Our World is Ended, sviluppato da Red Entertainment (famosa soprattutto per la serie Sakura Taisen) e distribuito da PQube, è una visual novel per Playstation 4, Switch e Steam in arrivo il prossimo 18 aprile.


Provato su Ps4, modello base

Pro Contro
+ Direzione artistica, menù e
illustrazioni dei personaggi di grande
qualità
– Musica generica e
dimenticabile
+ Trama con alcuni ottimi colpi
di scena
– Umorismo generalmente
becero


Originariamente un’esclusiva per PS Vita (vedo un trend qui), riportato su Ps4 in terra natìa come Judgement7 – Ore-tachi no sekai wa owatteiru, e da noi solo su Ps4 come Our World is Ended, traduzione letterale del titolo originale.

PREMESSA

Our World is Ended ti mette nei panni di Gozen Reiji, letteralmente Mezzanotte, nomignolo di Reiji Misaki, un nuovo lavoratore part-time per la piccolissima casa di sviluppo di videogiochi chiamata Judgement7. Lo sviluppatore per smartphone sperimenta con le nuove tecnologie della Realtà Aumentata/VR, creando un motore chiamato W.O.R.L.D. Program in grado di cambiare la visione della realtà in tempo reale. Nella calda estate del 2017, girando per Asakusa, Reiji finisce per vedere una Tokyo praticamente in rovina attraverso il visore VR. Lentamente gli scenari ideati dal capo programmatore Sekai Owari (letteralmente Fine Mondo) e Iruka No.2 (letteralmente Delfino #2) sembrano prendere vita e penetrare nel mondo reale. Che stia arrivando davvero la fine del mondo? La premessa è un po’ questa: un mondo virtuale che sfuma i confini con quello reale e il pericolo incombente della fine del mondo. Un mistero da risolvere prima che tutto finisca.

GAMEPLAY

Per quanto riguarda il gameplay c’è pochino da dire: è una visual novel piuttosto tradizionale. Possiamo andare avanti, attivare la progressione automatica del testo e saltarne delle parti. Oltre alle occasionali – e specifico, sono pochine – scelte multiple tipiche del genere, Our World is Ended vuole dare un po’ di colore alle interazioni con un sistema chiamanto Selection of Souls (S.O.S., simpatici, eh?): in alcuni momenti il gioco si ferma, lo schermo si fa grigio e frasi corrono in maniera irregolare da destra a sinistra e si ha qualche secondo per scegliere cosa rispondere. Se aspettiamo, potrebbe occasionalmente apparire una scelta nascosta o terminare in silenzio, e come si dice, anche il silenzio è una risposta. Non necessariamente una buona risposta, ma quello è un altro discorso.

Le nostre scelte sono legate in realtà non tanto a importanti sviluppi di trama, quanto piuttosto alle interazioni tra i personaggi. Si sceglie soprattutto come rispondere e cosa dire ai vari compagni, causando spesso un miglioramento nel rapporto. I primi tre vengono visualizzati a sinistra nel menù di pausa. Un’affinità particolarmente alta permette di vedere alcuni eventi speciali e un finale speciale specifico per la persona col rapporto più importante, arrivando a un finale normale (leggasi in realtà un “non finale”), sette finali individuali e un finale segreto. Una singola partita dura circa 30 ore, ma fortunatamente c’è modo di saltare scene e dialoghi se si ha voglia di rigiocarlo da capo per ottenere altri finali e altre scene. In ogni caso, per ottenere tutti i finali (e per i cacciatori di trofei/achievements) bisogna rigiocarlo più volte.

PRESENTAZIONE

Our World is Ended si presenta molto bene, e lo sa benissimo. Il video di introduzione è splendidamente realizzato, le illustrazioni sono curatissime e tutto il gioco ha un leggero effetto galassia, un tono quasi onirico, da libro illustrato per ragazzi. I menù, ovviamente pochi visto il genere, sono semplici, veloci, e dallo stile accattivante. Come ci è capitato di notare, il Giappone sta sfornando giochi sempre più attenti a questi aspetti, e un menù curato può fare una gran differenza.

Il gioco è parlato in giapponese ma permette la doppia lingua per lo scritto, giapponese e inglese. Sembra una scemenza, ma ad oggi molti giochi cancellano il giapponese dal testo, o altri ce l’hanno ma lo trovi solo se cambi la lingua di sistema. OWiE lo inserisce chiaramente nel menù. Qui sicuro perdo molti di voi, c’è poco da discutere: se non conoscete almeno l’inglese, il gioco è off-limits.

Per quanto riguarda la musica: poca varietà, generica e dimenticabile. A circa 40 ore non saprei canticchiarvi nemmeno una traccia. Sono perlopiù musiche che cercano di ispirare in maniera blanda una certa sensazione: c’è quella simpatica da passeggiata, quella più seria, quella tragica, quella strampalata e comica. Le idee ci sono, ma per un gioco dove si legge e si ascolta gente parlare, non saprei dire se è davvero sufficiente; chiaramente non si può mettere una musica troppo invadente e complessa se bisogna ascoltare l’audio delle voci sopra, ma credo si sarebbe potuto fare molto di più.

Un’altra scelta discutibile poi sono le ambientazioni, o in altre parole, le illustrazioni di sfondo. Sono pochine e mai caratterizzate più dello stretto necessario: da un lato questo aiuta a rafforzare il leggero senso onirico dato dai forti colori pastello, dall’altro capita di rivedere infinite volte le stesse illustrazioni. Tutto questo esacerbato dal fatto che una fetta consistente del gioco è ambientata nel quartiere di Asakusa a Tokyo, e si gira costantemente per la stessa manciata di ambienti. Sarebbe stato più interessante creare qualche variante, o qualche altro punto di vista per le stesse ambientazioni per dare maggiore carattere, e viene il dubbio che ci fossero questioni di budget in gioco.

Lo stesso fortunatamente invece non si può dire delle splendide illustrazioni in CG. Nessuna visual novel che si rispetti manca di una ricca galleria di CG, e questo titolo ne ha 60 di base più una manciata di varianti, tutte di buona qualità.

IL CAST

Bisogna parlare però dell’elemento portante di una visual novel: la trama e come viene portata avanti dal cast.

La trama comincia molto, molto, molto lentamente: i primi capitoli solo di puro world-building per acclimatare il giocatore con i personaggi principali e le loro particolarità, il mondo di gioco e l’ambientazione. In questo il gioco riesce, ma con una lentezza e una mancanza di concentrazione ai limiti dell’inaccettabile. Nelle prime 10 ore di gioco non vengono introdotti neanche tutti i personaggi principali e non si vede quasi alcuna traccia di un plot di alcun tipo. Si procede molto lentamente per le banali, mondane, vicissitudini dei ragazzi di Judgement7. Soffermiamoci un attimo sul cast.

Gozen Reiji, o Reiji Misaki, è il protagonista: come da produzione giapponese dei passati 15 anni, Reiji è un nessuno, un ragazzo medio, neutro, senza pregi e senza difetti (avrei da dire che essere originali come cartone bagnato in realtà è un difetto, ma andiamo avanti), che da qualche mese lavora per Judgement7.

Sekai Owari, il capo programmatore, un genio della programmazione e un pervertito senza rimedio, è lo strano punto di riferimento e fondatore di Judgement7. Ha la testa sempre altrove e non perde occasione, davvero non perde occasione di fare una battutaccia zozza.

Iruka No.2 è lo sceneggiatore. Un ragazzo robusto con uno stile da rockettaro, è un soggetto che parla da solo di cose senza senso, urla, fa pose assurde. Tutti lo sanno, eppure a tutti sta bene. Le sue ambientazioni sono sempre complesse oltre il comprensibile e spesso con un twist zozzo.

Yuno Hayase, la svampita del gruppo. L’assistente di Judgement7 è una ragazza con la testa tra le nuvole, le tette grosse e tanta positività e allegria.

Asano Hayase, sorella maggiore di Yuno, è la musicista del gruppo, ma ironicamente completamente stonata. È la tsundere per eccellenza, sempre agitata, soffre molto per il suo seno dalle dimensioni contenute.

Natsumi Yuki, una sorta di gothic lolita altezzosa, arrogante e maleducata, è l’illustratrice della compagnia. Tratta con estrema sufficienza chiunque le si avvicini, peggio tra tutti il protagonista che si rifiuta di chiamare per nome.

Tatiana Alexandrovna Sharapova è infine la tredicenne genio programmatore secondario che per le prime ore di gioco appare come sostegno informatico da remoto da Hokkaido prima di trasferirsi nello studio di Asakusa per l’estate.

INTERAZIONI E UMORISMO

Ci sono altri personaggi chiave, ma non andiamo oltre altrimenti il gioco ve lo gioco io. Qui è dove probabilmente verrete conquistati o premerete Alt+F4 (o l’equivalente da smartphone, su): l’umorismo. I personaggi coprono in maniera più e meno fedele alcuni tra gli stereotipi anime che insozzano l’intrattenimento da diversi anni, il tutto però fortemente intriso di un appena puberale umorismo a sfondo sessuale.

Il problema di quest’umorismo è che non va mai oltre, non spazia molto: non è interessante o intelligente, si tratta per lo più di battutine e gag sulla grandezza del seno, sull’allusione a un appuntamento o a un bacetto che non si fa mai– il livello non va mai oltre la bambinata. Immagini e zoom su tette, urla di ragazze indignate, allusioni e giochi di parole e nient’altro. Il gioco sembra ambientato in un mondo parallelo in cui il sesso è un tabù intoccabile, e bisogna sempre ricordare che è un gioco giapponese, ambientato in Giappone, per giapponesi, il che ha senso, ma per un europeo la cosa è assolutamente anacronistica. Riporta alla memoria i tempi in cui i bambini ridevano a crepapelle per aver detto “cacca-pipì”. E vi dirò, in diversi momenti le battute strappano un sorriso, anche una piccola risatina, ma il gioco non sa darsi ritmo. Le battute vengono trascinate per diversi minuti ogni volta, il plot centrale è largamente secondario. A dover fare una stima veloce di quanto sia il plot centrale e quanto sia il filler, temo che la cosa diventerebbe forse 10 e 90 su 100.

Ora mi soffermerei su una cosa però che io trovo grave: torniamo a ripetere, un gioco giapponese per giapponesi, ma si permette di perpetuare stereotipi e gag offensivi in maniera non più accettabile. Come spesso capita nei media in generali, l’omosessualità (tra le varie cose che deviano dalla percepita norma) è usata come gag, come cosa che non esiste ma la si punta col dito per ridere. Infinite sono le gag sul fatto che al protagonista possano piacere i ragazzi, sul fatto che Owari sia così deviato che a questo punto non sarebbe strano che fosse gay, sul fatto che un personaggio si emoziona all’idea che lui finisca a letto con l’amico… insomma, i gay non esistono, ma quanto ci fanno ridere. L’argomento è lungo e complesso, ma per il bene di questa recensione mi fermo qui, dicendo che un po’ troppo spesso quando le battute toccano quegli argomenti, il cringe factor va over 9000.

Circa dalla seconda metà pian piano si vedono i fili della trama muoversi in direzioni interessanti, e grazie ai pochi ma belli svolgimenti e colpi di scena, il risultato è soddisfacente. Si vede che OWiE ha preso ispirazioni dalla scuola delle visual novel di grande successo come Steins;Gate o Dangan Ronpa e ha preso alcuni elementi rielaborandoli in chiave propria. Solo che quando bisognava dare una spruzzata di umorismo e filler, forse gli è cascato dentro l’intero barattolo.

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A conti fatti Our World is Ended è una visual novel competente e simpatica, con un cast decisamente eccentrico e qualche colpo di scena valido. Il problema è che forse, un po’ come l’umorismo che colora tutto il gioco da inizio a fine, il tono è appena adolescenziale. Se pensate che quel tipo di risata da cortile sulle zinne della minorenne di turno possa intrattenervi con leggerezza per un po’ e avete molto tempo da passare in compagnia di personaggi strampalati, perché no, potrebbe fare proprio per voi.

2 Comments »

  1. Non sono questo grande fan delle VN, quindi non mi ritengo interessato, ma lo stile estetico di questa (tranne forse nelle forme stranissime di alcuni personaggi) non mi dispiace

    • Uno dei pregi della VN in questione è proprio lo stile come sottolineato dal falasca nella recensione. D’altronde bisogna puntare su quello e sulla storia per dare ai giocatori la spinta necessaria a comprare una visual novel!

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