Guilty Gear Strive, ultimo picchiaduro di casa Arc System Works pubblicato da Bandai Namco, è ormai sul mercato dall’11 giugno, sia per Playstation 4/5 sia per PC tramite la piattaforma Steam. Abbiamo deciso di analizzarlo in dettaglio appositamente per voi, senza ulteriore indugio quindi lanciamoci nella nostra recensione.

Provato su PC

PS4

Guilty Gear -STRIVE-

Settimo episodio principale del franchise iniziato con il timido Guilty Gear del 1998, Strive si inserisce in una congiunzione storica che vede nuovamente sulla cresta dell’onda il genere picchiaduro. Certo, non sarà il più popolare del momento ma proprio come gli shoot ‘em up si è evoluto, proponendosi in forme nuove e abbordabili anche da chi non ha passato l’intera esistenza in una sala giochi con un arcade stick tra le mani. Gli ultimi picchiaduro analizzati sulle nostre pagine sono stati Granblue Fantasy Versus di CyGames e Street Fighter V Champion Edition di Capcom, due stili e approcci diversi, dove si inserisce invece Strive? Se proprio dovessimo catalogare il prodotto ASW, potremmo incasellarlo tra gli “anime fighting games“, molto più veloci e ricchi di opzioni rispetto a uno Street Fighter, tuttavia questa semplice definizione non gli renderebbe giustizia, facendo pensare troppo facilmente a un prodotto impossibile da avvicinare.

Fin dall’annuncio Arc System Works ha voluto puntare tutto sull’accessibilità, una discreta semplificazione della serie che è sempre stata ritenuta una delle più difficili sul mercato. Vendere alla nicchia di giocatori affezionata a Guilty Gear è facile, attrarre giocatori dall’esterno non lo è per niente, soprattutto se il gioco non è un reboot della storia ma un vero e proprio prosieguo di una timeline iniziata più di 20 anni fa.

Quando si parla di accessibilità nel mondo dei picchiaduro si deve necessariamente pensare a una resa più immediata delle combo, un po’ come hanno fatto Granblue Fantasy Versus e Dragon Ball Fighter Z, con il sistema di auto-combo o addirittura input diretti per le tecniche speciali, scordatevi però tali mezzucci in Strive, che resta comunque un gioco con le sue regole. In questo nuovo Guilty Gear ciò che colpisce è l’immediatezza delle informazioni che il giocatore riceve a schermo, se un tempo era difficile capire quando si effettuava un counter, per esempio, ora una scritta gigante appare sul display, con un cambio di inquadratura e una voce fuori campo che ve lo ricorderà in ogni istante, rendendo i match sicuramente più esaltanti.

In un picchiaduro restare chiusi nell’angolo può portare alla sconfitta in pochi secondi, per questo ASW ha deciso di introdurre il wall break: dopo aver ricevuto una quantità di danno nell’angolo, si assiste a un cambio di scenario con i personaggi che vengono riportati in neutral, ovvero al centro dello schermo, pronti a continuare il match. Se tale meccanica ha fatto alzare qualche sopracciglio qui e lì nella FGC (la fighting game community per i non appassionati), si è rivelata in realtà la scelta migliore per fornire accessibilità, poiché a nessuno piace subire nell’angolo per 10 secondi fino a quando non si resta schiacciati dalla superiorità dell’avversario.

Avere una chance di rispondere e combattere ancora un po’, prima di soccombere contro un giocatore tecnicamente più bravo, non toglie nulla al divertimento del secondo ma ha tutto un altro sapore per i primi, che potrebbero decidere di continuare a giocare fino a migliorare invece di disinstallare tutto bollando il gioco come “troppo tecnico” o “ingiocabile”.

That damage is INSANE!

Altro punto che ci interessa toccare in questa sede è il danno che i personaggi ricevono dagli attacchi, che è stato alzato all’inverosimile per rendere i match più veloci e con un maggior rapporto risk-reward. Riuscire a concatenare una combo adesso è vitale poiché con una semplice stringa si può portare via il 50% dell’energia dell’avversario, rendendo superflui gli eccessivi tecnicismi che caratterizzano i vecchi capitoli. Indubbiamente gli appassionati potranno continuare a cercare combo raffinate, mescolate magari al nuovo sistema di Roman Cancel per lasciare di sasso il povero malcapitato, ma avere diversi livelli di giocabilità in base alle proprie capacità non è un male e non possiamo fare altro che lodare le scelte di Arc System Works in questo frangente.

Vediamo dunque le Roman Cancel, considerate spesso la bestia nera del franchise, le tecniche impossibili da apprendere per un neofita. Hanno visto la loro comparsa in Guilty Gear X e si tratta nient’altro che di un reset allo stato neutral del personaggio durante una combo, al fine di estendere la stringa. In Strive le Roman Cancel sono diventate quattro, ognuna con colori a schermo diversi: blu, giallo, rosso e viola. Attivando la RC (acronimo di Roman Cancel), appare un timer a schermo che rallenta il personaggio avversario colpito. La RC rossa appare quando si premono i quattro tasti frontali durante un attacco, quella gialla mentre si blocca, quella viola durante i recovery frame di un input mentre quella blu quando non si sta attaccando.

Apprendere le meccaniche non è mai stato più facile grazie a un estensivo sistema di “Missioni” selezionabili nella modalità Single Player del gioco, dove al giocatore verrà spiegato, quasi fosse un infante, ogni singolo aspetto di un picchiaduro, partendo dal semplice movimento fino ad arrivare alle tecniche più avanzate. Non c’è davvero nessun motivo di temere Guilty Gear Strive poiché vi terrà per mano per tutto il tempo, spingendovi a migliorare come giocatori.

Una soundtrack bestiale

Il comparto audio del franchise, spingendosi sempre verso il rock/metal, ha avuto nella maggior parte delle iterazioni un certo appeal che la concorrenza non è mai riuscita a replicare e Guilty Gear Strive ne è l’esempio migliore. Le tracce hanno un feel unico grazie anche all’introduzione di vocals, parti cantate che esaltano l’esperienza, queste vi entreranno in testa e non ne usciranno letteralmente mai più!

Dalla nostra recensione potrebbe sembrare che Guilty Gear Strive non abbia il benché minimo difetto, tuttavia va detto che per quanto riguarda le modalità Single Player il gioco non offre una gran scelta oltre la modalità Arcade e l’immancabile Survival, se non amante i combattimenti in multiplayer potreste ritrovarvi ben presto con poco materiale tra le mani. A questi giocatori consigliamo di non aver paura della modalità multi, dal momento che ASW ha lavorato duramente per offrire un gioco con rollback netcode pienamente funzionante, rendendo possibili match intercontinentali senza lag o disconnessioni.

Si pensa erroneamente che lo scopo principale in un picchiaduro sia quello di vincere ma nessuno sulla faccia della terra può sempre battere il proprio avversario. Nonostante la scritta “WIN” a caratteri cubitali restituisca una bella botta d’adrenalina, anche le sconfitte possono insegnare molto e intrattenere, non cadete dunque nella trappola del “compro il gioco solo se posso diventare il migliore” poiché Guilty Gear Strive merita la vostra completa attenzione.

A chi consigliamo Guilty Gear Strive?

Forse nella prima volta della storia dei picchiaduro possiamo davvero consigliare un Guilty Gear praticamente a TUTTI. Che strana linea temporale quella in cui viviamo, da gioco di nicchia per i puristi del genere, GG è divenuto fenomeno mondiale, in grado di intrattenere virtualmente chiunque prenda un pad in mano e provi a giocarci. Il roster è variegato e molti altri personaggi sono in arrivo tramite DLC e season pass, non lasciatevi sfuggire questo treno poiché non saltare a bordo oggi significa perdersi uno dei migliori picchiaduro degli ultimi 10 anni.

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