Bloodstained: Ritual of the Night è uscito il 18 giugno su PC, PS4 e Xbox One, mentre il 24 giugno è stata pubblicata una disastrosa versione per Nintendo Switch. HeavySam l’ha provato su PC perché il suo divano è troppo duro per le sue vecchie ossa.

+ Gameplay– Alcuni puzzle sono decisamente contorti
+ Level design
+ Meccaniche RPG
+ Rigiocabilità

Un castello cremisi spuntato fuori dalle viscere della terra, con stanze collegate da un’architettura escheriana che torreggia su un povero paesello dove la gente conduce una vita di stenti. Sarebbe una perfetta descrizione del nostro governo, peccato che a differenza del nostro parlamento di assenteisti, in questo castello i demoni ci sono. Ce ne sono a valanghe e sono veramente grotteschi! Non possono competere con la pappagorgia di Salvini o con la pelle rettiliana del buon Di Maio, ma sono comunque dei bei diavolacci che faranno di tutto per rendere la vostra esistenza impossibile.

I protagonisti della vicenda, Miriam e Johannes, arrivano a destinazione in un barcone e subito si trovano in un centro di accoglienza per rifugiati dove devono allestire alla bell’e meglio dei postacci dove cucinare, mangiare e riposare insieme ad altri poveracci. Pian piano dovranno farsi strada nel castello per cercare di farsi dare un permesso di soggiorno, affrontando allo stesso tempo kafkiane difficoltà comunicative con i vari burocrati. E si sa bene che quando le parole iniziano a non funzionare più, si passa agli schiaffoni.

Probabilmente questa recensione del nuovo metroidvania creato dal papà della serie Castlevania, Koji Igarashi sarebbe stata molto meglio tra le braccia del buon 7Gatsu, ma che ci volete fare? Vi beccate me che sono una capra e l’unico Castlevania che ho finito è stato Symphony of the Night… su un emulatore.

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Com’è che faceva la canzone della Barilla…?

La Belva e la Bestia

I cliché horror degli anni d’oro del genere vogliono un’avvenente ragazza intrappolata in un claustrofobico luogo pieno di insidie e magari mostri pronti a ucciderla per il puro istinto bestiale di attaccare qualsiasi cosa si muova. In Bloodstained ci troveremo a comandare Miriam, una specie di incrocio tra una idol giapponese e la cantante di un qualsiasi gruppo goth-metal. La nostra eroina però è tutt’altro che una ragazzina yankee urlante, bensì una specie di catalizzatore di poteri demoniaci esperta nel combattimento con qualsiasi arma e capace di impadronirsi delle anime dei mostri per sfruttare i loro poteri a piacimento.

E così la bella di turno diventa un distributore automatico di calci in culo per tutti i bizzarri mostri che osano mettersi sul suo cammino. E di mostri ne troveremo davvero parecchi: maiali pieni di gas, rane zombi, barbieri disoccupati, ruote di scorta e degli scheletri in armatura che quando muoiono emettono lo stesso mio verso quando sto cagando. Ci sono davvero tutti, un monster-party come non se ne vedevano da tempo, una giostra dei mostri in mostra!
Quale sarà la vostra missione? Semplice: entrare nel castello, scotennare qualsiasi cosa si muova e uccidere Gebel, caro amico d’infanzia di Miriam con la quale condivide il triste destino di poter accumulare poteri demoniaci. Ma sarà davvero questo lo scopo?

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Divano Skjorgul Ikea: montato in due settimane.

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Come si articola il gioco? Onestamente, non ho assolutamente voglia di spiegarvi cos’è un Metroidvania per filo e per segno, quindi ve lo riassumo in poche brevi parole:
Azione platform in 2D, mostri da uccidere, sistema RPG-lite, segreti in ogni dove e potenziamenti da raccogliere per poter accedere alle aree inesplorate. Se siete molto giovini Bloodstained vi potrà sembrare un’antica reliquia del passato, e in effetti è proprio così! Il titolo altro non è che il seguito spirituale, nonché tributo ai titoli precedenti sviluppati da Koji Igarashi, quindi non aspettatevi meccaniche particolarmente innovative e preparatevi a una full immersion in un’avventura vecchia scuola fatta a regola d’arte. Il level design rasenta la perfezione, con le stanze e gli ambienti del castello tutti perfettamente collegati tra di loro, pieni di segreti collocati nei posti più impensabili che potrete trovare usando tutto il set di abilità acquisito nel corso del gioco.

All’inizio della sua avventura Miriam avrà a disposizione un attacco normale, una scivolata di potenza e un innocuo salto. Uccidendo orridi mostri potrete impossessarvi dei loro poteri tramite dei ‘Frammenti’ che vi permetteranno di eseguire attacchi a distanza, creare scudi protettivi, invocare famigli e permettervi di raggiungere determinate parti del castello. La quantità di magie è pari al numero di mostri presenti nel gioco, quindi aspettatevi di collezionarne davvero tantissime. Alcune sono molto utili, altre un po’ meno, ma è comunque piacevole sperimentare anche con quelle meno potenti specialmente durante il secondo playthrough. Oltre alle magie potrete imparare tecniche speciali per ogni tipologia di arma, eseguibili tramite giapponesissimi comandi spezzadita alla Street Fighter.

Le meccaniche RPG-Lite aggiungono profondità al gioco, infatti Miriam, i famigli e i Frammenti potranno aumentare di livello diventando sempre più potenti. Nell’hub del gioco, ovvero un pidocchioso villaggio pieno di morti di fame, potrete accedere al sistema di crafting gestito da Johannes. Il crafting si rivela piuttosto intuitivo e vi consente di creare armi ed equipaggiamenti vari che oltre a cambiare l’aspetto di Miriam contribuiscono ad alzare determinate statistiche. L’occhialuto alchimista vi permetterà anche di preparare gustose pietanze, perché sapete che in un gioco giapponese non può assolutamente mancare la possibilità di cucinare una buona pizza da portare in un castello infestato.

Nell’hub potete trovare anche Dominique che vi venderà utili oggetti e ingredienti, facendoveli ovviamente pagare carissimo come ogni buon mercante bastardo dei giochi di ruolo. Nella sua quest volta a mostrare le sottane e le sue grazie a tutto il pantheon infernale Miriam non sarà sola, infatti dalla sua parte avrà Johannes, maniaco di sottane e alchimista, e Dominique, mamma pancina e fervente cattolica. Nel corso dell’avventura incontrerete altri personaggi tra i quali il molesto studente da centro sociale Zangetsu e il pensionato attivista Alfred.

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L’unica cosa che puoi dire quando sei un traduttore con partita IVA

Ora veniamo alla difficoltà del gioco: a livello normale i nemici non sono una minaccia, mentre i boss potranno darvi parecchio filo da torcere e richiederanno un minimo di preparazione e strategia. Le boss-fight sono state studiate a regola d’arte, ognuna infatti avrà le sue tecniche da evitare, capire come contrattaccare e ovviamente una serie di debolezze che potrete sfruttare per avere la meglio. Se per esempio affrontate un boss che ama menare le mani, allora vi converrà indossare l’armatura pesante sacrificando potere magico. I combattimenti risultano molto equilibrati anche per il limitato potere magico di Miriam che si consumerà ad ogni utilizzo di magia e che si potrà ripristinare solo tramite determinate pozioni. Non aspettatevi quindi di vincere facile, perché i boss richiedono una combinazione di strategia, riflessi e gestione delle risorse.

L’altro ostacolo sarà l’esplorazione di alcune zone del castello che ogni tanto può portare a dei vicoli ciechi che fermano la progressione del gioco. In particolare verso la fine dell’avventura vi sarà richiesto più o meno di indovinare cosa cazzo dovrete fare per poter andare avanti. Niente di troppo grave, ma personalmente non amo molto quando i programmatori decidono di allungare il brodo disorientando il giocatore in maniera brutale.

Una volta completato il gioco potrete accedere ai livelli di difficoltà più tosti, nei quali anche il più sfigato dei nemici può togliervi una grossa fetta di energia. Bloodstained: Ritual of the Night è un titolo ampiamente rigiocabile, anche perché difficilmente al primo playthrough riuscirete a sbloccare tutti i segreti e completare le diverse ‘fetch-quest’ assegnatevi dai bifolchi abitanti del villaggio. Oltretutto sembra che Igarashi abbia in programma dei contenuti aggiuntivi molto ghiotti, come il New Game Plus, nuove modalità e soprattutto nuovi personaggi giocabili.

Come ogni buon Castlevania che si rispetti, Bloodstained: Ritual of the Night allieterà le vostre orecchie con una colonna sonora orecchiabile che unisce la musica classica con gli epilettici assoli giappometal. Per quanto riguarda il doppiaggio siamo su buoni livelli, specialmente per quello inglese che raggiunge livelli di ‘so bad is good’, senza rinunciare al solito imbarazzo dato dal falso accento british di alcuni doppiatori.

La storia del gioco è abbastanza banale, con riferimenti presi da anime e manga più disparati, ma in qualche modo funziona dall’inizio alla fine, senza lasciare niente in sospeso. Da apprezzare il tono scherzoso con il quale vengono affrontate i cliché horror, a partire da alcuni mostri grotteschi per finire a particolari NPC che incontrerete nel castello. Personalmente apprezzo molto quando i videogame non si prendono troppo sul serio e riescono a strapparmi un sorrisetto da ebete. Non aspettatevi niente di originale dalla direzione artistica, sebbene le animazioni siano ben curate, gli effetti delle magie giustamente devastanti e i boss belli incazzati che riempiono tutto lo schermo.

A chi consigliamo Bloodstained: Ritual of the Night?

A tutti i fan dei giochi di Koji Igarashi come Symphony of the Night e Aria of Sorrow, ma anche a chi si è avvicinato solo recentemente al genere metroidvania con i recenti Hollow Knight, The Messenger e Ori and the Blind Forest. Lo stile vecchia scuola di Bloodstained: Ritual of the Night potrebbe far storcere il naso, ma se siete cresciuti nella gloriosa era della PSX allora adorerete questo gioco.

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