I nuovi arrivati Team WIBY, pubblicati dalla sempre phantastica Devolver Digital, propongono un particolare connubio tra lo stramaledetto roguelike Spelunky e il platforming in prima persona di Mirror’s Edge, senza però tutte le varie supermosse da ventenne pazzoide amante del parkour.
Cos’ha Phantom Abyss per potersi distinguere dalla massa di colleghi che sgomitano, urlano e sventolano parole come permadeath e challenging all’aria manco fossero al mercato del pesce di Taranto? Cerchiamo di scoprirlo nella nostra preview.


Phantasmi e divinità

Il titolo si presenta come un platform in prima persona, nel quale dovremo attraversare templi generati proceduralmente pieni di trappole e precipizi. Fin qui tutto in regola: la grafica è abbastanza minimale, con un uso della luce e dei colori ben studiato che rende tutto molto fluido. Il gameplay elementare consiste semplicemente nel correre, saltare, arrampicarsi e scivolare cercando di arrivare vivi alla fine del templio di turno.

La composizione dei templi presenta una buona verticalità, infatti per poterci spostare con più facilità avremo a disposizione una frusta, da usare come se fosse un rampino per poter raggiungere le piattaforme più alte e navigare il tempio. Ma perché arrivare alla fine di queste antiche tombe? Cosa ci aspetta come ricompensa? Semplice, una bellissima reliquia! Per arrivare a mettere le vostre tenere (nel mio caso rugose) manine sull’agognato idolo dovremo sudare parecchio, in quanto troveremo tutte le trappole più famose del mondo, come gli onnipresenti spunzoni, lame rotanti e tutto il cucuzzaro. Al momento non ho ancora visto i macigni rotolanti, forse non sono stati invitati alla festa e questo sarebbe un gran peccato.


Ad aggiungere pepe alla questione ci pensano delle incacchiatissime divinità protettrici dei templi che vi perseguiteranno rendendovi la vita decisamente più ardua. Si passa da gigantesche teste capaci di sparare fiammate dagli occhi a quelle capaci di rigozzare bolle piene di gas velenoso. Ogni volta che supereremo una parte del tempio, queste divinità diventeranno ancora più incavolate e potenti, scalando ulteriormente la difficoltà del gioco.

Il fiore all’occhiello e caratteristica distintiva del titolo però sta nel multiplayer asincrono, infatti nel tempio ci faranno compagnia i phantasmi degli altri giocatori deceduti a causa di qualche trappola finitagli in mezzo alle chiappe. Questi phantasmi possono trasformarsi in ottime guide per attraversare il dungeon, o magari condurvi in dei punti segreti contenenti qualche bel forziere pieno di sonanti monentine da usare per comprare potenziamenti temporanei.

Asincrono è bello

Correre nel tempio con gli altri giocatori, seppur non connessi direttamente alla partita, restituisce una sensazione di dinamicità alle vostre corse tra trappole e precipizi. E a proposito di corse, i controlli del gioco sono molto precisi e permettono un platforming piacevole. Potrete decidere di affrontare i templi in modo riflessivo, cercando di calcolare il miglior passaggio e saltare con il giusto tempismo per evitare le trappole. Quando però la divinità protettrice di turno vi insegue, sarete comunque costretti a darvi una mossa e correre a più non posso.

La generazione procedurale non è sempre impeccabile, a volte troviamo trappole messe in punti inutili del gioco, altre volte i templi possono risultare uguali tra di loro, ma ovviamente bisogna tenere conto che si tratta di un Early Access.

  • phantom abyss preview trappole
  • phantom abyss preview trappole 2
  • phantom abyss preview divinità
  • phantom abyss preview salto

Ora, veniamo ai difetti di questa versione anticipata: si sente parecchio la mancanza dei nemici, in quanto dopo qualche run il gioco tende a risultare un filo ripetitivo nel suo continuo platforming. Difficile integrare una IA con il multiplayer asincrono, ma si potrebbero trovare altri modi di usare la frusta per rendere il gioco un filo più vario. Manca inoltre una sensazione di progressione, ogni volta che si muore si torna all’inizio senza avere alcun premio o dei punti da spendere in qualche skill.

Sarà possibile acquisire nuove fruste da scegliere per le run, ma diciamo che al momento l’esperienza di gioco risulta un po’ fine a se stessa. Difficile sentirsi invogliati a ripercorrere i templi, specialmente quando una volta raggiunti quelli di difficoltà più alta, si verrà comunque rispediti a quelli iniziali una volta morti. Insomma, le classiche gioie e dolori dei roguelike che in questo caso si fanno sentire particolarmente a causa della totale assenza di combattimenti e di varianti nel gameplay particolarmente efficaci.

Acquistare o non acquistare, questo è il dilemma

Al momento è difficile consigliare Phantom Abyss, il rischio è quello di abbandonare il titolo dopo una decina di run, quindi forse è meglio aspettare la versione completa e vedere come l’esperienza di gioco verrà arricchita dagli sviluppatori. Questo naturalmente a patto che non siate dei patiti di roguelike e platforming, casi in cui invece il prodotto è in grado di rivelarsi una ventata d’aria fresca grazie al particolare mix di generi.

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