Kill la Kill The Game: IF è l’ultimo picchiaduro Arc System Works e A+ Games pubblicato in occidente da PQube Games, approdato su Playstation 4, Nintendo Switch e PC/Steam il 26 luglio. Il titolo, come facilmente intuibile, è basato sull’anime omonimo, tuttavia, rispetto ad altre produzioni di questo tipo riesce a distinguersi per il gameplay in puro stile ASW.

Provato su PC
Nvidia GeForce 1060 6 GB / 16 GB RAM / CPU AMD Ryzen 2600

ProContro
+ Gameplay Arc System Works– La narrazione presume che il giocatore abbia visto l’anime
+ Cutscene visivamente fedeli all’anime…– …ma davvero troppo lunghe
+ Buona quantità di contenuti single-player– Pochi personaggi utilizzabili

Ricordo che da bambino i tie-in degli anime, perlopiù picchiaduro, potevano essere classificati dal mediocre all’appena accettabile, passando da immondizie sonore come Ranma 1/2 Renaissance a rari esperimenti riusciti come Hokuto no Ken Seikimatsu Kyuuseishu Densetsu (entrambi per PS1 per chi se lo stesse chiedendo). Era molto difficile mettere le mani su qualcosa che fosse effettivamente valido da giocare e può capire chi ha avuto modo di provare roba come Dragon Ball Z: Ultimate Battle 22 o Dragon Ball Final Bout, riuscendo ancora oggi a sentire i polpastrelli dolenti causati da input lag, meccaniche pastose e tutt’altro che reattive oltre a una grafica che non riusciva a rendere giustizia al materiale originale. Per fortuna i tempi cambiarono e arrivò sul mercato anche roba di un certo calibro, innumerevoli sono state le giornate che ho buttato, per citare una serie, sui vari Naruto Gekitou Ninja Taisen per Nintendo Gamecube (e di cui non mi pento minimamente), tecnicamente validi e in grado di raccontare la storia dell’anime in modo soddisfacente.

Tutto questo preambolo mi serviva per farvi capire che i giochi sviluppati a partire da un anime erano spesso dei cumuli fumanti di sterco e tutte le aspettative venivano prontamente disilluse. Il trend è però finalmente invertito, e per quanto mi riguarda si può far risalire questo passaggio al momento esatto in cui Arc System Works ha iniziato a mettere mano in tutte le produzioni moderne, iniziando con lo spettacolare Dragon Ball Fighter Z, il promettente Granblue Fantasy Versus e il qui recensito Kill la Kill The Game: IF.

INDOSSIAMO (si fa per dire) LE VESTI DIVINE

Cosa conta di più in un picchiaduro? Non c’è bisogno che ve lo dica, si tratta del gameplay. Un gioco dove ci si pesta l’un l’altro non può non avere un impianto tecnico scadente, altrimenti crolla tutto il castello di carte. Kill la Kill da questo punto di vista riesce a garantire match veloci, combo semplici da eseguire e tecniche speciali che faranno la gioia di chi ha apprezzato l’anime. Certo, muoversi in un ambiente tridimensionale con visuale da TPS non offre una gran possibilità strategica e spesso alcuni scontri si risolvono con un po’ di sano button mashing, tuttavia si può migliorare senza infognarsi in centinaia di ore (Street Fighter V, sto guardando esattamente te), perfezionando le proprie schivate e colpendo il vostro avversario dove fa più male: l’orgoglio.

Doppi sensi come se piovesse.

I pulsanti principali prevedono un attacco ravvicinato, che può essere ripetuto per generare una combo; un attacco a distanza che può essere ugualmente inserito in una combo; un attacco esplosivo, più lento ma che infligge maggiori danni e infine il pulsante del salto. I bumper invece sono deputati alle schivate e parata, con quello destro, mentre quello sinistro va premuto in combinazione con gli attacchi per usare una tecnica speciale che consumerà parte della barra gialla sotto quella della salute.

Piccola cutscene all’attivazione di una delle tecniche speciali di Kiryuin Satsuki.

Semplicistico? Si. Funziona? Assolutamente si, e ci riesce non tanto per il cast di personaggi selezionabile o per la storia di chissà che alto livello (d’altronde parliamo di un anime dove i vestiti conferiscono poteri a chi li indossa, paragonabile quindi a roba come Sailor Moon o i Saint Seiya, solo con più nudità) ma per la qualità del gameplay che traspare fin dalle prime battute di gioco. In verità avrei apprezzato un tutorial costruito ad-hoc per ogni personaggio, dal momento che non tutti hanno le stesse caratteristiche e lo stesso gameplay, rendendo quindi necessario adattare il proprio stile di gioco in base al personaggio scelto. Una mancanza tutto sommato non imperdonabile, soprattutto se consideriamo che il gioco è pensato principalmente per il single-player, tralasciando dunque l’aspetto competitivo. Se pensavate di fare gli splendidi all’EVO o in altri tornei in giro per il mondo avere sicuramente sbagliato gioco.

Una meccanica che ho trovato un po’ troppo legata alla fortuna è quella del Valore Sanguinario, attivabile premendo i due bumper contemporaneamente, che vi darà accesso a una specie di morra cinese in cui dovrete scegliere uno dei tre potenziamenti possibli. Qualora vinciate potrete recuperare energia, aumentare il vostro attacco o riempire la barra SP, perdendo invece verrete privati di parte della vostra energia. Non ne sentivamo l’esigenza, sinceramente, e aggiunge degli elementi eccessivamente casuali che possono rovesciare le sorti della battaglia senza però ricompensare l’abilità del giocatore ma premiare solo la sua sfacciata fortuna.

Dal punto di vista tecnico possiamo affermare con una certa sicurezza che la fluidità su PC, piattaforma di riferimento su cui abbiamo provato il gioco, è perfetta, con i 60 FPS fissi e dettagli grafici sparati al massimo. Non si rivela un gioco particolarmente pesante e potrebbe quindi girare senza problemi anche su schede video di qualche decennio fa (non proprio, ma comunque se consideriamo il requisito minimo, una GeForce GTX 720, capirete che anche il PC più attempato sul mercato può eseguire questo titolo).

Passiamo invece a qualche piccola nota dolente: la narrazione della storia. Il gioco, inizialmente, vi permette di affrontare unicamente la modalità Storia, bloccandovi temporaneamente l’accesso a contenuti come la Galleria, il Training e il VS, tanto a chi serve sta roba, no? Dovrete prima terminare il primo capitolo del gioco per sbloccarli e, se vogliamo, da un lato ha anche senso, dal momento che proprio nel primo capitolo verrete messi di fronte al tutorial, molto ben fatto ed esplicativo e che vi impedirà, o almeno dovrebbe, di giocare come dei bonobo amanti delle percussioni.

Il problema è che il primo arco narrativo della storia è affrontato dal punto di vista dell’antagonista, Kiryuin Satsuki, piuttosto che da quello della protagonista Matoi Ryuuko. Il gioco vi lancia quindi immediatamente nella trama, partendo dalla fine dell’ottavo episodio della serie e quindi spoilerando gran parte dei plot twist dell’anime, lasciando il malcapitato che non ha visto la serie nella confusione più totale. Dopo aver giocato il primo capitolo sbloccherete nella Galleria tutta una serie di voci, terminologie, schede dei personaggi che potrebbero aiutarvi a mettere insieme i pezzi e cercare di capire quello che sta succedendo, ma ritengo sia una scelta quantomeno audace quella di alienarsi il giocatore fin da quando preme il pulsante Start. Dare per scontato che tutti quelli che acquistano il gioco hanno anche visto l’anime potrebbe essere una mossa controproducente e forse sarebbe stato meglio puntare su una versione raccontata in modo più canonico della storia.

L’altra faccia della medaglia è che le scene tratte dall’anime e renderizzate con il motore di gioco sono davvero ben fatte e guardarle è un vero e proprio piacere, rispettano lo stile del materiale originale strizzando l’occhio ai fan del franchise che ne saranno senz’altro entusiasti. Se invece non amate gli intermezzi troppo lunghi tra una battaglia e l’altra allora sarebbe meglio lasciare il titolo sullo scaffale, perché i personaggi chiacchiereranno davvero tanto.

Omake Mode

Sebbene siano presenti modalità classiche come la Sopravvivenza, e la meno canonica Sfida Covers in cui dovrete sconfiggere ondate di nemici, il gioco non è solo picchia picchia con tette (quasi) al vento ma ha anche alcune piccole sezioni bonus che puntano a incrementare la longevità, come la presenza della modalità Diorama, stranamente chiamata “Immagine digitale”. Selezionandola dal menù verrete trasportati in un editor dove è possibile scegliere i propri personaggi preferiti e relative pose, salvando così la scenetta creata. Peccato che l’utilità si esaurisca tutta qui e dopo averne creata qualcuna non vediamo come possa essere ulteriormente interessante indugiare in questa modalità.

A chi consigliamo Kill la Kill The Game IF?

Il gioco è rivolto quasi esclusivamente ai fan dell’anime originale, chi non ha avuto modo di vederlo troverà una storia narrata con scene sì ben fatte ma molto frammentarie, al punto da rendere difficile il mettere insieme i pezzi. Se siete fan dei picchiaduro Arc System Works potreste dare una chance al titolo, se non altro per il buon livello raggiunto dal gameplay e per giocare qualcosa di meno impegnativo del solito. Va anche detto, però, che chi ha una certa dimestichezza ed esperienza con picchiaduro tecnici come BlazBlue, Guilty Gear e lo stesso Dragon Ball Fighter Z potrebbe non digerire molto bene le semplificazioni di Kill la Kill The Game IF, ritenendolo un semplice button masher. Se i vostri amici non ne possono più di perdere contro di voi magari potreste usare Kill la Kill come panacea, da tirare fuori prima che vi spacchino il gamepad e anche la faccia.

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