Shiren the Wanderer, serie conosciuta in occidente anche come Mystery Dungeon, torna con il quinto capitolo The Tower of Fortune and the Dice of Fate, scioglilingua d’altri tempi, in una versione rimasterizzata per PC/Steam e Nintendo Switch. Senza indugiare oltre lanciamoci nella recensione di questo cattivissimo roguelike riportato a nuova vita da Spike Chunsoft.

Provato su PC

Sotterranei misteriosi

La serie Mystery Dungeon non è probabilmente la più nota in terra nostrana, o meglio, non tutti i capitoli lo sono in egual misura. Il primo risale al 1993, uscito esclusivamente in Giappone per Super Famicom, e vedeva come protagonista il simpatico mercante apparso in Dragon Quest IV, Torneko/Taloon, impegnato a lanciarsi in dungeon alla ricerca di oggetti da rivendere.

Il secondo episodio vide invece la luce nel 1995 con il nome Mystery Dungeon 2: Shiren the Wanderer, sempre per Super Famicom ma con un port all’attivo per Nintendo DS nel 2008 e versioni mobile del 2019. Ad arrivare al quinto, ovvero il capitolo che prendiamo qui in esame, la strada è decisamente lunga quindi salteremo un po’ di palo in frasca citando invece altri titoli della serie, come per esempio quelli ben più conosciuti con protagonisti i Pokémon, usciti sia su Nintendo DS sia su Nintendo 3DS.

La serie dunque è sì ben nota in Giappone ma è apparsa qui da noi con dei singhiozzi, poco male però dal momento che parliamo di prodotti dalle trame molto basilari e quasi irrilevanti, che fanno del gameplay studiato uno dei punti focali dell’intera esperienza. In Shiren the Wanderer: The Tower of Fortune and the Dice of Fate che, per comodità delle mie mani chiameremo d’ora in poi semplicemente Shiren 5, sarete al comando del silenzioso protagonista, seguito dall’invece fin troppo chiacchierone Koppa, un simpatico furetto bianco. Lo scopo è quello di salire sulle Tower of Fortune per salvare una fanciulla dal destino segnato, Oyu, incontrata nel villaggio in cui i due vagabondi si ritrovano all’inizio del gioco.

Prima di potersi avventurere nei “dungeon misteriosi” del gioco, però, e rischiare di lasciarci le penne per manifesta incapacità (soprattutto se non avete giocato nemmeno un solo titolo della serie) conviene dare più di un’occhiata al tutorial, che vi spiegherà lezione dopo lezione tutto ciò che c’è da sapere su Shiren the Wanderer, un’introduzione che potrebbe però allontanare anche i più determinati dal momento che per completare ogni singolo tutorial potreste impiegare circa tre ore. Ma niente paura, ci siamo qui noi apposta per spiegarvi un po’ di cosa si tratta.

Roguelike vecchia maniera

Uno degli elementi dei roguelike/-lite che si vedono oggigiorno in commercio è l’assenza di alcune caratteristiche chiave provenienti da giochi come Rogue stesso, da cui questi prendono il nome. Una di esse è lo svolgersi dell’azione secondo turni: se è vero che nel dungeon vi muoverete in tempo reale, a ogni vostro passo sulla mappa corrisponderà un movimento/azione di ogni mostro presente nel sotterraneo, mettendo dunque in moto un sistema che costringe a calcolare ogni mossa. In Shiren 5, d’altronde, non saranno tanto i muscoli a portarvi lontano (credetemi, ci ho provato) quanto l’ingegno e l’abilità nell’utilizzo degli strumenti che troverete lungo la strada.
A tal proposito è importante sottolineare che avrete anche un inventario limitato, non potrete quindi raccogliere tutti gli oggetti che vi capitano sotto tiro ed è dunque consigliato utilizzare tutto ciò che trovate non appena se ne presenta l’opportunità: il sistema di loot non è infatti avaro ma avrete sempre strumenti interessanti che daranno freschezza e differenza alle vostre run. In alcuni casi cavarsi d’impaccio risulta davvero impossibile, tuttavia con un po’ di fortuna e arguzia è possibile sfuggire da una stanza piena di mostri usando un’erba per il teletrasporto, che vi porterà in una zona diversa (e casuale) del dungeon o magari lanciando un incantesimo in grado di annientare tutti i nemici visibili.

Ogni oggetto può essere sfruttato in modi diversi, abbiamo per esempio le erbe curative che potrete sia mangiare sia lanciare a eventuali alleati, stesso dicasi per le bacchette magiche con utilizzi limitati o le armi che trovate nel dungeon. Una meccanica però che vale sicuramente la pena nominare è quella che garantisce l’ampliamento dell’inventario. Di tanto in tanto troverete infatti dei misteriosi contenitori, che occupano un solo spazio nel “backpack” di Shiren ma che possono essere riempiti con un numero variabile di oggetti. Fate molta attenzione a questi “pot” dal momento che alcuni possono trasformare ciò che viene inserito in altri strumenti, utile qualora abbiate troppe armi e siate a corto di erbe curative, oppure i fantastici “Preservation Pot”, che evitano alle vostre scorte di cibo come onigiri e pesche di andare a male col tempo.

Game over, start over

Se doveste comunque essere sconfitti in uno dei dungeon, avrete a disposizione alcune opzioni. La prima è quella di attendere che un altro avventuriero online decida di venire a darvi una mano resuscitandovi (opzione selezionabile fino a 3 volte). Il problema di scegliere questa strada è che non potrete continuare a giocare ma dovrete attendere che qualcuno si colleghi alla vostra partita, in modo casuale o fornendo a un amico un codice personale che verrà visualizzato a schermo. La seconda scelta è la più brutale: decidere di perdere i propri progressi. In questo modo verrete rispediti al villaggio, il vostro livello sarà resettato e perderete tutti gli oggetti e i soldi (qui chiamati Gitan) acquisiti. Una vera e propria barbarie che vi demoralizzerà oltremodo, in Shiren potreste anche giocare per ore e scoprire di non aver fatto alcun tipo di progresso, per questo motivo non è un titolo che potrebbe rivelarsi appagante per i giocatori moderni o poco abituati alla formula.

I roguelite talvolta lasciano qualcosa al giocatore, per permettergli di ritornare più forte man mano che affronta il gioco, non è questo il caso e Shiren si configura più come un roguelike classico, sebbene vi siano alcuni escamotage non immediatamente comprensibili per sfuggire alla morsa malefica del titolo e conservare oggetti e soldi acquisiti di volta in volta.

Cos’è un remaster senza qualche aggiunta che permetta di stuzzicare anche i fan di vecchia data? Ebbene, anche in Shiren 5 abbiamo qualche contenuto in più, a partire da tre bonus dungeon aggiuntivi: Bladeless Wasteland, dove non troverete alcuna arma e dovrete sfruttare quindi oggetti da lancio; Cloister of Certain Doom con un numero di turni limitati per essere portato a termine e Garden of Destiny dove si otterrà più esperienza quando si sconfiggono nemici in pochi turni.

A chi consigliamo Shiren the Wanderer: The Tower of Fortune and the Dice of Fate?

Se non avete mai affrontato un roguelike o un gioco del franchise, potreste davvero bestemmiare in tutte le lingue conosciute data l’elevata difficoltà del titolo. Non è assolutamente adatto a chi non vuole impiegare decine di ore nell’affinare le proprie abilità e comprendere tutte le meccaniche di gioco. Tuttavia, superato questo scoglio e dando una chance al titolo, scoprirete che Shiren 5 può essere molto appagante e divertente, bisogna solo farci la mano e abbandonare il concetto che permea l’industria oggigiorno dove il tempo speso in un videogame debba necessariamente equivalere a progressi immediatamente percepibili. I fan della serie, invece, avranno più di un motivo per ritornare sul capitolo, come il sistema di Ranking globale.

Roguelike vecchia scuola e ragionatoMolto, molto difficile
Tutorial esplicativi presenti ma……in quantità intimidatorie
Sistema di ranking globale
Dungeon aggiuntivi

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