Recensione di Sorry, we’re closed

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Sorry, We’re Closed è un originale survival horror che mescola elementi classici del genere con una narrativa contemporanea. Uscito su PC tramite Steam, PlayStation 5, Xbox e Nintendo Switch, il gioco ci porta in una Londra notturna e decadente, dove la realtà si sfalda sotto il peso di incubi e allucinazioni. Tuttavia, non si tratta solo di un semplice horror psicologico, ma anche di un’opera fortemente connotata da elementi queer e da una sensibilità moderna nel trattare tematiche di identità, appartenenza e trauma.

Provato su PlayStation 5

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La protagonista di questa storia è Michelle, una ragazza che lavora per il minimo salariale come commessa in un piccolo negozio di Londra. La sua vita quotidiana viene sconvolta quando una presenza oscura, La Duchessa, le infligge una maledizione che trasforma la città in un incubo distorto. Da quel momento, Michelle è costretta a esplorare un mondo che si sgretola sotto i suoi occhi, dove figure spettrali, creature inquietanti e misteriose entità sembrano osservarla da ogni angolo. La narrazione di Sorry, We’re Closed si sviluppa attraverso incontri e dialoghi con personaggi enigmatici, alcuni dei quali giocano un ruolo fondamentale nel percorso della protagonista. La trama è costruita su un intreccio di memorie spezzate, flashback dolorosi e simbolismi, con un forte focus sull’identità e sulla crescita personale. L’intera esperienza è un viaggio tra traumi passati e il desiderio di trovare un posto nel mondo.

A differenza di molti horror che si concentrano solo sulla paura, Sorry, We’re Closed pone grande attenzione alla psicologia della sua protagonista, rendendo il viaggio non solo un’esperienza da brividi, ma anche una riflessione sul dolore, sull’accettazione e sulla possibilità di guarire. Dal punto di vista del gameplay, il titolo offre una combinazione interessante di esplorazione, enigmi ambientali e combattimenti in prima persona.

L’esplorazione è una componente chiave: il mondo di gioco è ricco di piccoli dettagli, con ambientazioni che mescolano il degrado urbano a un’estetica surreale e onirica. Camminare per le strade di Londra in Sorry, We’re Closed non significa solo muoversi da un punto A a un punto B, ma piuttosto immergersi in un’atmosfera densa di tensione, dove ogni angolo nasconde qualcosa di sinistro. Gli enigmi sono integrati in modo fluido nel gameplay e, pur non essendo particolarmente complessi, arricchiscono l’esperienza senza risultare forzati. Si tratta spesso di interazioni ambientali, codici da decifrare o oggetti da trovare, che mantengono il ritmo della narrazione senza appesantirla, con uno stile chiaramente ispirato ai classici degli anni ’90.

I combattimenti, invece, rappresentano un punto di discussione più controverso, ma realizzato in un modo stranamente soddisfacente. A differenza di altri horror psicologici che evitano lo scontro diretto, Sorry, We’re Closed introduce un sistema di combattimento in prima persona. Michelle può utilizzare una pistola, un’ascia e un fucile, ma la gestione delle risorse rimane relativamente cruciale, con munizioni limitate ma sempre trovabili con un leggero senso di vantaggio da parte del giocatore e un livello di difficoltà che, in alcuni momenti diventa punitivo.

Ma apriamo ora una parentesi sull’elemento più brillante: il terzo occhio. All’inizio del gioco, Michelle viene ferita alla fronte, aprendole un terzo occhio. Questa meccanica, legata alla pressione di un tasto, le fa schioccare le dita (con un suono estremamente soddisfacente alle orecchie) e apre un cerchio attorno a sé, nel quale le cose appaiono realmente per ciò che sono. La genialità di questo elemento si trova nel modo in cui fonde trama e meccaniche di gioco.

Quando Michelle esplora aree grette e cupe ispirate visibilmente al primo Silent Hill, il terzo occhio le mostra che si tratta di una normale metropolitana, un’acquario, un ufficio, magari rilevando anche oggetti o passaggi segreti. Nel combattimento, invece, permette di vedere il cuore del nemico: si tratta sostanzialmente del punto vitale, nel quale riceve danni critici, aprendo anche la possibilità di combo che caricano la barra Heartbreaker, spezzacuore, che permette un singolo colpo di arma da fuoco che elimina anche i nemici normalmente solo stordibili, nonché la meccanica principale dei boss.

Detta chiaramente. il sistema di combattimento risulta un po’ grezzo e macchinoso, con hitbox imprecise e una sensazione di impatto che non sempre soddisfa. Fortunatamente, la varietà di nemici e situazioni aiuta a mantenere alta la tensione. Dal punto di vista visivo, Sorry, We’re Closed ha uno stile unico, che mescola l’estetica retrò dei survival horror classici con un tocco più moderno e underground. Le ambientazioni urbane sono dettagliate, con un uso sapiente di luci e ombre che amplificano il senso di inquietudine.

Il comparto sonoro è non solo efficace, ma assolutamente brillante: la colonna sonora alterna tracce elettroniche minimaliste a momenti di puro silenzio, spezzato solo da rumori ambientali e suoni sinistri. Questo contribuisce a creare un’atmosfera di costante tensione, con alcuni momenti che ricordano i migliori horror psicologici degli ultimi anni, con delle tracce hip hop e RnB che scandiscono il rimo degli scontro contro i boss.

Uno degli aspetti più interessanti del titolo è la sua forte identità queer. Sorry, We’re Closed non si limita a inserire personaggi LGBT+ per rappresentanza, ma li integra in modo organico nella narrazione, rendendoli parte essenziale dell’esperienza di gioco. Il fattore più catartico è che non sono “elementi” della trama né si tratta di accettare o riconoscere un’identità queer, è una sorta di tacito presupposto che fa da sfondo a tutto.

La sua relazione con altri personaggi non è mai superficiale, e il gioco evita stereotipi, offrendo un ritratto sincero e realistico della complessità di una persona. Il vero tema del gioco è, forse non sorprendentemente, l’amore. I diversi personaggi propongono a Michelle di collaborare in maniera interconnessa e spesso antitetica tra loro, creando un sistema a finali multipli, dove Michelle può scegliere cosa fare del suo amore perduto e come rapportarsi agli amori degli altri, tra continui rimandi di bene e male, sacro e profano.

Sorry, we're closed: Un titolo che merita grande attenzione, soprattutto per chi cerca un’esperienza horror con un taglio fresco e originale. Il suo mix di atmosfere decadenti, gameplay ibrido e narrativa introspettiva lo rende un’opera originale e coraggiosa, anche se con qualche carenza tecnica che, grazie al mood anni '90, sembra più feature che bug. Il sistema di combattimento avrebbe potuto essere più rifinito e alcune sezioni risultano leggermente sbilanciate, ma l’estetica, il sound design e la qualità della scrittura compensano ampiamente. È il figlio illegittimo di Silent Hill, Killer 7 ma esplicitamente e magicamente queer. ilfalasca

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2025-03-24T16:02:57+01:00

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