Metal Eden è uno sparatutto in prima persona sviluppato da Reikon Games, software house polacca che si era fatta rispettare con l’ottimo Ruiner. Il titolo tenta di replicare l’adrenalina dei nuovi Doom di ID Software (trovate qui la nostra recensione del recente The Dark Ages) , portando però gli scontri a fuoco in un setting cyberpunk, unendolo ad alcune sezioni platform che strizzano l’occhio a Ghost Runner. Il risultato? Diciamo che Metal Eden riesce nell’intento, senza però sfruttare a dovere le sue meccaniche innovative, preferendo puntare sul sicuro. Il gioco è disponibile dal 2 settembre su PC tramite Steam, PS5 e Xbox Series X\S.
Provato su PC
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Cybercazzola
Metal Eden si presenta con una storia contorta, una sorta di mischione di idee partorito da qualcuno galvanizzato dopo la scoperta della letteratura cyberpunk e dei vari anime, film e videogiochi a essa ispirati.
Insomma, dopo il classico avvenimento catastrofico che ha devastato la Terra, gli umani sono riusciti a fuggire su una sorta di pianeta sintetico chiamato Moebius, trasferendo la loro coscienza in supporti chiamati Core. La protagonista Aska è una “Hyper Unit”, ovvero un cyborg da combattimento con un corpo e una coscienza ricreabili dopo ogni sua morte.
Aska viene mandata dal misterioso Nexus su Moebius a recuperare i Core degli “Ingegneri”, quattro entità responsabili della creazione e della caduta dell’umanità. La maggior parte della confusa e prolissa narrazione di Metal Eden è stata affidata alla coscienza di Nexus, installata nella protagonista, che si produrrà in enormi spiegoni tra una sezione platform e l’altra, rendendola però, onestamente, difficile da seguire.

A metà del gioco, a Nexus si affiancherà un altro irritante personaggio che entrerà di prepotenza nella coscienza di Aska e che risulterà ancora più irritante. Queste due voci nella testa della protagonista purtroppo sono state interpretati con una recitazione un po’ sopra le righe e che forse andava dosata meglio nel doppiaggio.
Ora, la storia in un FPS non è di primaria importanza, ma effettivamente sarebbe stato preferibile avere un movente più preciso, piuttosto che una storia frammentata in lunghi dialoghi e qualche timida cutscene. Anche l’ambientazione di Metal Eden cade nel già visto e già vissuto, con le classiche megastrutture infarcite di nomi di fittizie zaibatsu giapponesi, caratteri, tubi e cavi elettrici. Anche i nemici non brillano certo per originalità, con un design nella media che non riesce né a risultare minaccioso, né tantomeno bello da vedere.
Piezz’e Core
In generale, il gameplay del titolo è discreto, ma non riesce a brillare in nessuna delle sue parti. Sebbene il gunplay non sia completamente da buttare via, questo risulta un filo annacquato, con armi poco ispirate (fucile, lanciagranate, mitragliatore) i cui colpi hanno un impatto poco soddisfacente sui nemici.
Parte della colpa va attribuita a effetti grafici mediocri e a un sonoro offuscato e poco incisivo, nonché a input non proprio precisi che inficiano l’esperienza e che si fanno notare specialmente con alcune armi come lo Shotgun. Il sistema di movimento si basa sulla schivata e sul doppio salto, necessari per muoversi e ingaggiare i diversi nemici che ci verranno tirati addosso.
Le armi avranno a disposizione un fuoco primario e – quando sbloccato – uno secondario, ma effettivamente a parte una sola eccezione, nessuna di queste si rivelerà più efficace delle altre. Di base, potrete falciare la maggior parte dei nemici usando un paio di armi. Il gioco ci obbligherà però a cambiare arma repentinamente, perché le munizioni saranno limitate. E quindi la giostra prevede un cambio di armi che andranno scaricate sugli avversari senza pensarci troppo e senza un minimo di strategia.
Non aiuta il fatto che le tipologie di nemici non abbiano attacchi particolari da conoscere e andranno affrontati tutti allo stesso modo. L’unica parte “tattica” delle sparatorie consiste nel distruggere l’armatura dei nemici corazzati, per poterli rendere vulnerabili ai nostri attacchi.
Un compito abbastanza facile grazie a una determinata arma e alla possibilità di strappare il Core dal petto dei nemici, per poterlo poi usare come esplosivo oppure per consumarlo e potenziare il proprio attacco melee. Quest’abilità avrà un cooldown, ma si rivela estremamente potente in quanto l’attacco melee potrà distruggere le armature con un singolo colpo. A parte un timido skill tree sbloccabile andando avanti nei fin troppo lineari scenari del gioco, questa meccanica non avrà altre funzioni. Il gioco presenta un’altra meccanica interessante, presa direttamente dal caro Metroid di Nintendo. La nostra eroina infatti potrà trasformarsi in una Sfera munita di missili e un raggio elettrificato.

Nella modalità Sfera il gioco presenterà un sistema di movimento simile a quello di un vehicle combat e che aggiunge, fortunatamente, un po’ di diversità al gameplay. Però la Sfera viene sfruttata pochissimo: si potrà attivare solo in alcuni scenari o in determinate situazioni. Una meccanica tra l’altro introdotta e presentata nel gioco come se fosse una funzione buttata lì così, senza troppa convinzione.
A questo si aggiunge un level design poco ispirato, con scenari troppo lineari che presentano sezioni platform con wall running troppo scolastiche e prevedibili per risultare interessanti. Scordatevi segreti e zone esplorabili, Metal Eden si muove su binari precisi che portano semplicemente da uno scontro all’altro.
Dopo alcuni combattimenti sarà possibile trovare dei punti dove sbloccare alcune skill passive e attive di Aska che potranno tornare utili negli scontri, ma che effettivamente non risultano particolarmente determinati. Ad esempio, la possibilità di rallentare il tempo è completamente inutile, in quanto dura troppo poco per poter aiutare negli scontri più concitati. Allo stesso modo, nei livelli si troveranno delle stazioni dove sbloccare le modalità di fuoco secondarie delle armi. Alcune risultano particolarmente potenti, altre invece le ho trovate assolutamente inutili.
Metal Lumen
Le prestazioni di Metal Eden sul mio vecchio mostro di PC dotato di 3090 RTX si sono rivelate molto stabili, anche con il Lumen attivato. La qualità di texture e riflessi è nella media, mentre ho apprezzato i modelli delle armi e la fluidità delle animazioni.
Gli effetti sonori, come menzionato in precedenza, non riescono a coinvolgere il giocatore quanto dovrebbero nelle sparatorie. La colonna sonora piacevole, segue pedissequamente i canoni del cyberpunk, scorrendo in sottofondo senza stupire.
Ogni tanto ho riscontrato qualche glitch, con nemici bloccati in determinati punti o con sezioni platform dove si cade nel vuoto a causa di un po’ di clipping. L’aggancio del wall running risulta molto impreciso e costringe al doppio salto frenetico nella speranza di non cadere nel vuoto. Grazie al cielo, la caduta non prevede la morta istantanea, bensì una minima perdita di energia.
A livello di difficoltà, Metal Eden si può affrontare senza problemi a livello Normal per un’esperienza più bilanciata. La durata complessiva della Campagna è di una decina di ore, inoltre il gioco non presenta altre modalità o segreti da scoprire, quindi è difficile che una volta completato lo riprenderete in mano.
A chi lo consigliamo?
Metal Eden: Reikon Games ha provato a raggiungere il gigantesco Doom, venendo però schiacciata dalle sue stesse ambizioni. Purtroppo il paragone è inevitabile, perché il gioco presenta troppe meccaniche simili, senza però avere la stessa esplosività nei combattimenti e nel movimento. Il design generico e gli effetti grafici poco piacevoli affossano l’esperienza, mentre le due meccaniche più interessanti del titolo non vengono sfruttate a dovere, venendo soffocate all’interno del gameplay. Metal Eden propone un’esperienza di gioco nella media che effettivamente si fa fatica a consigliare, visto che Doom: The Dark Ages è comunque da poco sul mercato. Un peccato, perché lavorando di più sulle sue due meccaniche originali, il gioco avrebbe potuto dare molto di più e distinguersi dai titoli ID Software. In generale, per adesso mi sento di consigliare questo titolo solo a chi – come me – non può proprio resistere alla voglia di provare un nuovo FPS, tenendo sempre conto che è stato prodotto da un team indipendente. – heavysam




