Recensione Nobody Wants to Die: il prezzo dell’immortalità

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Nobody Wants to Die è la prima fatica di Critical Hit Games, studio polacco che ha lanciato recentemente il gioco su PC tramite Steam, PlayStation 5 e Xbox Series. A metà tra walking sim e investigativo noir, il titolo riesce a catturare fin dalle prime battute per la sua narrazione, doppiaggio e presentazione grafica di altissima qualità.

Provato su PlayStation 5

PS4
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Creare un credibile universo futuristico che sia anche avvincente è un’operazione assai difficile. Quando poi si cerca di puntare sulla nicchia del retro-futurismo, le cose si complicano ancor di più dal momento che spesso viene a mancare la sospensione dell’incredulità necessaria affinché l’opera sia fruibile, accattivante e piacevole in ogni sua sfaccettatura. Vale quindi la pena fare in apertura un plauso a Critical Hit Games, poiché la software house è riuscita a creare un universo, per quanto compatto, di altissima qualità.

Nobody Wants to Die è, essenzialmente, un walking sim, dove il giocatore veste i panni del disilluso detective James Karra, un amante dei film noir vecchio stile che non disdegna un goccio di whisky di tanto in tanto. In una New York futuristica, che non vede più la luce del sole da qualche centinaio d’anni, i palazzi si sviluppano in verticale e in orizzontale, creando una giungla di cemento avviluppata costantemente da nebbia e pioggia. Solo le luci al neon e il brulicare di auto volanti fa ancora intendere che si tratta di un luogo densamente abitato, come un formicaio dove ognuno gioca un ruolo essenziale per il benessere di chi è in cima alla catena alimentare.

Un po’ Blade Runner, un po’ Cloudpunk, un po’ Altered Carbon, il tutto condito da una meravigliosa estetica art decò, ingegneria e propaganda in pieno stile anni ‘50, Nobody Wants to Die ha un carattere ben definito e pur prendendo ispirazione da altri grandi classici del genere cyberpunk, imprime a fuoco nella retina del giocare la propria visione.

Nel ventiquattresimo secolo la morte è stata sconfitta, tutti gli abitanti della New York del 2329 possono godere dell’immortalità. Naturalmente, a patto di avere abbastanza denaro per acquistarla. Allo scoccare dei 21 anni d’età, tutti devono poter pagare l’abbonamento al proprio corpo. In caso contrario, questo viene requisito dall’ente preposto e la propria coscienza, sintetizzata in un liquido chiamato icorite, viene depositata all’interno della “Banca”.

Tale sistema inizia però a incrinarsi e non appena James Karra viene assegnato a un nuovo caso, appaiono inquietanti risvolti che lui e la partner Sara dovranno affrontare. La scrittura è sopraffina e si intuisce il massimo rispetto per il genere tramite le innumerevoli riflessioni di Karra che, puntualmente, sono accompagnate da tipici sassofoni che settano il mood investigativo.

Il sistema di gioco si basa sull’interazione con oggetti presenti nel mondo di gioco, ma non solo. Il nostro fido detective alcolista avrà a disposizione uno speciale braccialetto tramite il quale manipolare una scena del crimine, scoprendo la cronologia di eventi che ha portato a un determinato risultato. La ricostruzione avviene in maniera visiva e il giocatore può sostanzialmente spostarsi avanti e indietro nel tempo. Una meccanica che con un sapiente utilizzo di Unreal Engine 5 permette di vedere in tempo reale angoli di sparatorie, esplosioni, movimenti, vittime e carnefici.

Oltre al braccialetto, Karra ha anche una comoda luce a raggi UV e uno strumento a raggi X: il kit perfetto del detective ficcanaso che non ha a cuore la propria pellaccia.

In un gioco di questo tipo, dalla durata limitata di circa 6 ore, è importante introdurre degli elementi che ne possano ampliare la longevità. Infatti, lungo tutto il gioco sono presenti delle scelte che avranno un impatto sui dialoghi che Karra affronterà in futuro, portando a due finali differenti a seconda delle vostre scelte.

Al termine di ogni investigazione Karra e Sara dovranno mettere insieme gli indizi raccolti, per stabilire la narrativa dell’evento e spingere così in avanti la narrazione. Queste fasi prevedono un solo outcome, quindi non è possibile sbagliare una deduzione, un limite che comunque, tutto sommato, accettiamo in ottica di una narrazione che prevede sostanzialmente poche deviazioni. Era dai tempi di Cloudpunk (di cui abbiamo recensito anche il DLC) che non si vedeva una caratterizzazione di così alta qualità, soprattutto per il segmento cyberpunk, quindi sono stato piacevolmente colpito dalle prospettive messe in gioco da questa avventura.

Il doppiaggio, inoltre, fa un ottimo lavoro per calare nei panni dei personaggi e rendere la vicenda entusiasmante e avvincente. Questo è in inglese, naturalmente, ma chi non ha paura della lingua d’Albione lo troverà a dir poco squisito.

Nobody Wants to Die: Non possiamo far altro che consigliare vivamente il gioco a tutti gli amanti di titoli fortemente improntati sulla narrazione e con giusto qualche pillola di gameplay disseminata lungo l’esperienza. Se apprezzate il genere cyberpunk, questo prodotto è praticamente un MUST BUY. In Nobody Wants to Die, pur essendo un detective, non avrete modo di sparare a destra e a manca ma, onestamente, questo è un bene. Lo sviluppo serrato, gli ambienti e gli scorci della città delineano un piccolo capolavoro del genere noir. Una maggiore libertà avrebbe potenzialmente inficiato sulla visione finale del comunque piccolo team di sviluppo. 7gatsu

8.5
von 10
2024-07-22T18:09:25+02:00

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