Dopo ben 21 anni, torna il gioco che ha dato inizio all’incredibile serie di JRPG di Falcom: Trails in the Sky 1st Chapter è il remake completo del primo capitolo che debuttò su PC nel 2004, in una veste tutta nuova e moderna, disponibile su PlayStation 5, Nintendo Switch e PC.
Provato su PlayStation 5
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La primissima scia
L’ondata di remake e remaster galoppa ancora forte, con quel lieve filo di apprensione che a volte accompagna l’uscita di titoli, soprattutto se molto amati ai loro tempi. Questo è anche più vero quando un titolo cade vittima di quel problema, atavico quanto attuale, della reperibilità, dell’accessibilità. Al momento, infatti, la versione originale è disponibile solo su Steam, in un’edizione non esattamente magnifica. Un’altra versione, quella ritenuta più completa, è infatti relegata alla PS Vita, una console ormai passata a miglior… vita?
Insomma, l’idea di un remake del titolo che ha dato iniziato a tutta la saga Trails è emozionante quando spaventoso. Non è un caso che anche il presidente, Toshihiro Kondo, abbia dichiarato il suo desiderio di dare un nuovo inizio ufficiale, dato che negli ultimi anni, col crescente successo dei nuovi titoli, in molti si chiedono da dove iniziare.
Estelle è una ragazza giovane, impulsiva e solare che sogna di diventare una Bracer, membro dell’organizzazione che si occupa di proteggere il popolo e interviene nei conflitti locali. Al suo fianco si trova il misterioso Joshua, adottato dal padre Cassius, la cui natura taciturna e i misteri sul suo passato fanno da contrappunto alla leggerezza turbolenta di Estelle. Il viaggio che intraprendono nelle diverse regioni del Regno di Liberl non è un semplice rito di passaggio, ma un percorso di scoperta personale e collettiva.

L’avventura ha inizio attraverso una piccola serie di missioni dal sapore pressoché quotidiano: aiutare compagni del villaggio, risolvere problemi tecnici stradali, sconfiggere delle bestiole nella strada poco appena fuori la cittadina. Gradualmente, gli eventi si intrecciano a una trama fitta di intrighi politici, complotti e rivalità tra nazioni che sfocia in un vera conflitto che mette a repentaglio il destino di Liberl. I primi capitoli sono infatti segnati da un ritmo lento e costante che rimane intatto, ma il remake ne accentua i momenti cruciali con scene animate in tempo reale, un doppiaggio completo (in inglese e in giapponese) e l’uso del nuovo motore grafico per dare maggiore intensità espressiva ai personaggi. Falcom ha detto che le circa 40 ore originali, insieme a qualche piccola aggiunta qui e lì, portano la nuova longevità a circa 80, e questo non è dovuto esclusivamente ai contenuti, ma proprio a questa nuova presentazione che porta a testi (in base alla versione, senza audio) a un’opera recitata e ritmata di stampo più cinematografico.
Anno nuovo, nuovo me, ma anche un po’ vecchio me
Dal punto di vista grafico, Trails in the Sky 1st Chapter abbandona la visione isometrica in 2D della versione originale e viene ricostruito con ambienti tridimensionali completamente navigabili, prendendo in prestito il motore grafico di Trails through Daybreak II. È un piacere per gli occhi e un tuffo nostalgico per gli appassionati dell’originale vedere Liberl riproposta in una maniera così spaventosamente fedele, a volta risultando quasi tascabile per la facilità di navigazione del tutto. In questo senso, le aree che hanno visto il rifacimento più complesso sono proprio i sentieri di interconnessione tra le varie macro aree di gioco, le vie di snodo, che sono state ridisegnate per accomodare un più libero senso di grandezza e soprattutto di libera esplorazione.
Una novità sostanziale è la possibilità di attaccare o schivare in tempo reale prima che il combattimento inizi. A un occhio poco esperto potrebbe sembrare che questo sistema sia stato mutuato direttamente da Daybreak, ma si tratta piuttosto di una giusta mescolanza dei diversi sistemi che caratterizzano i diversi capitoli moderni. Colpire un nemico sul campo e mandarlo in break può dare un vantaggio tattico all’inizio dello scontro, mentre una schivata perfetta consente di eseguire sul momento due abilità a catena. Lottare contro mob minori in tempo reale è spesso la scelta più semplice, ma è nel combattimento a turni che si trova la vera polpa.
Il vecchio sistema a turni su griglia è stato abbandonato (da un certo punto di vista, meno male) per dare spazio a un sistema semi libero contestuale, come visto in Trails through Daybreak. Falcom ha abbracciato la modernità con tutta una serie di elementi quality of life quasi imprescindibili. La mini mappa sempre visibile, la segnalazione delle quest, il fast travel, l’aumento della velocità o il salto completo delle animazioni in battaglia. Insomma, ogni possibile elemento che avrebbe causato un peso nel tornare a un titolo giustamente ancorato al clima videoludico dei primi anni duemila è ormai cosa vecchia e superata. Segnaliamo inoltre alcuni elementi di ribilanciamento, come la rivalutazione delle Craft, ora utili e performanti insieme alle Arts, particolarmente potenti nell’iterazione originale.

Formalmente invariato torna anche il sistema Orbment: ogni personaggio possiede un marchingegno chiamato Orbment, suddiviso in alcuni slot in cui incastonare dei Quartz, cristalli di varia natura ed elementi che forniscono abilità di vario tipo e accesso alle Arts, gli incantesimi di questa saga. Ogni quartz è caratterizzata da abilità passive attive e un certo potenziale elementale. Livelli più alti e mix di diversi elementi consentono l’accesso a nuove arts, per cui è possibile un certo livello di micromanagement. In un certo, in un modo non troppo dissimile a quanto visto in titoli come Final Fantasy VII col sistema materia, è possibile fare leva sulle predilezioni dei personaggi o magari andare in una direzione completamente opposta, simulando una vera e propria build di classe. Superficialmente può essere approcciato anche come un “equipaggia e usa”, ma difficoltà superiori richiedono un maggiore grado di strategia e coordinazione.
Da un punto di vista di resa e di esperienza di gioco, il contrasto tra leggerezza in una prima fase e la gravità degli eventi nella fase successiva era già evidente, ma qui viene gestito con consapevolezza registica ben più fine e consapevole. Gli scenari notturni presentano sottili giochi di luce che accentuano la tensione, i dialoghi danno pathos e cadenza ai momenti critici e persino le musiche, ora riarrangiate con strumenti orchestrali (il gioco presenta la scelta di tre diversi stili di arrangiamento, tra cui l’originale) accompagnano con maestria il crescendo della trama. Il nuovo approccio crea un prodotto nuovo che fa incontrare parti del mondo action di YS, la maestria delle sceneggiatura dei maggiori JRPG di punta moderni e un sistema di combattimento raffinato e curato, presentato con una bellezza e fluidità mai vista in questa serie. E ricordiamo, questo sopra a un copione che è sempre stato tenuto altissimo dalla critica come dal pubblico, e questo al di là di alcuni problemi con la prima stesura della traduzione inglese.
Nel marasma dei remake poco utili e dei remaster fatti con grossolana fretta, a volte è facile abbrutirsi e dimenticarsi che ci sono sempre dei modi buoni per riproporre un titolo tanto amato e apprezzato anni addietro, senza sporcarlo con trend moderni e senza riproporlo con un timoroso copia-e-incolla. Trails in the Sky 1st Chapter è il glorioso ritorno e l’indiscusso, perfetto punto di partenza per ogni giocatore anche solo lontanamente incuriosito da questa serie. Ed è splendido poterlo affermare nel 2025.
A chi lo consigliamo?
Trails in the Sky 1st Chapter: Ha promesso così tanto e ha mantenuto anche di più di quanto promesso: la resa tecnica, la presentazione artistica, i dialoghi, le musiche, i combattimenti fluidi e dinamici, i diversi gradi di difficoltà, la grande quantità di contenuti secondari e nascosti e molto altro ancora. A ogni nuovo titolo il grande pubblico si chiede da dove iniziare, come iniziare. Ora abbiamo la risposta definitiva: Trails in the Sky 1st Chapter è l'inizio definitivo, riuscito magnificamente. – ilfalasca





