Bleach: Rebirth of Souls è il nuovo arena fighter dedicato a uno degli anime più popolari di sempre. Il picchiaduro di Tamsoft Corporation, pubblicato da Bandai Namco, è disponibile su PC tramite Steam e console PlayStation 5 e Xbox Series dal 20 marzo 2025. Diamo dunque il via alla recensione di Bleach Rebirth of Souls e scopriamo subito se vale l’acquisto.
Provato su PlayStation 5
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Il momento giusto
Prima di iniziare è importante che indichi quanto io personalmente sia legato a Bleach, soprattutto per quanto riguarda l’anime originale, trasmesso dal 2004 al 2012 e rivelandosi subito una colonna portante del genere shonen. Non a caso si tratta di uno dei cosiddetti “Big Three”, insieme a Naruto e One Piece, non esattamente una robetta da nulla, insomma. Bleach ha ricevuto molti adattamenti videoludici, soprattutto nel massimo periodo della sua popolarità, ma naturalmente con la fine dell’anime e del manga, questa popolarità è andata man man scemando e, di fatto, non si vedevano giochi dedicati da più di 10 anni (se escludiamo qualche piccola produzione per smartphone e naturalmente il mash-up che fu Jump Force).
Cercando di capitalizzare sulla rinnovata popolarità della serie grazie all’adattamento anime dell’ultimo arco narrativo del manga, Sennen Kessen-hen, Bleach Rebirth of Souls arriva in un momento topico, cercando di inserirsi in maniera differente sul mercato: l’anima da arena fighter è presente, ma ci sono anche delle novità interessanti.
Qualità e drip
Se c’è una cosa di cui Bleach non ha mai mancato è lo stile. La caratterizzazione dei personaggi è sempre stata di alto livello e l’anime ha trasposto in maniera eccellente la forte impronta di Tite Kubo. L’impatto visivo quindi non poteva assolutamente mancare in questa produzione e ci troviamo di fronte, fin dal primo avvio, a menu ricchi di colore, con transizioni tra gli stessi molto fluide e piacevoli a vedersi. Scontato? Proprio per nulla, vi basterà ricordare la nostra recensione di Jujutsu Kaisen: Cursed Clash per scoprire che una cosa del genere non è assolutamente la norma nelle produzioni di giochi provenienti da anime e manga.

L’attenzione meticolosa all’aspetto visivo trasuda da ogni elemento di Bleach Rebirth of Souls e naturalmente questo non vale solo per i menu, ma anche per le battaglie vere e proprie, che catturano l’essenza delle battaglie frenetiche del materiale originale. Tutto è ricreato alla perfezione, dai movimenti agli stili di combattimento, passando naturalmente per le abilità, i power-up dei personaggi e i loro rispettivi bankai. Insomma, il fattore wow per i fan è garantito.
Non rompermi i konpaku
Come se la cava, però, in quanto a meccaniche da picchiaduro? Eh sì, perché se da un lato sono fan di Bleach, dall’altro sono anche un vero e proprio fanatico di picchiaduro (sul nostro portale potete leggere la recensione di Street Fighter 6, Guilty Gear Strive, Mortal Kombat 1, Granblue Fantasy Rising, Capcom Fighting Collection, Breakers Collection e, insomma, avete capito). L’aspettativa non è mai stata molto alta, perché trattandosi di anime arena fighter, questi sono generalmente più accessibili e semplificati, in modo che il grande pubblico possa avvicinarsi senza troppi mal di testa o input da ricordare.
Chiaramente, anche Bleach Rebirth of Souls si comporta in questo modo, ma inserisce timidamente qualche elemento che potremmo considerare come prestito culturale da altri grandi del settore. Una vera e propria sorpresa che aumenta, seppur leggermente, la profondità di un gioco che altrimenti non ne avrebbe avuta alcuna. La tipologia di picchiaduro è 1v1 e ci si muove in arene tridimensionali di grande impatto emotivo per i fan, con luoghi iconici come il Seireitei, Karakura e chiaramente Hueco Mundo.
La prima differenza rispetto ad altri arena fighter è nella progressione della battaglia. Entrambi i duellanti iniziano con un set di “vite” chiamato Konpaku. Ridurre la barra vitale degli avversari distrugge una quantità variabile di Konpaku e, quando si riduce il valore avversario a 0, allora si vince la battaglia.

Il sistema di combo è invece molto stringato, con poche varianti. Tuttavia, qui si inserisce l’uso di una meccanica chiamata Reverse, ispirata alla Roman Cancel di Guilty Gear. L’attivazione della Reverse ha due applicazioni: se attivata mentre si subiscono i danni, interrompe il flow dell’avversario e lo scaglia lontano, se attivata invece durante la propria combo, permette di estenderla. Un sistema che non mi aspettavo facesse capolino in una produzione di questo tipo!
Al netto della sua inclusione, però, c’è anche da dire che non tutti i personaggi del roster possono sfruttare al meglio questa meccanica e, pur facendolo, è comunque presente uno scaler dei danni. CIò significa che più colpi si danno all’avversario in una combo e più i danni diminuiscono, quindi una combo da 50 hit come quelle di Hollow Ichigo non avranno un impatto poi molto differente da una combo da 15 hit di un personaggio come Gin Ichimaru.
Un plauso al team di sviluppo
Per quanto riguarda invece i contenuti, troviamo quelli dedicati al giocatore singolo, come per esempio la modalità Storia, che copre i tre archi narrativi iniziali fino alla fine di Hueco Mundo. La storia dell’ultimo arco narrativo può potenzialmente arrivare tramite DLC, d’altronde sono stati già confermati quattro personaggi aggiuntivi per la prima season. La narrazione degli eventi principali del manga è condensata, limitandosi a presentare gli avvenimenti principali senza troppi orpelli narrativi, un buon recap per chi conosce già la storia e un buon modo anche per chi non la conosce di approcciarsi alla serie, salvo poi recuperarla in formato anime o manga per avere una comprensione più chiara. Apprezzo sicuramente la decisione di Tamsoft di proporre la storia, nella maggior parte dei casi, con animazione in-engine. Anche in questo caso, sappiamo infatti che la maggior parte di queste produzioni tende a rigurgitare gli eventi con delle noiosissime slideshow. Kudos al team di sviluppo.

La modalità versus è presente chiaramente sia offline, per scontri dal vivo con i propri amici, sia online, tuttavia in quest’ultimo caso sono presenti solo modalità libere o stanze dedicate, nessun tipo di match ranked. Non sappiamo se si tratti di una decisione specifica per questo titolo o se potrebbe arrivare in un secondo momento.
Avendo testato il gioco su PlayStation 5 non abbiamo riscontrato grossi problemi nel trovare dei match, sebbene i tempi di attesa siano sicuramente più lunghi rispetto a quelli di altri picchiaduro perché non è presente il cross-play. Per fortuna, mentre aspettate un match potete allenarvi liberamente con il vostro personaggio nella modalità specifica, una funzione ormai consolidata per la maggior parte dei picchiaduro moderni. Bisogna però sottolineare che l’assenza di una modalità ranked potrebbe inoltre far scendere molto rapidamente la user base del gioco che, dopo il periodo iniziale, potrebbe spostarsi su altri prodotti.
A chi lo consigliamo?
Bleach Rebirth of Souls: Un gioco quasi perfetto per tutti gli amanti dell'anime/manga, che non mancherà di divertire sia in solitaria sia con amici. Peccato per l'impianto online non particolarmente diversificato per il livello di abilità dei giocatori e per un matchmaking abbastanza fumoso. Qualche altra modalità in single player avrebbe sicuramente giovato alla longevità complessiva del gioco, ma con un roster di oltre 30 personaggi, c'è senz'altro da divertirsi. Occhio che, se giocate solo ed esclusivamente online e non avete alcun interesse nella storia, probabilmente Rebirth of Souls non include abbastanza per giustificare la spesa. – 7gatsu







