltare e volare per brevi periodi di tempo. I comandi non sono sempre precisi e per girarsi da un lato all’altro bisogna premere due volte rapidamente la direzione opposta a quella in cui si guarda. Durante le boss fight, con i nemici che vi bombardano di proiettili in ogni dove, questo è più un impiccio che altro. Con Browning c’è stata una vera occasione sprecata e, a onor del vero, ancora oggi in molti lo ricorderanno praticamente con un po’ di amaro in bocca: il potenziale c’era tutto ma è stato purtroppo sprecato.

Ciò che colpisce subito di Kiaidan 00 è che ricostruisce in maniera impeccabile lo stile dei robottoni giganti giapponesi degli anni ‘80. Se avete visto produzioni come Mazinga, Jeeg Robot e simili, allora saprete di cosa sto parlando. Grazie al potere dei CD-ROM, il gioco poteva fregiarsi di un’introduzione in stile pixel-anime con tanto di sigla iniziale creata appositamente per il gioco! Il protagonista, un giovane pilota di nome Takeshi, sale a bordo del Kiaidan per combattere contro l’invasione del terribile Dottor Gigaigar e i suoi 12 sgherri, ognuno dei quali controlla una bestia meccanica differente.

Lo shoot ‘em up ha un approccio semplice e presenta il robot che vola a scorrimento orizzontale, con un solo pulsante d’attacco. Il secondo tasto è dedicato al cambio dell’arma al volo, consentendo operazioni tattiche in base alla provenienza dei nemici. Disporrete dello sparo classico frontale, due tipi diversi di three-way, la sfera rotante protettiva e lo scudo frontale per un totale di cinque armi differenti. Se non si preme il pulsante di attacco, una barra si caricherà lentamente in basso a sinistra e quando al massimo potrete rilasciare un colpo devastante indispensabile per abbattere tutti i boss del gioco.

La pixel art del gioco è godibile anche se, chiaramente, non è il meglio che si sia mai visto su PC Engine CD. Tuttavia, devo dire che gli scenari sono ben realizzati e anche a distanza di oltre 30 anni mantengono ancora uno charme unico. Si tratta, probabilmente, della produzione più originale della raccolta e anche quella più finemente curata, non a caso il Kiaidan appare proprio in primo piano sulla copertina per l’edizione fisica del gioco.

Due giochi divertenti, due giochi più frustranti, 50 e 50: vale ancora l’acquisto? Secondo noi sì. Dobbiamo considerare che in ottica di recupero dei classici, anche prodotti meno riusciti meritano una chance e avranno sicuramente degli estimatori che hanno modo di apprezzarli guardando al di là dei loro difetti. Sottolineiamo poi che il lavoro eseguito sulle raccolte Telenet è davvero encomiabile poiché ogni gioco ha un suo menù con possibilità di mappare i comandi, ascoltare la soundtrack, vedere i filmati e leggere il manuale. Una dedizione alla conservazione che non può e non deve passare inosservata. Sebbene si tratti di giochi difficili, il giocatore ha a disposizione degli aiuti non di poco conto, come il rewind e i save state. Siete dei puristi? Allora nessuno vi viete di giocarli senza assist! Insomma, ce n’è davvero per tutti.

Telenet Shooting Collection II: Allo stato attuale la raccolta non è disponibile in Europa ma solo in territorio giapponese. Per poter recuperare una copia digitale è comunque possibile usare un account Nintendo regionale, riscattando una card per eShop giapponese acquistata su siti specializzati. L’alternativa è attendere una pubblicazione nel nostro territorio ma non sappiamo se e quando ciò avverrà (sebbene l’arrivo della prima Telenet Shooting Collection faccia ben sperare). Per i collezionisti, è possibile acquistare una copia fisica sempre su siti import specializzati, probabilmente la soluzione migliore per chi non vuole compromessi di sorta. 7gatsu

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von 10
2025-08-29T15:26:51+02:00

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