Signs of the Sojourner è un gioco di carte narrativo uscito lo scorso anno e approdato il 18 marzo 2021 su Nintendo Switch, sviluppato da Echodog Games e distribuito da Digerati Distribution. Un videogioco sì, ma un’esperienza personale, di crescita, vissuta attraverso quella proprietà così tipica dell’uomo, così umana e così complessa: il linguaggio.

Provato su Nintendo Switch


Parlami di te

Signs of the Sojourner è la storia di un bambino senza nome che vive nella piccola città di Bartow, in una terra dove le risorse scarseggiano e una carovana viaggia circa una volta al mese per far rifornimento di ogni bene che possa servire alla comunità. La storia ha inizio alla morte della madre del protagonista, che lascia al figlio il suo negozio e più di un vuoto da colmare. Questa è una storia che parla di crescita, e di quel complicato processo che è trovare se stessi.

È veramente una cosa strana, la lingua. Quello che per me è una parannanza, per un altro è un grembiule, o un sinale, o ancora un mantale. Quella cucchiarella? Uno sgommarello? Una cuppina, forse? Un mezzo così ovvio come il linguaggio spesso cela un’enorme quantità di informazioni. Le proprie origini, la propria storia, la propria terra; spesso la famiglia, il proprio stato emotivo, le proprie fragilità. Pur parlando la stessa lingua, le incomprensioni sono infinite. Da questo concetto, a volte stranamente fuggevole alla mente, parte il viaggio del nostro protagonista.

  • Il protagonista ha delle belle orecchie a punta in Mappa generale in Signs of the Sojourner
  • Il bottino da vendere in negozio in Signs of the Sojourner
  • Una delle numerose scelte in Signs of the Sojourner
  • Un preludio al dialogo in Una delle numerose scelte in Signs of the Sojourner

L’avventura è posta in modo tale da dare una più che discreta libertà di scelta al giocatore. Ogni dipartita dalla città viene segnata da una serie di eventi più e meno importanti che vengono mano mano segnati nel calendario, e la scelta più ovvia sarebbe quella di seguire Nadine e la carovana nel loro tragitto, ma esplorare nuove terre e fare nuovi incontri potrebbe essere una scelta più emozionante… o forse no. Non c’è una risposta giusta e anzi, la libertà di espressione è l’unica guida.

Come capita anche a noi, nuove esperienze e nuovi incontri, soprattutto in contesti lontani dall’ambiente in cui siamo cresciuti, ci stimolano e ci cambiano in modi non sempre evidenti. Il nostro linguaggio si plasma e si modifica con ogni incontro, ogni viaggio, fino a trasformarci col tempo in qualcun altro, con un bagaglio più ricco e unico. Signs of the Sojourner mette in scena questo viaggio tutto privato e lo fonde con un sistema di gioco allo stesso unico e profondamente metaforico, che stimola e suggerisce, e come nella vita, lascia talvolta l’amaro in bocca.

Signs of the Sojourner, mai una parola di troppo

Il gameplay lascia scegliere al giocatore le tappe del viaggio, se seguire la carovana o addentrarsi nelle terre sconosciute dove le leggende delle madre tracciano un percorso tra il dolore della sua scomparsa e la voglia di avvicinarcisi, nelle parole di chi la ricorda.

Il grosso del gioco si svolge però nel sistema di dialogo, da dove viene la dicitura “gioco di carte“. Le conversazioni non vengono gestite davvero a parole, ma con un sistema a carte che simboleggia il tono, o l’intenzione. Nel villaggio di Bartow le persone si esprimono con empatia e comprensione, e il mazzo iniziale sarà composto principalmente di carte che esprimono esattamente questi atteggiamenti. Lo scopo di ogni incontro è quello di cercare un accordo, e lo si ottiene mettendo in sequenza i simboli che combaciano.

  • Dialogo in Signs of the Sojourner
  • Altro Dialogo in Signs of the Sojourner
  • Illustrazione in Signs of the Sojourner
  • Momento di trama in Signs of the Sojourner
  • Mappa generale in Signs of the Sojourner

Le carte hanno tra loro diverse sinergie che possono essere sfruttare in modo da portare avanti conversazioni che altrimenti finirebbero male. E non solo, queste possono presentare anche un’abilità secondaria, tipo chatter, che permette di usare più carte insieme, o reconsider, che cambia le carte in mano, o ancora backtrack, che permette di tornare indietro all’ultimo scambio andato bene.

I dialoghi possono finire bene come male, e possono dare importanti informazioni, dritte su nuove mete e oggetti da portare alla bottega per dare vita al negozio della mamma. Più si va lontano e più le persone avranno modi di esprimersi e di accordarsi più complessi e spesso semplicemente molto diversi dai nostri. Ci sono città mercantili dove logica e pragmatismo sono ben più utili e frequenti, e risposte empatiche non vengono praticamente capite.

Una metafora di vita, talvolta svilente, che permea l’intera avventura. La comunicazione non è facile, le parole importanti, e capisci non è assolutamente qualcosa da dare per scontato. Non solo, alla fine di ogni scambio, il giocatore è obbligato a portare con sé una delle carte dialogo dell’interlocutore e gettare una delle proprie. Il proprio linguaggio viene inevitabilmente influenzato dalle persone che si incontrano. Tornati a casa, coi bagagli pieni e il cuore colmo di nuove esperienze, potremmo sorprenderci di avere delle difficoltà a farci capire dalle persone con le quali siamo cresciute. E tutto questo è inevitabile, è la vita.

Più ci si allontana, e più noi stessi diventiamo qualcosa di più complesso e ci distanziamo dalle nostre radici, nel bene e nel male. E nulla di tutto questo processo viene spinto o suggerito dalla trama, perché come nella vita, non c’è una soluzione unitaria che possa rivelarsi buona per tutti. A questo proposito, i più curiosi possono giocarlo più volte per vedere quali possano essere altri esiti per la storia del giovane protagonista innominato.

  • Una chiacchiera in Signs of the Sojourner
  • Uno scambio in Sings of the Sojourner
  • Dialogo in Signs of the sojourner

La sensazione è quella di una profonda e sottile riflessione su alcune tappe e alcune importanti emozioni che possono capitare a tutti noi, in un modo così umano che, sotto forma di videogioco, non è stata spesso esplorata. Capita spesso di trovare titoli che partono da un’idea sottile e piegano tutto al fine di creare un loop di gioco divertente, ma non qui. Signs of the Sojourner si pone come esperienza narrativa delicata, volta più a emozionare attraverso l’esperienza semi-diretta, l’evocazione di sensazioni e le banali spinte sociali date da quotidiane interazioni.

A chi consigliamo Signs of the Sojourner?

Signs of the Sojourner è un gioco sorprendente, che si esprime in maniera calma e sottile, con una direzione artistica splendida e diversi momenti che scaldano il cuore. Il dolore, la distanza, le incomprensioni e le difficoltà dei rapporti, un lungo viaggio e il superamento dell’infanzia mentre si elabora l’improvvisa scomparsa della madre. Senza dubbio non è un titolo per tutti, anche forse dovuto al fatto che non presenta il testo a schermo in italiano, ma il prezzo ridotto lo rende appetibile a chiunque voglia sentire qualcosa nel cuore.

Splendida direzione artisticaMolto breve
Trama curata
Gameplay semplice ma evocativo

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