Arkane torna con un immersive sim atipico in cui compito del giocatore è spezzare il loop che lo costringe a vivere incessantemente lo stesso giorno. Niente di troppo nuovo sembrerebbe. Soprattutto in un periodo che ha visto molti titoli basarsi sui continui loop di morte, soprattutto sul piano narrativo. Deathloop però riesce a dimostrare carattere e a non perdersi nel mucchio. È un’esperienza trascinante e genuinamente divertente. Il titolo è al momento disponibile su Playstation 5 e PC.

Provato su PC

PS4

8+1=∞

Il prologo di Deathloop è uno di quelli che rimane in testa. E dopo il turbolento avvio dell’avventura, ci si trova spiazzati – ma neanche troppo – e pronti a entrare nella spirale investigativa di Arkane. Perché sostanzialmente, l’obiettivo di Colt, protagonista senza memoria, è quello di scoprire come rompere il loop in cui è incastrato. Per farlo però, non basta inanellare uccisioni e rigurgitare piombo sui nemici. L’isola di Blackreef è un puzzle che necessita di essere risolto tassello per tassello, con pazienza, errori e un pizzico di ingegno. Tutto quello che non si è scoperto allo scoccare della mezzanotte, necessità di essere rimandato al loop successivo. Si riparte da zero, ma neanche troppo.

Otto bersagli da colpire, tra cui uno particolarmente fastidioso: Julianna, la nostra nemesi. Se il nostro obiettivo è quello di spezzare il ciclo, Julianna vuole invece proteggere il loop a tutti i costi. Il perché? La domanda più importante da risolvere. Forse.

Lo scontro fra Colt e Julianna si sussegue quasi incessantemente nel corso dell’avventura, un continuo battibecco che fa da voce narrante e offre sprazzi di informazioni al giocatore. Ci sono segreti dentro ai segreti e alcuni di questi sono davvero inaspettati.

EAT. SLEEP. DIE. REPEAT.

La formula ludica di Deathloop è abbastanza semplice. Quattro mappe da esplorare, quattro fasi del giorno, otto Visionari da uccidere. Ma i nostri obiettivi sono sfuggevoli e solo uccidendoli tutti nello stesso giorno è possibile rompere il loop. Un compito che sembra impossibile nelle prime fasi dell’avventura, eppure a poco a poco, raggranellando informazioni, si riesce a intravedere unno schema, un piano. Scoprendo i bisogni e i capricci dei Visionari e imparando i rapporti che intercorrono fra loro è possibile far quadrare tutto.

Sono necessari innumerevoli loop per portare a termine l’obiettivo, che in realtà è duplice, da una parte è necessario capire come fare andare tutte le tessere al posto giusto, dall’altro è d’obbligo essere pronti a scontri sempre più ardui. Per farlo è necessario innanzitutto ingannare almeno in parte il loop, e portare tra i vari “giorni della marmotta” che ci attendono, il nostro equipaggiamento.

Nell’arco delle prime ore di gioco, il titolo ci offre infatti la possibilità di infondere i vari pezzi del nostro armamentario, in modo da renderlo “impermeabile al tempo”. Questo ci consente di selezionare armi, power up e abilità speciali (gli Slab) e non dovercene più separare. Non è così facile come sembra però, ogni elemento che fa parte del nostro “loadout” ha un grado di rarità che va dal grigio all’arancione, più è raro più punti costa il processo di infusione. I punti si possono ottenere dall’ambiente circostante, uccidendo i Visionari o scartando pezzi di equipaggiamento a noi non graditi.

Non c’è da preoccuparsi troppo però nel caso in cui si perda per qualsiasi motivo un potere o un’arma a noi cara: sarà nel prossimo loop ad aspettarci. Progredendo con la storia e migliorando le proprie abilità diviene sempre più facile armarsi fino ai denti ma al tempo stesso il nostro percorso diventa sempre più impervio.

Welcome to Blackreef

Decimo protagonista della vicenda è l’isola stessa. Blackreef non è solo ricca di segreti , fra cui ovviamente il paradosso temporale a cui è ancorata, ma è lo spunto ludico più interessante di tutti. Non solo è un level design ottimo dal taglio verticale ma è anche vivo e sfaccettato. Le diverse fasi del giorno apportano cambiamenti a ogni zona dell’isola. Di conseguenza visitare al mattino un determinato luogo potrebbe essere molto più proficuo o pericoloso – o un mix di entrambi – oppure direttamente l’inverso. Studiare e conoscere Blackreef è la nostra arma definitiva, conoscere i suoi punti di interesse, i percorsi più sicuri, la posizione degli oggetti curativi o dei depositi di munizioni permette al giocatore di costruirsi ogni volta un percorso più solido e volgere il loop a proprio favore.

Il set di poteri a “nostra” disposizione (le virgolette sono d’obbligo, considerato che i poteri li sottraiamo dalle fredde mani dei nostri avversari) ci permette in alcuni casi di sfruttare l’ambiente per avere la meglio negli scontri a fuoco. Invisibilità, teletrasporto, attacchi psicocinetici, solo per citarne tre, hanno più efficacia se si conosce il terreno di gioco. I nemici non sono molto svegli – purtroppo – ma sono in soverchiante superiorità numerica e possono darci filo da torcere, soprattutto quando accompagnati da sistemi di allarme e torrette automatiche. Per fortuna ci viene in soccorso l’Hackmajic, strumento in grado di portare dalla nostra parte i sistemi di sicurezza, torrette incluse.

Mi sarei aspettato un gioco dal gunplay molto più frenetico e caciarone ma in realtà in Deathloop la strategia è necessaria. Intanto perché le varie abilità hanno un’economia meno impattante di quanto potrebbe sembrare – a esclusione dell’invisibilità forse, che risulta pressoché imprescindibile – e poi perché l’avventatezza si paga con la morte, sempre. Eppure, anche la morte può essere uno strumento in Deathloop. Perire sotto i colpi nemici infatti non sancisce immediatamente il game over.

Colt può contare infatti su un’abilità unica in tutta Blackreef: Reprise. Questo potere dona al protagonista due vite extra, ma non sotto forma di checkpoint. Alla morte infatti, si viene portati indietro nel tempo di alcuni secondi e per pochi istanti si viene elargiti di un bonus invisibilità. Di conseguenza è possibile, per esempio, lanciarsi a testa bassa in un nugolo di nemici, attraversarlo e portarlo allo scoperto, per poi farsi uccidere e riapparire magicamente alle spalle dei nemici, ripulendo poi la zona con una granata o una sventagliata di fucile, magari spalleggiati da qualche altro Slab pronto in canna. Rischioso, ma potenzialmente molto efficace. E incredibilmente appagante.

A chi consigliamo Deahtloop?

Deathloop non è un titolo semplicissimo da descrivere. E proprio per questo andrebbe giocato. Avete amato Prey e Dishonored, o anche solo uno di questi due titoli? Apprezzate l’estro artistico anni ’70 magistralmente riadattato? Siete fan di un gameplay solido unito a una componente narrativa intrigante? Avete voglia di un titolo diverso dal solito? Se la risposta a una sola di queste domande è affermativa, non avete scelta mi dispiace. Deathloop è il gioco che fa per voi.

Artisticamente eccezionaleL’AI nemica è incredibilmente semplicistica
Ottima caratterizzazione dei personaggiL’impatto di alcuni poteri in termini di gioco è deludente
Gestisce molto bene un abusato canovaccio narrativoUna maggiore varietà di armi non avrebbe guastato
La forma ludica Arkane è una garanzia
L’isola di Blackreef conquista con il suo carattere e il solido level design

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