Approdato su Steam nel corso dell’estate passata, Dead or School arriva oggi su PS4. Sviluppato e distribuito dal nuovo Studio Nanafushi, il titolo colpisce sin dai primi istanti del trailer come un pugno in un occhio, con un tripudio nonsense di trash degno dei peggiori film di serie Z e con una tecnica mista che frulla insieme sprite 2D scarsamente animati e modelli poligonali tridimensionali che arrivano da (almeno) una generazione addietro. Ora, lo so che non sembra, ma tutto questo per me è stato estremamente positivo.

Provato su Playstation 4

ProContro
+ Morboso, grezzo e giapponese– Non sempre pulito nei controlli
+ Buon sistema di crescita e personalizzazione– Debole tecnicamente
+ Level design all’altezza– Artisticamente troppo povero
+ Lo stile a “tecnica mista, inaspettatamente funziona

Quando suona la campanella?

Dead or School è ambientato nelle viscere della rete metropolitana di Tokyo, in cui gli umani sono costretti a segregarsi per sfuggire alla terribile ondata di mutanti zombi che ha preso il controllo della città e, probabilmente, di tutta la terra. I settantotto anni di prigionia hanno vessato e oppresso la popolazione, che nel corso del tempo ha dimenticato cosa significasse vivere in superficie. Le nuove generazioni alzando la testa non hanno mai visto altro cielo che il grigio cemento che incarna la tetra prigione in cui sono costretti a vivere, consci del fatto che sarà anche la loro pietra tombale.
Hisako è la nipote del capo-vilaggio sotterraneo di Shinjuku e ha un solo desiderio: andare a scuola. La genuina forza del suo sogno diventa ben presto scintilla di speranza per l’umanità. Certo, è solo una ragazzina adolescente senza nessuna esperienza, eppure per quale motivo non bisognerebbe assegnarle un set di armi, tra cui un fucile d’assalto e un lanciarazzi, e mandarla in totale solitudine a sterminare un’armata di aberrazioni ferali? Tranquilli, ha anche la vecchia uniforme scolastica di sua nonna a proteggerla dai brutali assalti degli inarrestabili nemici in grado di buttare giù un palazzo a testate.

Mente Hack & Slash, cuore RPG

Pad alla mano, Dead or School è un action 2D abbastanza frenetico, che ci offre la possibilità del combattimento “mano-a-mano” fornendoci katane, martelli, tubi arrugginiti e via dicendo per contrastare i terrificanti nemici che infestano il ventre di Tokyo con un feeling vecchia maniera. Non mancano, e anzi son fondamentali, le armi da fuoco leggere e pesanti: lanciafiamme, shotgun, mitragliette, non ci si fa mancare proprio nulla. È possibile passare da un’arma all’altra (una per tipo) al volo e cambiare il proprio approccio e stile a seconda delle situazioni o dei diversi pattern di attacco dei nemici. Necessario inoltre prestare particolare attenzione all’usura delle armi bianche e alle munizioni per le bocche da fuoco, entrambe possono essere ripristinate solo presso i punti di salvataggio disseminati per l’estesa mappa di gioco e dunque non è consigliabile incedere a testa bassa, pena il rimanere praticamente indifesi.

Il tutto funziona bene, seppur ci sia qualche sbavatura che impedisce di muoversi o mirare sempre correttamente. Inoltre, ogni tipologia di arma dispone di un differente Skill Tree che non solo fornisce un’abilità unica legata allo strumento di morte imbracciato ma fornisce anche preziosissime abilità passive indispensabili per proseguire nel corso dell’avventura. Salendo di livello aumentano le statistiche di Hisako e si ottiene un punto da spendere nella crescita delle abilità, ma la componente RPG di Dead or School non finisce qui. Sempre grazie ai preziosi Save Point, è possibile modificare le armi in proprio possesso, potenziandole ed espandendo le loro possibilità con una sorprendente dose delle più disparate abilità passive, che possono cambiare sensibilmente il nostro stile di combattimento. A fronte di alcune imperfezioni insomma, il combat system convince e diverte, rimanendo però semplice e intuitivo.

Zombieland

Il dedalo sotterraneo che fa da sfondo alla vicenda, si rivela vasto e intricato, con una spruzzata di backtracking e una progressione che strizza l’occhio al genere metroidvania, seppur rimanendo più lineare e “story driven” rispetto alle produzioni di quella tipologia. Purtroppo, considerato che il 90% del gioco si svolge in un’unica, grande, ambientazioni si accusa una certa ripetitività anche fra i differenti quartieri esplorabili, che cercano in qualche modo di avere una propria identità ma spesso non riescono a confezionare la giusta varietà di panorami che un titolo del genere dovrebbe vantare. Ad ogni modo Dead or School scorre più che bene, seppure non riesca a innovarsi troppo nel suo svolgimento, complice anche un “bestiario” di nemici non proprio affollatissimo e meccaniche che rimangono quasi del tutto invariate dai titoli di testa a quelli di coda.

Morboso, grezzo e giapponese (di nuovo)

Ciò che caratterizza Dead or School è il suo stile completamente assurdo, forse primo vero esempio di tecnica mista applicata a un videogioco, perlomeno integralmente, e seppur possa sembrare davvero molto kitsch (e lo sia) risulta al tempo stesso convincente e frutto di un’idea ben precisa. Si crea quindi un collage atipico e stridente, che sembra sbagliato da ogni punto di vista ma che, insospettabilmente, mostra una interessante “quadratura” al suo interno. Il punto più debole risiede non tanto nella realizzazione tecnica molto approssimativa, quanto in un design fin troppo banale e pallido dei personaggi, quasi per nulla ispirato se non nel design esacerbato di qualche grottesco nemico. Anche in questo senso si potrebbe dire che la scelta è “voluta” e coerente con il resto della produzione, eppure, un tratto più solido e un character design accattivante avrebbero sicuramente giovato alla produzione. Le leggerissime scene dal tono “ecchi“, inoltre, sono più una trappola di marketing che altro, considerando che non esercitano nessun tipo di ingerenza nell’opera e sono abbastanza sporadiche, oltre che davvero molto leggere.

A chi consigliamo Dead or School?

Se amate i giochi di questo tipo e non vi fate ingannare dalle immagini promozionali, ma soprattutto se siete intrigati dallo stile così assurdo e a tratti disturbante e cercate un’esperienza di gioco semplice ma comunque solida, la produzione di Studio Nanafushi fa per voi. Dead or School basa il suo magnetismo su un appeal fortemente morboso, grezzo e giapponese (ancora!) tanto che per alcuni sarà impossibile resistergli. Probabilmente ci troviamo di fronte ad un classico caso in cui è difficile avere un’opinione che sta nel mezzo: o lo si ama o lo si odia.

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