Kotodama: The 7 Mysteries of Fujisawa è una visual novel a tinte erotiche con elementi da puzzle game. Sviluppato da Art Co. Ltd e PQube Limited e da questa pubblicato. Disponibile a partire dal 31 maggio su Steam, il titolo cerca di proporre una storia intrigante, spalleggiata da un cast di personaggi che riflette gli archetipi canonici degli ambienti scolastici nipponici di questo tipo di produzioni, cercando però di fornire anche una prospettiva diversa e più profonda.

ProContro
Voglia di innovare Componente Ecchi insipida e
anticlimatica
Spunti narrativi interessanti Artisticamente debole
Sessioni Puzzle noiose 

Primo giorno di scuola, sono in ritardo. Doppiamente, in realtà. Non solo perché la campanella è già suonata da un pezzo e mi sono perso fra i corridoi di questo dedalo accademico ma anche perché essendomi appena trasferito in questa città, mi ritrovo ad anno scolastico inoltrato, in un ambiente nuovo e senza conoscere nessuno. Ok, non proprio nessuno, il demone con cui ho stipulato un patto fluttua sempre intorno a me, nelle sue sembianze di minuscola volpe bluastra. La presenza di Mon-Chan mi conforta, ovviamente, rimango pur sempre in ritardo e spaesato però. Ecco approcciarsi una ragazza a tutta velocità, vorrei chiederle indicazioni ma si mette a blaterare di una maledizione e poi fugge via, poco male, trovo la mia avvenente insegnate che mi guida in aula qualche minuto dopo e lì mi presenta alla classe, chiedendomi cognome, nome e… il mio sesso, peccato speravo si intuisse senza doverlo specificare ma fa niente.

Insomma, l’incipit di Kotodama: The 7 Mysteries of Fujisawa non potrebbe essere più piatto, non solo perché ci ritroviamo nell’ennesimo liceo giapponese, attorniati da studenti e studentesse ammiccanti ma anche perché, la componente paranormale del tutto viene presentata al giocatore in maniera banale e sciocca. Lo stesso discorso vale in realtà per i misteri su cui indagheremo che presentano delle mini-storie fin troppo leggere ma soprattutto prevedibili, anche quando i temi trattati si dimostrano più impegnati. Le prime ore si rivelano, senza mezzi termini, disastrose, a meno che non siate fan accaniti del genere visual novel e che l’eccessiva leggerezza di scrittura non vi dia fastidio alcuno. Eppure, superato lo scoglio iniziale (che si attesta tra l’ora mezza e le due ore), arriverete finalmente al cuore dell’esperienza della produzione e sarà chiaro come quanto visto fino a quel punto non sia altro che la punta dell’iceberg, egregiamente camuffata per sembrare puerile e insipida. Ecco, se c’è un appunto da fare è che, purtroppo, il camuffamento sia forse troppo efficace e più di un giocatore potrebbe decidere di abbandonare il titolo senza neanche portare a termine il primo mistero.  In linea di massima infatti, senza svelare nulla di compromettente, possiamo considerare il titolo PQube spaccato, volutamente, in due: una parte più blanda, che presenta situazioni decisamente canoniche, attorniata da una poverissima componente puzzle a tinte erotiche e poi, il vero cuore dell’esperienza, dai toni decisamente più maturi. Il problema, di fatto, è che se il secondo aspetto del gioco risulta abbastanza coinvolgente, il primo affossa l’esperienza  per quasi tutto l’arco della sua durata.

I’ve got a (candy) crush on you!

Come accennato a inizio articolo, il nostro alter-ego liceale ha stipulato un patto con un potente demone che ci ha garantito il Potere delle Parole (Kotodama, appunto!) grazie al quale potremo piegare la volontà altrui al nostro volere per assicurarci che le persone intorno a noi ci svelino i loro più oscuri segreti. Ci sarebbe bastato l’accesso alla loro cronologia internet ma si sa che i demoni preferiscono vie più tortuose. In sostanza, il nostro potere ci permetterà di accedere alle fasi puzzle game, grazie alle quali, strato dopo strato, arriveremo alla nuda verità, e come potete immaginare, nessuna di queste parole è stata usata a caso.

Sostanzialmente ci troviamo di fronte ad un epigone del celebre Bejeweled, o dell’attualmente più celebre Candy Crush, se preferite. Dovremo quindi creare delle file di tre figure identiche all’interno di una griglia, tra ostacoli, bonus e reazioni a catena in grado di far svestire più velocemente il nostro bersaglio , che rimarrà sempre ben visibile alla destra dello schermo, tra risatine, mugolii e versi di eccitazione. L’idea di ravvivare un po’ il panorama delle visual novel, unendole al puzzle game è sicuramente da lodare, per quanto non originale ovviamente, Catherine del resto ha già dimostrato come si potesse creare una visual novel a tinte ecchi con una solida struttura da puzzle game a consolidare l’esperienza generale. Risulta ovvio sin dalle prime battute che il gioiello Atlus non sia minimamente avvicinabile da quello PQube ma voler paragonare due produzioni così differenti, soprattutto a livello di budget, sarebbe profondamente ingiusto, per cui Kotodama merita comunque un plauso. Ciò che veramente sconforta è come queste sessioni siano profondamente noiose, anticlimatiche e fuori luogo, oltre a proporre una componente erotica davvero troppo all’acqua di rose, peccato.

Tratto sporco

Una componente che credo sia determinante in titolo di questo genere, è quella artistica. Un buon character design e, in generale, un art style all’altezza possono fare miracoli per una visual novel, eppure anche sotto questo aspetto, Kotodama non porta  quasi nulla di interessante. Al di fuori di sporadiche illustrazioni legate alla trama infatti, tutto il comparto estetico (da quello artistico fino al polishing dei menù e dei puzzle) risulta davvero troppo mediocre. Il character design resta decisamente altalenante senza quasi mai superare la sufficienza e anzi,  perdendola quando si tratta di illustrare le comparse che popolano l’istituto Fujisawa. Questo rende anche meno efficace la componente erotica che, pur con leggerezza, avrebbe potuto risultare più sensuale se affidata a fanciulle e fanciulli meglio caratterizzati.

A chi consigliamo Kotodama: The 7 Mysteries of Fujisawa?

Nonostante tutto, Kotodama: The 7 Mysteries of Fujisawa è più della somma delle sue parti. Se nelle prime battute risulta un titolo assolutamente da dimenticare, nel dipanarsi dell’esperienza riesce a raggiungere e superare la soglia della sufficienza, pur rimanendo un titolo afflitto da diversi difetti che, pur superando i pregi, non riescono comunque a inficiare l’esperienza complessiva. Chiunque apprezzi il genere delle visual novel può dunque acquistare il titolo senza remore, rimarrà sicuramente soddisfatto dal vero volto del titolo e dal suo timido carisma. Per chi invece volesse avvicinarsi al genere o per chi già si fosse avvicinato con lo splendido Doki Doki Literature Club distribuito gratuitamente su Steam, il consiglio è di andarci con i piedi di piombo e valutare per bene l’acquisto, perché potreste facilmente rimanerne delusi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.