Monster Boy and the Cursed Kingdom è un vero e proprio sequel spirituale della nota serie apparsa su console SEGA, Wonder Boy. Il gioco è sviluppato da Atelier Games e distribuito nel nostro territorio da FDG Entertainmente. Dopo aver visto una prima pubblicazione su console Nintendo Switch, Playstation 4 e Xbox One lo scorso dicembre, ci ritroviamo ora a recensire il port per PC/Steam, uscito il 25 luglio. Senza indugio quindi caliamoci nel mondo del ragazzo mostro!

Provato su PC

ProContro
+ Boss divertenti da affrontare– Storia molto basilare e lineare
+ Fasi platform ben realizzate 

Non avendo una gran familiarità con la serie Wonder Boy mi scuso con chi alzerà il sopracciglio scandalizzato dai miei commenti, tuttavia, sappiate che non sto compiendo un vero e proprio salto nel buio dal momento che ho completato almeno Wonder Boy: The Dragon’s Trap, sviluppato invece da Lizardcube e vero e proprio remake di Wonder Boy III, uscito al tempo su Master System, Game Gear e persino PC Engine.

YOUR JOURNEY BEGIN IT’S TIME TO GO!

Con Monster Boy ci troviamo di fronte invece a un progetto tecnicamente slegato da Wonder Boy ma concettualmente influenzato a più livelli. In particolare, proprio da The Dragon’s Trap, dal momento che il protagonista, il giovane Jin dai capelli blu, si ritroverà in una situazione paradossale, trasformato in un maiale, dallo zio ubriacone che ha trovato una bacchetta magica e con cui sta trasformando tutti gli abitanti del regno in bestie. Una sorta di parallelo può qui essere tracciato con il terzo capitolo di Wonder Boy dove il protagonista viene trasformato in un drago dalla maledizione del Meka Dragon.

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In Monster Boy, l’unico modo di fermare lo zio guastafeste che ha alzato il gomito un po’ troppo e restituire a tutti le proprie sembianze, è quello di raccogliere delle sfere magiche che a loro volta conferiscono al ragazzo il potere di tramutarsi in altri animali. Questa meccanica è familiare a chi ha avuto modo di giocare Wonder Boy III, dove il protagonista poteva tramutarsi in bestie dai poteri particolari che gli permettevano di interagire con l’ambiente circostante in modo diverso. Con il maiale, per esempio, sebbene abbiate un raggio d’attacco limitato, avrete accesso a un fiuto formidabile per trovare porte nascoste, oggetti, o consigli su come procedere, mentre il serpente può strisciare sulle pareti e infilarsi in passaggi angusti per raggiungere zone altrimenti precluse.

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Se però in Wonder Boy III le trasformazioni erano limitate ad alcune zone specifiche, in Monster Boy è possibile passare da una forma all’altra liberamente, permettendo quindi ai giocatori di esplorare le varie zone in modo molto più semplice e veloce, eliminando un noioso backtracking dovuto alla scelta di una forma “sbagliata”. Un punto a favore dunque per Monster Boy che svecchia la formula e rilancia il brand nel nuovo millennio. Non si tratta però dell’unico elemento degno di nota, molto interessante è anche la decisione di aggiungere una mappa, accessibile in qualsiasi momento per vedere dove vi trovate di preciso come se fosse un vero e proprio metroidvania.

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Il menù del personaggio vi darà accesso ad armi, armature, accessori per muovervi sott’acqua e persino diverse tipologie di magie che vi aiuteranno non solo ad abbattere i nemici ma anche a risolvere puzzle ambientali. Le risorse magiche possono essere sia acquistate sia ottenute dai nemici, difficilmente quindi vi ritroverete a secco e incapacitati a procedere, sotto questo punto di vista la gestione è stata bilanciata tendendo molto verso il generoso, probabilmente per rendere l’esperienza meno frustrante.

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Non si tratta però di un gioco estremamente semplice, i boss riusciranno a mettervi alla prova con pattern differenti e meccaniche puzzle da scoprire prima di riuscire a farli fuori e ottenere l’agognata ricompensa e più avanzerete nell’avventura e più il gioco si complicherà, richiedendo una buona conoscenza di tutte le forme e velocità nel cambiarle per far fronte alle sezioni platform più avanzate.

Se proprio dobbiamo trovare una pecca, Monster Boy non ha la stessa pulizia e livello di dettaglio raggiunto dal remake di Lizardcube. A prima occhiata i due titoli potrebbero sembrare molto simili ma giocandoli entrambi è possibile notare subito le differenze. Da un punto di vista puramente personale ho trovato più grazioso e curato Wonder Boy The Dragon’s Trap, tuttavia bisogna ammettere che il gioco Lizardcube è molto più breve rispetto a Monster Boy and the Cursed Kingdom, che si rivela invece la scelta migliore se volete un metroidvania che abbia un feel retro ma applichi sapientemente tutte le migliorie che un gioco moderno dovrebbe avere.

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A chi consigliamo Monster Boy and the Cursed Kingdom?

Il titolo può essere apprezzato virtualmente da chiunque ma in particolare dagli utenti che amano la serie Wonder Boy e che vogliono un metroidvania dall’aspetto scanzonato che ricordi, almeno per interfaccia e presentazione, i giochi di un tempo. E poi ha una intro in stile anime anni ’80/’90 imperdibile (che vi lascio qui in basso qualora non siate ancora convinti).

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