“Because if it’s not love
Then is the bomb, the bomb, the bomb, the bomb
The bomb, the bomb, the bomb that will bring us together”
Ora, non lo so perché ma a me questa canzone e in particolare questa strofa di questa canzone (Ask Me degli Smiths, 1986) ha sempre fatto pensare a Romeo e Giulietta. Perché parla di “cogliere l’attimo”, soprattutto in un contesto romantico e di quante cose ci ostacolino dal farlo. E allo stesso tempo però ci parla di un amore che forse non andrebbe perseguito con così tanta insistenza se l’alternativa è “la bomba” a unire i destini dei due innamorati. Amore e Morte diventa quindi “Amore O Morte” ed effettivamente l’opera di Shakespeare sembra sin dall’inizio giocare su questo dualismo. Si lancia una moneta e ciò che esce è diametralmente opposto al resto: Immensa felicità o baratro (letterale) dal quale non si torna.
E vedendo che il “fil rouge” che lega Juliet e Romeo nell’ultimo titolo di Grasshopper Manufacture è effettivamente una scia rosso sangue, i nomi dei due personaggi non sembrano poi così lanciati a caso nell’esperienza ludica. Peccato che sia una delle poche cose di cui sia possibile dire ciò. Questa è la recensione di Romeo is a Dead Man, disponibile da febbraio su PC tramite Steam, PlayStation 5 e Xbox Series.
Provato su PlayStation 5
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Romeo is a Fake Man
Vorrei chiarire subito una cosa. Ho sempre apprezzato Suda 51. Non mi definisco un fan perché non è un’accezione che mi piace ma sicuramente ritengo Killer 7 e, ancor di più, il primo No More Heroes non solo due titoli eccellenti ma anche che butterei in una lista tipo “I 50 giochi pazzerelli da giocare assolutamente” o “12 giochi per 12 apostoli” o “I 100 giochi che hanno fatto qualcosa per cui se li dovessi giocare ti direi sì dai ci sta teso” e tutte quelle liste che tanto vanno di moda adesso a causa del famelico mostro dell’indicizzazione.
Lo specifico perché ritengo che davvero Goichi Suda sia uno di quegli autori che merita questo titolo. Non è un mestierante ma uno che il medium lo ha capito e ha creato di conseguenza. Il problema è che di suo pugno ha fatto davvero molto poco, dando poi in a outsourcing il suo nome, assolutamente spendibile per una buona decade almeno, che è stato sempre legato a produzioni mediocri che cercavano di replicare l’istrionica visione di Goichi senza però possedere le qualità per “imbrigliare” quella follia e creare un’opera con lo stesso spirito.

Ed ecco che nascono una serie di titoli in cui Suda spesso figura pure come co-director ma all’atto pratico sembra sia più rimasto in panchina che altro, buttato qualche idea per il soggetto e i personaggi e il “sapore” generale dell’esperienza ma, probabilmente, non molto di più: Lollipop Chainsaw, Killer is Dead, No More Heroes 2 e Let it Die sono esempi abbastanza centrati per questo discorso. Giochi che hanno qualcosa da dire ma troppo poco per farlo in maniera efficace.
La sensazione che ho avuto io è che negli ultimi anni Suda si sia impigrito. Me lo immagino in un angolo del suo studio, mentre un team, non proprio coeso e non sempre competente, lavora forsennatamente dovendo seguire idee bislacche. Lui sonnecchia, scarabocchia e ogni tanto lancia un titolo molto accattivante ma senza poi agganciarci vere idee di game design: “Lily Bergamo!”
Ok boss, però adesso torna a dormire che qui stiamo cercando di lavorare. “Romeo is a Dead Man!”
Occristo, questo è buono davvero. Eddai facci vedere gli appunti, che ci serve un pitch.
Romeo is a Nerd Man
Non starò certo qui a menarvela con la storia del gioco, sappiate questo: Romeo Stargazer è un poliziotto (un vice-sceriffo) in fissa con l’occulto e attanagliato da incubi. Conosce Juliet in seguito a un evento traumatico e, nonostante sia ben conscio della tetra chimica che lega questi due nomi (o forse proprio per questo), si innamora perdutamente della fanciulla.

Avanti veloce e Romeo è mezzo morto a causa di un attacco zombi, il suo geniale nonno inventore però lo “salva” riuscendo a tenerlo in vita “a metà” grazie a un casco iper-tecnologico che, oltre a essere dannatamente fashion, gli regala una via extra, per così dire. Nel frattempo, Juliet scompare e si scopre che, beh sapete una cosa? Non è importante, sappiate però che incontrerete un sacco di Juliet in un sacco di tempolinee diverse e non sarà quasi mai piacevole come incontro.
Il gioco è sostanzialmente un action abbastanza caciarone ma dai controlli responsivi, un set di buone animazioni e design delle armi non super ispirato ma comunque funzionale. C’è un forte sapore di retro-futurismo che personalmente apprezzo sempre e un citazionismo forsennato che lega i due medium del cinema e del videogioco. Anche in questo caso, apprezzo e non mancano dei guizzi più che lodevoli, ma in generale, si parla di un’esperienza senza mordente.
Ed è un peccato davvero perché se osasse di più, secondo le stesse regole che si inventa, il gioco spiccherebbe il volo. Eppure rimane lì, stagnante. Prova a dire qualcosa ma quasi mai convince.
Mette i viaggi nel tempo, con un generale tono in stile Back to The Future tanto abusato quanto intramontabile ma lo fa sottovoce. Butta minigiochi e pixel art ma nei momenti sbagliati. O meglio, nei momenti in cui richiedono meno sforzo, per esempio girare per l’HUD di gioco ma senza agganciare delle meccaniche vere e proprie o, anche qui, troppo pallide. Cerca di cambiare stile visivo a seconda delle epoche in cui viaggiamo, eppure è molto difficile veder differenza tra gli anni ’60 e gli anni ’90.
Indovina la riproposizione di alcuni tagli registici, quando si cimenta per esempio in omaggio a Resident Evil, azzeccando anche palette cromatica, ma resta lì così, senza esprimere davvero il potenziale e sempre ancorato a meccaniche di gioco che funzionano a metà, forse.
E c’è un sacco di auto-citazionismo, proprio a No More Heroes ma il punto è che Romeo, purtroppo, non rinnega il suo nome e non si avvicina minimamente al fascino del neuro-divergente Travis Touchdown. Se la visione del mondo attraverso la lente videoludica ha un senso molto forte nella percezione del giovane otaku di Santa Destroy, lo stesso non si può dire per il vicesceriffo di Deadford. E dunque tutti i deliri visivi arcade che inquadrano il mondo di gioco hanno un senso estetico e nulla più. Gradevole certo, ma vuoto.
Romeo is a Lost Man
Tutto quello che fa da contorno al sistema di combattimento, che nella sua semplicità è abbastanza indovinato su certi fronti (come quello di farci equipaggiare e sfruttare diversi tipi di zombi nemici al nostro fianco) resta sempre un po’ a metà, in questo limbo sospeso fra vita e morte, proprio come il protagonista, senza però avere una direzione precisa. E se è vero che l’amore ci rende ciechi e spesso sciocchi e dispersi, questo non basta a giustificare la mancanza di carattere di un gioco che di spunti e cose da dire ne avrebbe tante ma a cui manca fondamentalmente il coraggio, e probabilmente l’expertise per portare a casa il risultato.

Le prime avvisaglie si notano proprio a inizio gioco, con un crescendo intrigante che sfocia in una boss fight anonima sotto ogni punto di vista, al quale si lega un filmato d’apertura con un pezzo musicale azzeccato a una visione “caleidoscopica” che resta impressa. Almeno fino a che sotto la voce “Director” non vediamo il nome di Suda 51 ma quello di Ren Yamazaki. Lì sorge il dubbio: non sarà un altro titolo in cui Suda ha agganciato solo il nome, una manciata di idee e il suo conto corrente?
E purtroppo è effettivamente così. Non c’è davvero molto altro da dire su questa esperienza che diventa più interessante nell’ottica di lettura della figura di Goichi Suda e del suo percorso travagliato nel medium dei giochi elettronici, più che nell’essenza dell’opera stessa. Funziona a sprazzi, ogni tanto sembra promettere qualcosa di interessante ma quasi mai riesce a mantenere la parola. E forse qui torniamo all’inizio di questo pezzo: se non sarà l’amore sarà un’esplosione a tenerci uniti.
A chi lo consigliamo?
Romeo is a Dead Man: Difficile dirlo. Se siete appassionati di action e di tutte quelle esperienze "matte in culo" che questo settore propone, dategli una chance ma non aspettatevi troppo. Se amate Suda 51, anche nelle opere in cui di lui si ha solo il nome, fatevi sotto. Se amate Suda 51 e basta invece giocatelo lo stesso, più per studio delle sue opere che per il resto. Per vedere qui quanto (poco) c'è di lui e quanto invece Killer 7 e No More Heroes siano due giochi che non sempre sono stati capiti ma che hanno tante cose da dire e che, soprattutto, funzionano davvero bene. Romeo is a Dead Man è un gioco mediocre, non da buttare ma che difficilmente ricorderete. Se non per qualche sprazzo di carattere che vi farà dire "Che peccato però" perché sarebbe stato davvero bello veder tornare Goichi a fare qualcosa di pienamente suo. – Igno




