Bounty Battle è un picchiaduro indie sviluppato dall’emergente Dark Screen Games e pubblicato da Merge Games per PC, Playstation 4, Xbox One e Nintendo Switch.

Provato su PC

Calderone Indipendente

I titoli indipendenti che hanno raggiunto un certo successo grazie a meccaniche di gameplay innovative e divertenti sono svariati e noi stessi abbiamo stilato una classifica dei migliori indie del decennio, l’idea quindi di creare un picchiaduro dove le star di questi giochi potessero affrontarsi in arene à la Smash Bros, è sembrata fin da subito un’idea galvanizzante e francamente simpatica. È quindi con modesto hype che ci siamo avvicinati al prodotto pubblicato da Merge Games, nonostante lo spettro del dubbio si fosse insinuato nei nostri cuori in seguito a poco rassicuranti rinvii che il gioco ha subito negli ultimi mesi. La pandemia non ha risparmiato nessuno in questo 2020 quindi abbiamo pensato che magari i due mesi di ritardo avrebbero giovato, con nostro rammarico però possiamo subito dire che non è stato così.

Bounty Battle parte da una premessa semplice al fine di radunare tutti questi personaggi provenienti da universi differenti: mentre gli eroi sono impegnati nei rispettivi mondi vengono avvolti da una nube portaliforme nera e si ritrovano di punto in bianco a pestarsi l’un l’altro. Non abbiamo bisogno di sapere altro, no?

Dunque bando alle ciance e diamo un’occhiata al cast stellare messo insieme dai developer, con un bel tanto di cappello per essere riusciti a portare dalla loro i rispettivi sviluppatori: i personaggi in quantità di uno per franchise vengono da Flint Hook, Nuclear Throne, Axiom Verge, Death’s Gambit, Guacamelee, Tower of Samsara, Awesomenauts, Blocks that matter, Doko Roko, Eitr (che tra l’altro non è nemmeno ancora sul mercato), Dead Cells, Battle Chasers, Darkest Dungeon, Steamworld Dig, Blubber Busters -prendiamo fiato-, Super Comboman, Owlboy, Blasphemous, Jotun, Ruin of the Reckless, Oddmar, The Bug Butcher e per concludere la lista sei personaggi unici del gioco, Azell, Lilith, Atlas, Lazarus, Tyran e Ollaf.

Diciamo che dal punto di vista della varietà e quantità di personaggi Bounty Battle non è secondo a nessun picchiaduro sul mercato, tutte le rogne che abbiamo riscontrato non hanno nulla a che vedere con il cast infatti ma con l’esecuzione stessa del prodotto.

Single player, multiplayer? No, grazie

Il menu iniziale accoglie il giocatore con una sparuta, e aggiungerei anche confusa, quantità di opzioni: un Tutorial dalla durata di pochi minuti che insegna i fondamenti del gioco; una modalità Tournament che in realtà non è un torneo ma una serie di missioni per sbloccare skin per ogni personaggio; una sorta di survival chiamato però misteriosamente Challenge e l’immancabile Training. Questo per quanto riguarda il single player, mentre per il multiplayer, sorpresa delle sorprese, manca la componente online del matchmaking ed è possibile giocare su PC con amici non fisicamente presenti nella stessa stanza solo tramite lo Steam Remote Play, esclusivamente provenienti dalla propria friend list. Una limitazione che francamente nel 2020 troviamo davvero troppo limitante e che non permette al gioco di raggiungere una considerevole fetta d’utenza, pur puntando a tutti gli amanti degli indie che hanno giocato ad almeno un paio di titoli tra quelli elencati poco più su.

Dando uno sguardo al gameplay vero e proprio, è possibile per quattro giocatori affrontarsi in 16 diverse arene bidimensionali. Il combattimento è legato a un numero di tasti più che adeguato, troviamo infatti il tasto per il salto, quello per l’attacco leggero, pesante e speciale, uno dedicato alla presa e un altro ancora per la schivata. Poiché il salto è dedicato a un input che non corrisponde alla freccia verso l’alto, è possibile usare quest’ultima, come anche quella verso il basso, in concomitanza con un attacco leggero o pesante per scagliare un colpo caricato o un montante che spedirà l’avversario in aria. Se gli input sono uguali per tutti i personaggi, le tecniche a schermo saranno naturalmente differenti, con specialità univoche per ognuno di essi. Per esempio Owlboy potrà librarsi in aria e svolazzare invece di eseguire un doppio salto come tutti gli altri membri del roster.

Qualche problema di troppo

Se a parole sembra funzionare bene, con la possibilità di realizzare anche delle combo, in realtà ogni tecnica sembra slegata dal flow generale e le stesse animazioni restituiscono una sensazione di divisione non esattamente piacevole a vedersi. I modelli dei personaggi sono realizzati in un 2D delizioso, ricalcando alla perfezione lo stile di appartenenza ma quando il tutto inizia a muoversi sembra perdere di coesione, lasciando una sensazione che ha sapore di disappunto e di occasione sprecata.

Se solo i problemi si fermassero qui, potremmo ancora parlare di un picchiaduro di nicchia per giocatori che vogliono semplicemente divertirsi senza troppe pretese competitive ma a complicarci la vita arrivano anche prestazioni che definire orripilanti è un complimento. Sulla nostra build che certo non manca di potenza (parliamo di una GPU Nvidia GTX 1060 da 6 GB, una CPU AMD Ryzen 5 2600 e 16 GB di RAM) il titolo presenta microfreeze, cali di framerate e in una occasione ha persino restituito un bel BSOD (Blue screen of death, per chi non lo sapesse). Francamente inaccettabile ma che potrebbe ricevere patch successive al lancio.

Gli sviluppatori hanno anche provato a movimentare le cose, con monete chiamate Bounty, ottenute eliminando gli avversari. Con queste, durante la battaglia, potrete reclutare una specie di famiglio/mostro che vi assisterà durante lo scontro, rendendo però tutto molto caotico e anche frustrante. Una meccanica che avrebbe dovuto differenziare il prodotto da altri picchiaduro simili ma che rischia di appesantire troppo il gameplay poiché gli scenari mancano completamente di verticalità. Immaginate dunque di vedere una miriade di modelli 2D in partite a quattro giocatori senza avere la minima possibilità di spostarsi e riorganizzarsi su un diverso livello, fattore di estrema importanza in giochi del calibro di Brawlhalla o lo stesso Smash Bros da cui Bounty Battle trae comunque una sorta di ispirazione.

A chi consigliamo Bounty Battle?

Allo stato attuale, il titolo è frustrante, carente di opzioni di gioco, privo di una modalità multiplayer online dedicata e anche imbarazzante dal punto di vista delle prestazioni. Gli unici elementi di redenzione sono rappresentati dal cast davvero variegato, che avremmo voluto esplorare in modo più soddisfacente se il gameplay l’avesse permesso, e la cura profusa nella realizzazione dei modelli 2D, dettagli che però non valgono da soli l’acquisto in questo particolare momento. Se proprio siete interessati aspettate magari un calo di prezzo o una (ma anche due, tre, quattro…) patch che rimetta in carreggiata l’aspetto prestazionale del gioco.

Cast variegato con personaggi provenienti da indie famosiInspiegabili cali di frame e stuttering
Modelli 2D curati e piacevoli da guardareAssenza di multiplayer online classico
Scenari che mancano di verticalità

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