The Last of Us Remake, quando le scommesse sicure ostacolano l’evoluzione

Dall’ultimo report di Jason Schreier per Bloomberg apprendiamo che la hit di Naughty Dog per Playstation 3, The Last of Us, è oggetto di un remake da parte della compagnia di Michael Mumbauer, o almeno, lo è stato per un periodo di tempo ben preciso. Ma procediamo con ordine.

Che il gioco (ricordiamo uscito molto recentemente, nel 2013) avesse effettivamente bisogno di un remake è un’idea sicuramente strampalata poiché anche se giocato in tempi recenti (io per esempio ho avuto modo di recuperarlo solo nel 2020 su Playstation 4) mantiene ancora intatta tutta la fluidità che ci si aspetterebbe da un gioco moderno. Non si tratta di The Last of Us Part 2, ma è pur sempre godibile e ben strutturato.

Per poter capire questa decisione va preso come punto di riferimento lo stesso articolo di Schreier, che ci dà qualche spunto di riflessione importante. Produrre videogiochi che siano delle hit, al giorno d’oggi è un’operazione costosa e non priva di rischi. Sony ha sfornato blockbuster per più di un decennio con la serie Uncharted, il recente God of War, Ghost of Tsushima e lo stesso The Last of Us; si tratta di esperienze da budget milionari che hanno però permesso al colosso di vendere più di 100 milioni di console in tutto il mondo, dando vita a un trend quantomeno interessante e che vede come punto focale i prodotti dal taglio cinematografico e fortemente incentrati sul single player.

In un ambiente del genere, se una piccola compagnia, che funge di solito da supporto per grandi dev come Santa Monica o Naughty Dog, dovesse sottoporre un progetto nuovo a Sony ciò equivarrebbe a correre un grosso rischio, non solo per le piccole software house che potrebbero ritrovarsi a “mordere più di quanto possano masticare” ma anche per Sony stessa, che perderebbe soldi in un progetto fallimentare.

In virtù di questo ragionamento, molte compagnie decidono di andare sul “sicuro”, proponendo inizialmente dei progetti che possono potenzialmente essere accettati a occhi chiusi e che si rivelano successi di mercato, che daranno poi una chance in più quando si sottoporrà un progetto “personale” a Sony. Nel caso di Michael Mumbauer e la sua Visual Arts Service Group si è trattato del primo Uncharted, uscito nel 2007 e che avrebbe avuto davvero bisogno di una svecchiata. Questa idea però è stata vista come troppo costosa, con la necessità di un lavoro di design non indifferente, si è giunti dunque al compromesso: The Last of Us remake, che dovrà assomigliare quanto più possibile a TLOU Part 2, in modo da poter vendere entrambi i giochi su Playstation 5.

Badate bene, tutto ciò avveniva nel 2019, proprio quando TLOU Part 2 veniva rimandato al 2020, la compagnia di Mumbauer Visual Arts Service Group venne dunque distolta dal proprio lavoro e affiancata a Naughty Dog per la pulizia di TLOU Part 2, rallentando il TLOU Remake, conosciuto con il nome in codice T1X.

Sony fece capire che al termine della produzione di Part 2, alcuni membri di Naughty Dog avrebbero dovuto lavorare a T1X, applicando dunque il loro know how ed esperienza per supportare Visual Arts Service Group nel loro primo titolo da “lead”. Ben presto però divenne chiaro che ND aveva preso controllo della direzione artistica e l’intero titolo venne dunque spostato sotto l’ala (e il budget) della stessa Naughty Dog, che divenne dev principale con Visual Arts Service Group in sola funzione di supporto, ritornando al ruolo che di fatto ha svolto negli anni.

Lo staff della compagnia, alla fine del 2020, ha abbandonato il team, tra cui anche lo stesso Mumbauer e il director David Hall, con la conseguenza che T1X è al momento in sviluppo presso Naughty Dog e non si hanno informazioni sul futuro di Visual Arts Service Group.

Ciò che apprendiamo da questa storia è che l’ossessione per i blockbuster di Sony, per quanto abbia senso da un punto di vista meramente economico, rappresenta un ostacolo per l’evoluzione di piccole compagnie che potrebbero dare vita in futuro a una prossima hit, non necessariamente tripla A dal taglio cinematografico.

E voi, cosa ne pensate? Preferite che Sony continui su questa strada o vi mancano i giorni di titoli sperimentali, rischiosi ma in grado di apportare veri cambiamenti a tutto il media? Fatecelo sapere nei commenti!

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