The Arrest of a Stone Buddha è l’ultimo gioco indie dello sviluppatore Yeo, già autore dell’ottimo The Friends of Ringo Ishikawa. Il titolo è disponibile attualmente per PC/Steam mentre una versione per Nintendo Switch è in arrivo durante il 2020.

ProContro
+ Atmosferico– Fasi action con qualche problema
+ Sprite ottimi e dettagliati– Poche armi
+ Soundtrack pregevole

“Vive la France”

L’anno è il 1976, durante il freddo autunno un sicario senza nome si aggira per le strade di una cittadina francese alternando momenti di mondana tranquillità agli aspetti più cruenti della sua professione, alla ricerca di uno scopo come tutti gli altri esseri umani. Questo è il minimalistico incipit dell’avventura che si presenta simile a quanto abbiamo potuto esperire con The Friends of Ringo Ishikawa, ma allo stesso tempo rivelandosi profondamente differente.

Il titolo non è esente da difetti ma prima di immergerci nell’analisi del gameplay è d’uopo spendere qualche parola sull’ambientazione, particolarmente riuscita e che riesce a conferire un profondo senso di malinconia.

La pixel art di Yeo ha un che di poetico e se da un lato può risultare simile a quanto già visto nella prima opera dello sviluppatore, in realtà rispetto a The Friends of Ringo Ishikawa è possibile notare una maggiore cura nella ricostruzione di edifici, salotti, bar e strade, complice anche la minore “esplorabilità” della location. Di pregio anche le musiche che sono sempre azzeccate, pur se talvolta un po’ ripetitive, ma senza sfociare mai nel fastidioso accompagnando quindi degnamente tutta l’avventura.

Il processo al Buddha di pietra

Durante le fasi più riflessive del gioco, potrete girare per le strade della cittadina, entrando magari in un café per un drink, fumare una sigaretta su una panchina o salire in cima a una torre panoramica per godervi il paesaggio.

Tutte attività che non hanno nessun tipo di effetto sul gameplay, si tratta di sessioni che potrete saltare a pié pari senza perdervi granché della storia ma che aiutano a restituire la sensazione di essere in una città viva. Le interazioni umane che vi ritroverete a vivere sono ben poche, il barista sotto casa potrà versarvi un po’ di whisky o vendervi un pacchetto di sigarette mentre la signorina del negozio di soprabiti vi dirà che un particolare trench vi sta bene, anche se in fondo lo sa, che ha un colore orripilante.

L’unico individuo con cui avrete uno scambio di battute più o meno sincero, al termine delle vostre missioni, è un presunto amico del sicario, una figura costante con cui condividere -senza esagerare, però- esperienze e aneddoti.

La scelta del titolo del gioco è forse uno dei dettagli più affascinanti e che dimostra una cocente passione dello sviluppatore per la filosofia, in questo caso dei koan zen: parole, frasi o racconti volte a stimolare la realizzazione istantanea di verità ineluttabili.
Il koan in questione è “arresting the stone Buddha“, una storia che vede come protagonista un venditore di tessuti privato della sua mercanzia mentre schiacciava un pisolino. Il vicino Buddha di pietra viene accusato del crimine tra l’ilarità generale, finché il giudice non ordina a tutti gli astanti, per oltraggio alla corte, di consegnare un pezzo di tessuto proveniente dalla propria mercanzia. Così viene rapidamente identificato il misterioso ladro, che paga pegno per aver seguito la massa. Come la storia si colleghi al gioco, però, è qualcosa che dovrete scoprire da soli.

Hong Kong style

L’assassino che interpreterete è una vera e propria macchina da guerra, un misto tra il Léon di Luc Besson e l’inarrestabile John Wick, con spruzzate di regia dell’intramontabile John Woo -tra l’altro presente nei credits e quindi vera e propria fonte di ispirazione per yeo-. Non aspettatevi però sessioni acrobatiche o azioni al cardiopalma poiché il ritmo di gioco è sì serrato ma scandito dalla lenta e compassata camminata del protagonista, a tratti oserei dire anche un po’ troppo lenta.

Il movimento durante le sparatorie, che rappresentano una buona parte del gioco, è bidirezionale, potrete quindi spostarvi semplicemente a destra e sinistra, reagendo alle orde di nemici che vi si riverseranno contro dopo che avrete assassinato il vostro bersaglio del giorno. Le armi non sono un problema, il nostro assassino potrà infatti rubarle ai nemici tramite la semplice pressione di un tasto quando questi si avvicinano eccessivamente, permettendovi di scaricare immediatamente il caricatore in faccia ai suoi compari.

A tal proposito c’è da far notare che si poteva fare di più, la quantità di armi è fin troppo ridotta, parliamo infatti di una pistola -o due contemporaneamente- e uno shotgun, ottenibili da nemici differenti e riconoscibili dal colore dei loro abiti. Non avrebbe guastato un po’ di varietà per far scorrere in modo più divertente le sparatorie, non c’era bisogno di scomodare lanciarazzi o granate ma un bel mitra avrebbe sicuramente fatto la differenza.

Per quanto preciso come Vasilij Zajcev, il protagonista non è immortale e uno degli elementi più frustranti delle fasi action è proprio in relazione alla sua barra della vita invisibile. Non c’è un chiaro indicatore della tolleranza ai colpi e spesso morirete senza che possiate far nulla per evitarlo. Sicuramente una scelta volontaria quella di non avere alcun HUD a schermo che distragga dall’esperienza, ma in questo modo diventa davvero molto difficile capire cosa, come, quando e perché vi ritroverete a baciare il pavimento con il cranio spappolato.

I checkpoint sono opportunamente distanziati ma nei primi scontri a fuoco morirete spesso, almeno finché non vi sarà chiara la meccanica di azione dei nemici. In parole povere, a schermo avrete sempre una gran quantità di gente malintenzionata che vi correrà incontro. Alcuni si fermeranno lontano da voi, estraendo la pistola, mentre altri cercheranno di attaccarvi corpo a corpo.
Il segreto è riuscire a capire il flusso generico dei nemici per capire a quali spezzare un braccio per rubargli l’arma e quali invece sparare preventivamente. Tutto molto interessante a prima vista, se non fosse che anche i nemici fuori dal campo di visione, quindi al di fuori della schermata, potranno spararvi e potenzialmente uccidervi, ancora una volta, senza che voi possiate fare nulla per evitarlo.

Questo elemento non convince e rende il raggiungimento del prossimo checkpoint spesso una mera questione di fortuna. Si spera in un bilanciamento futuro che possa arginare il fenomeno, magari facendo scomparire i nemici troppo lontani o quantomeno impedendo loro di sparare se non chiaramente nella visuale del giocatore. Con alcune piccole migliorie di gameplay l’esperienza potrebbe guadagnarne notevolmente, soprattutto perché una volta completato il gioco potrete selezionare una voce dal menù principale chiamata “Work“, dove chi preferisce le fasi action potrà rigiocarle più e più volte senza dover necessariamente affrontare l’avventura da capo.

A chi consigliamo Arrest of a Stone Buddha?

L’autore non nasconde che si tratta in realtà di un’opera dalle profonde tinte filosofiche -in alcuni casi viene anche da pensare autobiografica- e non adatta dunque a tutti i giocatori. Affermazione che condividiamo pienamente dopo aver sviscerato ciò che il prodotto ha da offrire.

Se dal punto di vista narrativo e puramente visivo Arrest of a Stone Buddha si mantiene su livelli elevati, lo stesso non si può dire del gameplay che alterna momenti interessanti ad altri esasperanti e frustranti. Viene in aiuto in questo caso, per fortuna, la selezione della difficoltà che può essere mitigata scegliendo il grado di sfida più basso, Easy, per godersi lo svolgersi degli eventi.

Per dovere di cronaca è bene sottolineare che non siamo di fronte al nuovo The Friends of Ringo Ishikawa, come d’altronde ha spesso sostenuto lo stesso yeo, anche in fase di sviluppo.
Gli appassionati della pixel art e dello stile minimal di yeo riusciranno ad apprezzare il gioco, tuttavia, alla luce dei problemi riscontrati, sottolineiamo che potrebbe non essere un’esperienza per tutti.

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