Di scroller 2D che tentano di emulare Megaman (o Rockman, per gli amanti della versione JAP), nella speranza di raggiungere lo stesso successo, ne abbiamo visti e ne vediamo a iosa, tuttavia sono davvero pochi quelli che riescono a offrire allo stesso tempo un’avventura fresca e con un gameplay avvincente senza scadere nel più banale plagio, che permette comunque di andare sul sicuro sfruttando una formula consolidata. Avviando Azure Striker Gunvolt, quindi, mi aspettavo proprio questo: nient’altro che una versione fancy di Megaman, che tenta di capitalizzare sui fan nostalgici. È dunque stato doppio lo stupore nello scoprire che se l’ispirazione è palese, l’anima e le meccaniche core sono decisamente differenti.

Il titolo Inti Creates qui preso in esame è il secondo capitolo della serie, Azure Striker Gunvolt 2, disponibile dal 2016 su Nintendo 3DS, arrivato successivamente su Nintendo Switch, e solo ad aprile scorso su Playstation 4. Infine, dal 22 giugno, sarà disponibile anche per gli utenti PC/Steam.

Provato su PC

+ Due personaggi giocabili– Molto breve
+ Gameplay veloce e fresco– Level design non particolarmente ispirato
+ Stile 2D che strizza l’occhio a Megaman X e Zero

Emulare lo stile di un gioco classico non basta a decretare il successo della propria operazione, avrebbe dovuto capirlo Keiji Inafune quando ha realizzato l’osceno Mighty No.9 spacciandolo per il Megaman del nuovo millennio. Molti sono caduti nel trappolone Kickstarter finanziando il titolo, speranzosi ed eccitati, per poi subire una doccia fredda quando il gioco è effettivamente arrivato con tutti i suoi difetti.
Mentre tutto il mondo si concentrava su Inafune e le sue promesse da marinaio, però, usciva in sordina un titolo 2D per Nintendo 3DS, Azure Striker Gunvolt, che non faceva nulla per nascondere le sue ispirazioni, a partire dal personaggio principale: chiunque guardi Gunvolt detto Azure Striker riuscirà a scorgere delle somiglianze con il beniamino di casa Capcom (per fortuna privo di un ridicolo casco eccessivamente anni ’80).

Il titolo riuscì subito a guadagnarsi un seguito cult, grazie a una storia sci-fi contorta, personaggi tipicamente giapponesi, idol j-pop cibernetiche ma soprattutto un gameplay interessante e che non faceva leva sui classici pattern.

Il ritorno di Gunvolt

Naturale dunque che pochi anni dopo il primo, venisse pubblicato anche un sequel per ampliare quanto visto nel prodotto originale, ripresentando parte del cast, il ritorno del temibile gruppo Sumeragi, Zonda e anche un nuovo personaggio giocabile, elemento di cui si sentiva la mancanza in Azure Striker Gunvolt.

Oltre al Tuono Azzurro, in questo sequel sarà possibile scegliere di impersonare anche Copen, già visto in qualità di comprimario nel primo episodio. Per chi si fosse perso l’avventura precedente, si tratta di un rivale di Gunvolt, dallo stile di combattimento completamente differente, fattore che offre dunque un gameplay variegato e appetibile per diverse tipologie di utenti.

Il primo livello di gioco vi vedrà impegnati con un’infiltrazione sulla nave Seraph, una delle basi del gruppo Sumeragi. Questa sezione fungerà da tutorial per apprendere (o rivedere, per chi ha giocato il primo capitolo) il sistema di combattimento di Gunvolt e Copen.

Poc’anzi parlavamo di gameplay fresco e che non fa affidamento sul sistema consolidato da Megaman, ma di cosa si tratta di preciso? Ebbene il nostro Gunvolt avrà si uno sparo disposizione, proveniente dalla pistola che porta con sé, tuttavia, per quanto strano possa sembrare, non è questo il suo attacco principale. Colpire i nemici con l’arma da fuoco ridurrà di poco la loro energia, mentre lo scopo principale dell’attacco è quello di marcarli con un mirino, che potrà essere di colore verde, giallo o rosso a seconda di quante volte viene colpito il bersaglio. Solo dopo questa azione potrete sfruttare con successo il vero attacco di Gunvolt: una sfera elettrica che circonda il suo corpo e si riversa sugli avversari per infliggere il massimo danno. L’attacco in questione potrà essere portato avanti solo finché la percentuale visibile sotto la barra della vita -in alto a sinistra- è al di sopra dello 0%, una volta esaurita la riserva dovrete attendere qualche secondo affinché si ricarichi completamente. Tale sistema rende le battaglie più ragionate, senza però andare a influire negativamente sulla velocità complessiva di gioco.

Se Gunvolt riesce a fluttuare in aria quando attiva la sfera, planando dunque sopra i proiettili nemici, con Copen, invece, il gioco cambia ritmo grazie alla sua velocità di movimenti amplificata, dash verso l’alto sfruttando le pareti del livello e attacchi devastanti a tutto schermo provenienti dal suo bot di combattimento (che ricorda un po’ Haro del classico Gundam): la compagna d’avventura Lola.

Like a speedrunner

Il gioco dura una manciata di ore con ognuno dei due personaggi, in circa 5/6 dunque dovreste aver completato la doppia storyline, pertanto è chiaramente rivolto a un pubblico che ama ripetere l’avventura più e più volte per migliorare i propri tempi, e a convalidare questa tesi vi è una opzione apposita selezionabile dal menù. Questa permette di skippare automaticamente tutte le interazioni tra i personaggi, in modo da lasciare più spazio all’azione senza spezzare il ritmo, estremamente importante in questa tipologia di videogiochi dove il tempo per le schivate e la concentrazione sui pattern nemici è di vitale importanza.

Seguendo la storia del gioco, tra una missione e l’altra avrete alcuni attimi di pausa, durante i quali potrete chiacchierare con i comprimari Quinn, Xiao e Joule e addirittura SALVARE LA PARTITA. Eh sì signori, il titolo non ha alcun tipo di autosave, ma solo un sistema di checkpoint durante le missioni. Dovrete dunque fare alla vecchia maniera e ricordarvi di salvare dopo ogni missione, un sistema un po’ arcaico di cui, sinceramente, avremmo fatto a meno.
Fun fact: gli sviluppatori, quasi prevedendo il disappunto dei giocatori, hanno sentito il bisogno di specificare con alcune linee di dialogo che il gioco non supporta autosave e che bisogna farlo manualmente. Della serie: uomo avvertito…

Da questa sorta di “base” sarà possibile effettuare anche altre procedure, come equipaggiare il proprio personaggio con oggetti che modificano il comportamento di armi e difesa in battaglia. Non lasciatevi prendere troppo dall’emozione però, poiché la maggior parte degli oggetti che potrebbero rendervi la vita semplice sono bloccati dietro un sistema di Sintesi, un modo simpatico per non inserire il classico termine crafting ma il cui risultato è lo stesso: acquisire ingredienti in modo totalmente casuale alla fine di ogni missione e sperare di beccare quelli di cui avete bisogno. Così come per il salvataggio manuale, anche in questo caso non sentivamo la mancanza di tale feature, soprattutto perché alla fine della prima run sarete fortunati se riuscirete a realizzare almeno uno dei 50 oggetti diversi.

Molto più interessante è invece il menù delle abilità speciali, dal quale potrete scegliere di equipaggiarne un massimo di quattro, attivabili durante la partita con i movimenti direzionali dell’analogico destro. Tra queste sono presenti skill d’attacco nude e crude, oppure quelle di supporto, come per esempio quella in grado di farvi recuperare energia. Il loro utilizzo non è libero ma subordinato ai punti SP, che si ricaricano lentamente.

A chi consigliamo Azure Striker Gunvolt 2?

Tutti i giocatori che hanno apprezzato il primo, già disponibile su PC tramite la piattaforma Steam, dovrebbero acquistare il secondo a occhi chiusi: migliora la formula, continua la storia, introduce un personaggio giocabile in più e garantisce una riogiocabilità elevata per i fanatici dei record.
Per un neofita che volesse avvicinarsi al genere scroller 2D sulla falsariga di Megaman, potrebbe rivelarsi un acquisto degno di nota, sia per la curva di apprendimento non troppo ripida, sia per la presenza di checkpoint che non rendono eccessivamente frustrante il morire contro un boss di fine livello. Tuttavia, se avete intenzione di provare il gioco, sarebbe il caso di iniziare magari dal primo capitolo, ammesso che della storia vi freghi qualcosa!

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