Trails Through Daybreak è l’ultimo titolo di recente uscita della nota saga di Falcom, disponibile ora su Playstation 4, Playstation 5, Nintendo switch e PC. Si tratta del dodicesimo titolo della lunga saga iniziata nel 2004 su pc con Trails in the Sky, è il primo del nuovo arco narrativo esplorato nei due titoli ambientati nella Repubblica di Calvard, con un nuovo protagonista e un nuovo party, ma molte, moltissime facce note.
Provato su PlayStation 5
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Can’t fight the moonlight
L’avventura vi mette nei panni di Van Arklide, uno Spriggan, una sorta di mercenario tuttofare che sbriga faccende e richieste di ogni tipo e sorta, staccato dai numerosi enti governativi e paragovernativi che pullulano nel continente di Zemuria. Mentre continua il suo lavoro nella città di Edith, riceve una richiesta un po’ particolare da una giovane ragazza, Agnès Claudel, che si rivela presto essere la figlia del nuovo presidente di Calvard. La richiesta in questione prevede il recupero di un particolare artefatto chiamato Oct-Genesis, un dispositivo dai poteri misteriosi legato alla figura di Claude Epstein, forse familiare a chi non è un novizio della saga. Questo pretesto porta in breve tempo al ritrovamento dell’artefatto, e come il nome suggerisce, all’urgenza di trovare i sette mancanti, prima che una non meglio precisata disgrazia si abbatta sulla terra.
Così inizia un lungo viaggio che porterà Van e una gang abbastanza variegata per diversi paesi e città, attraversando culture e climi politici molto diversi tra loro. La struttura di base non si discosta da quanto visto nelle ultime diverse iterazioni della saga, con un sistema a capitoli che prevedono delle quest principali, delle quest secondarie, e le tanto amate quanto irritanti quest segrete, con del tempo libero per stringere il rapporto tra personaggi, in maniera non molto dissimile a quanto ormai già visto nella blasonata serie Persona con i Social Link / Confidant. Potete leggere a tal proposito le nostre numerose recensioni di Persona 3 Reload, Persona 3 e Persona 4 o Persona 5 Royal.
La Repubblica di Calvard sta vivendo un momento di grande fioritura, grazie al boom economico causato dal nuovo governo e dai risarcimenti di guerra dovuti al conflitto visto in Trails of Cold Steel IV. Le città si fanno più ricche e prospere, nasce e cresce l’arte del cinema, oltre al teatro, nuove tecnologie, come le automobile, diventano di uso più comune. Una certa aria di freschezza denota l’ambientazione sicuramente più complessa e matura rispetto ai capitoli precedenti. Come non bastasse, la personalità del protagonista fa da cardine e catalizzatore di questa nuova aria. Van Arklide ha ventiquattro anni, e vive da solo aiutando chiunque chieda i suoi servizi, soprattutto persone che non possono andare dalle polizie locali, le gilde di Bracer (avventurieri parastatali al centro delle avventure di Trails in the Sky) o altre forme di autorità. In altre parole, la sua personalità è più disillusa, pragmatica, con un tono tagliente e sarcastico, segnando un distacco molto netto rispetto ai giovanotti pieni di buone intenzioni del passato.
Start your (new) engine!
Falcom non ha badato a spese e ha creato un suo motore di gioco proprietario per Trails Through Daybreak. Al di là del comparto grafico, visibilmente più ricco, dettagliato e degno di trovarsi su una console di ultima generazione, alcune migliorie come l’assenza di caricamenti tra interni ed esterni conferiscono all’esplorazione un ritmo più fluido e meno impacciato. Ma parliamo ora della piccola quanto significativa rivoluzione introdotta in questo capitolo: il sistema di combattimento.
Trails Through Daybreak è il primo titolo a implementare un sistema di combattimento ibrido, action e a turni, con la possibilità di passare da uno all’altro. I nemici sono, come sempre del resto, visibili su schermo, e incontrarli non avvia il combattimento a turni. Questa forse è la nota più dolente da notare, ma il sistema action è obiettivamente piuttosto rudimentale, con attacchi base, attacchi caricati, dodge e poco altro. Con la pressione di un tasto, si possono “attivare le Shard”, in altre parole, passare immediatamente al combattimento a turni, sul posto, senza caricamenti o modifiche di sorta.
Il combattimento in sé è un’evoluzione di quanto esplorato nei capitoli precedenti. I link ARCUS sono stati archiviati, in favore di un più semplice sistema di vicinanza, dove due personaggi possono supportarsi a vicenda e connettere i propri attacchi quando sufficientemente vicini l’uno all’altro. Tornando ovviamente Arts & Crafts, le magie e le abilità uniche dei personaggi, e le S-Craft, le “limit break” del caso. Novità assoluta è invece il sistema S-Boost, una barra a tacche inserita in basso, che si carica attaccando e subendo danni. Il gioco promuovo un uso piuttosto aggressivo dell’S-Boost, che permette a un personaggio di attivare dei buff legati agli Holo Core equipaggiati, la nuova versione dei Master Quartz. Cosa cruciale, però, è che le S-Craft richiedono due unità di S-Boost, ma una volta attivate, aumentano di un’unità il valore massimo, infondendo la turnazione di un nuovo elemento tattico.

Potrebbe venire da chiedersi allora, perché lottare a turni, se si può giocare action e vincere? E idem al contrario, per gli amanti del genere. La genialità del sistema si trova nel modo in cui le due opzioni si compenetrano. Ovviamente è possibile, almeno in parte, preferire il combattimento action, ma passare tatticamente tra i due è spesso la chiave per la vittoria. Mentre si resta in tempo reale, si possono attivare dei bonus, tramite alcune performance, come un perfect dodge ben assestato o uno STUN attivato tramite attacco caricato. Se in quel momento si attivano le Shard, i nemici subiscono un attacco di gruppo, un ritardo nella loro turnazione, e il party entra in battaglia con un chiaro vantaggio strategico. Al contrario, se si viene attaccati spesso, con un colpo critico, o mandati a terra da particolari abilità nemiche, si viene catapultati con forza nel sistema a turni, con un netto svantaggio e danni subiti extra.
A definire l’equipaggiamento stavolta è Xipha, che tramite Orbment compone il sistema delle magie. Ogni personaggio ha accesso a un Holo Core, che stabilisce alcune proprietà base del personaggio e i buff attivabili tramite S-Boost; le Shard, abilità passive di vario tipo da incastonare, ognuna con un dato valore elementare; e i Driver, che contengono set di Arts attivabili. Le due importanti novità di Trails Through Daybreak sono il sistema di abilità passive che si attivano tramite mix and match dei valori elementari delle Shard, e la separazione tra abilità passive e magie dei vecchi Master Quartz, risultando in una personalizzazione più sottile e al dettaglio.
Un’ultima aggiunta è il sistema di allineamento, che da un lato non definisce la trama in alcun modo significativo, ma determina alcune parti soprattutto nella seconda metà del gioco, arricchendo con un ulteriore elemento e ampliando la rigiocabilità. La cosa interessante è come questo rientri tematicamente nel gioco e non abbia quel retrogusto un po’ forzato che spesso ha in altri totpòo. Van è chiaramente qualcuno dalla moralità piuttosto grigia, e attuare delle scelte che lo spingono verso Law, Chaos o Grey, aiuta il giocatore a immergersi ulteriormente.
E qui, l’atavica questione: ha senso iniziare questa lunga saga proprio qui? La risposta secca è: perché no? La risposta lunga richiede molta più sfumatura e tempo, ma proviamo a stringere. Cronologicamente è ambientato a un punto già avanzato della trama del continente di Zemuria, ma gli eventi sono incastonati in un setting più stretto, nel quale la conoscenza pregressa degli eventi moltiplica la godibilità delle ambientazioni come e soprattutto dei personaggi, ma di fatto non è obbligatorio. Cosa significa? Significa che ci sono numerosi motivi per cui iniziare ad approcciare qui e non altrove. In base all’esperienza, si può andare a ritroso, con una sola postilla importante: la struttura di base non è mai radicalmente diversa, ma Trails Through Daybreak è forse il più ambizioso, godibile e divertente dell’intera saga finora.
A chi lo consigliamo?
The Legend of Heroes: Trails through Daybreak: Non ci perderemo in chiacchiere: escludiamo per un istante la questione di "da dove iniziare la saga Trails per chi non la conosce?", per cui potete leggere qualche riga sopra. Per rispondere alla domanda, diremmo un sonoro "a chiunque apprezzi i JRPG, gli action poco impegnativi, una trama interessante, un cast godibile e un mondo vivo e affascinante". In altre parole, a chiunque ami un buon videogioco. Sipario. – ilfalasca





