Una delle prime recensioni scritte sul nostro tenero portale fu quella della Remaster di Commandos 2 a cura di Kalypso Entrainment, software house che gli appassionati di gestionali conosceranno per la serie Tropico. Dopo ben 5 anni ecco che la cara Kalypso, questa volta come publisher, rilancia la serie con Commandos: Origins, sviluppato da Claymore Game Studios. Si tratta di un nuovo gioco che ripropone il fascino della serie Stealth\RTS con alcune delle meccaniche degli splendidi titoli della purtroppo ormai chiusa Mimimi. Il titolo è disponibile per PC tramite Steam, Xbox Series X\S, Playstation 5, Playstation 4 e Xbox One dal 9 aprile. Vi anticipo che su Steam gli utenti si stiano lamentando di tantissimi bug, crash e problemi di frame rate. Personalmente non ne ho riscontrati, ma comunque consiglio di attendere una patch correttiva, giusto per evitarvi un po’ di acidità di stomaco.
Provato su PC
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Pugnalate alla sgurduna
Commandos: Origins segue lo stile tipico del suo genere, con la visuale dall’alto che consente di tenere d’occhio la mappa, per il posizionamento dei nemici e per quello dei propri Commandos. Il titolo si sviluppa in una serie di missioni ambientate dietro le linee nemiche tedesche, dove avremo a disposizione diversi esperti militari per sabotare strutture, assassinare determinati ufficiali o prendere documenti specifici, a seconda dell’obiettivo della missione.
Ovviamente, non dovremo farci scoprire dai soldati tedeschi. Per farlo potremo sfruttare l’ormai conosciuta funzione del cono visivo che ci permette di controllare dove un determinato nemico sta guardando. Il cono è diviso in due sezioni: una colorata e una a righe. In quella colorata, il soldato ci vedrà sempre, mentre in quella a righe potrà vedere solo i personaggi in piedi. Di conseguenza, starà al giocatore capire quando muoversi di soppiatto, o magari provare una corsetta per aggirare un nemico e ficcargli un pugnale nelle costole. Non manca la possibilità di piazzare un indicatore sulla mappa o sulle unità nemiche, per capire se qualcuno sta guardando in quella direzione.
I comandi moderni rendono l’esperienza di gioco molto fluida e piacevole, le nostre unità sono state dotate di un buon path finding, quindi sarà possibile controllarle con precisione. Non ho avuto modo di provare il gioco con il gamepad, perché non sono così pazzo, quindi se giocate su console… bè, non posso mentirvi sulle vostre possibilità, ma avete la mia solidarietà (cit.).
Ognuno dei nostri sei Commandos avrà delle abilità condivise e altre specifiche. Alcune delle nostre unità potranno usare il coltello per accoppare i soldati nemici di nascosto, o magari arrampicarsi sui pali della luce e sollevare i cadaveri per trasportarli velocemente. Come vuole la tradizione, non potremo scegliere quali personaggi usare. Ogni missione avrà i suoi Commandos prestabiliti, quindi starà a noi sfruttare le loro potenzialità per portare a casa la pellaccia.

Il Berretto Verde potrà usare una ricetrasmittente per creare rumore e attirare i soldati, mentre il Sapper potrà tagliare il filo spinato e piazzare una trappola per orsi. Il Cecchino invece, come si può immaginare, è ottimo per fare fuori unità dalla distanza o per stendere due soldati in linea con un solo colpo. Ogni azione produrrà un rumore, indicato con precisione dall’interfaccia, quindi dovremo stare attenti a cosa fare e quando farlo. Il rumore si potrà sfruttare anche per attirare i soldati nemici in un punto e poi pugnalarli con gusto. Con un po’ di pratica e attenzione, si potranno usare anche le armi più rumorose come granate e pistole, in modo da poter uccidere più soldati nemici dalla distanza. È un gran divertimento riuscire a far funzionare le strategie più ardite, come tirare una granata su una tanica di benzina e far saltare in aria quattro soldati nemici, calcolando bene la portata del rumore.
Commandante, commandante
Senza troppa vergogna, Commandos: Origins prende dai giochi Mimimi la meccanica che permette di pianificare e coordinare le mosse dei nostri Commandos. Una meccanica che nelle fasi avanzate di gioco si rivela praticamente indispensabile, in quanto ci consente di usare tutti i Commandos a disposizione contemporaneamente. Premendo il tasto apposito, si potrà affidare una particolare azione a ogni singolo Commando, in modo da fare fuori più nemici contemporaneamente. Ad esempio, sarà possibile stendere una vedetta dalla distanza col cecchino, mentre il Berretto Verde accoltella il suo compare alla giugulare in modo che non possa dare l’allarme.
Si tratta di una meccanica che se usata a dovere, può dare tante, ma tante soddisfazioni. Il level design del gioco, a parte qualche problemino, risulta di buona fattura: ogni mappa si potrà affrontare in modi diversi, sfruttando le abilità dei militari che ci verranno assegnati, il proprio acume tattico e il sopraccitato sistema di pianificazione. Ma cosa succede se si viene scoperti? A seconda del livello di difficoltà scelto, i soldati nemici avranno diversi tempi di reazione, ma in ogni caso quando un nostro Commando viene avvistato, si riempirà un indicatore dell’allarme diviso in tre tacche.
Con una o due tacche verremo cercati (e nel caso attaccati) solo dai nemici nell’area dove siamo stati scoperti, o dove magari è stato trovato un cadavere.
Una volta riempita la terza tacca, scatterà l’allarme generale e tutti i tedeschi si butteranno su di noi, come se fossimo stati appena ricoperti di birra e crauti.
Inutile dirvi che il titolo dispone di una funzione di salvataggio rapido di cui sarà necessario abusare, perché inevitabilmente si fallirà molte volte.
Una volta scoperti sarà veramente difficile riuscire a cavarsela, inoltre la missione fallirà quando uno dei nostri viene accoppato. Stranamente, in Commandos: Origins non ci sono salvataggi automatici, quindi se non ci ricordiamo di salvare, potrebbero volare pesanti illazioni contro gli sviluppatori e il padreterno…o chi ne fa le veci a seconda del vostro credo.
La meccanica dell’allarme graduale permette di fare qualche errore durante le missioni, cosa che alleggerisce in parte l’esperienza di gioco. Tuttavia, ci sono delle incongruenze come quando dopo aver fatto letteralmente saltare in aria l’obiettivo principale, non si attiverà l’allarme in tutta la base, permettendoci di fuggire in tutta tranquillità.
Chi troppo commanda…
Tecnicamente Commandos: Origins è un gioco discreto, le animazioni sono nella media, così come i modelli dei personaggi, dei veicoli e degli edifici.
Anche il sonoro lascia a desiderare, con un doppiaggio solo accettabile e una soundtrack completamente da dimenticare, composta dalle solite banali marcette militari e orchestrazioni da spy movie.
In generale, Claymore Game Studios poteva fare di più nella presentazione delle missioni e nelle cutscene, giusto per aggiungere un po’ di atmosfera in più al titolo.
La storia è ovviamente superflua, a parte un po’ di banter tra i vari personaggi, non ci sarà altro. Le missioni infatti saranno sconnesse tra di loro. La sensazione è quella di affrontare una serie di scenari randomici, cosa che sicuramente ha permesso a Claymore Game Studios di sfruttare diverse ambientazioni, rendendo però tutto più disunito. Ci troveremo quindi dal far esplodere un ponte in Francia, a dover sabotare equipaggiamento in Norvegia, senza alcuna spiegazione sul come o perché.

Tuttavia, i veri problemi di Commandos: Origins stanno in alcune scelte di design. Intendiamoci, quando funziona, Commandos: Origins intrattiene e diverte, però alla lunga può risultare stancante. A differenza dei giochi Mimimi, dove ogni personaggio aveva delle sue abilità specifiche e uniche, in Commandos: Origins la maggior parte dei personaggi potrà pugnalare i nemici alle spalle o arrampicarsi sui pali della luce, usare pistole e condividere altre skill. Questo si traduce in intere parti di missioni dove un personaggio potrebbe risultare completamente superfluo, al punto che potrete spazzare via di nascosto i soldati nemici in sezioni della mappa utilizzando anche solo il Berretto Verde.
Purtroppo questo difetto pesa, perché le missioni sono lunghissime. La progressione è stata calibrata male: già dalla quarta missione su ben quattordici ci si troverà ad affrontare una mappa enorme, piena di nemici e con diversi edifici nei quali entrare. E cosi ci si vedrà costretti a ripetere spesso le stesse azioni perché le mappe sono letteralmente cosparse di soldati e operai dell’esercito tedesco, anche in punti dove effettivamente si poteva fare a meno di inserirli.
Magari i super appassionati del genere apprezzeranno questa scelta, ma diciamo che si rischia di arrivare a metà gioco stanchi e sfiancati.
C’è qualche sbavatura incomprensibile nel design delle mappe: il gioco sembra bloccare alcune decisioni “sensate” con mura invisibili e punti passabili solo da alcune unità. Questo costringe a scelte abbastanza folli e poco credibili, come il dover accoppare un intero plotone di soldati in una posizione fortificata, anziché poterlo aggirare grazie all’esplorazione della mappa.
A chi lo consigliamo?
Commandos Origins: Un buon ritorno della serie che, purtroppo, non riesce a tenere testa agli RTS di Mimimi, finendo per presentarsi come un titolo senza una vera identità. Detto ciò, resta un'esperienza che può comunque divertire, pur mancando quella meccanica di gioco o quello stile che poteva renderlo unico. Alla luce della sua progressione sbilanciata, lo posso consigliare solo agli appassionati della serie o di questa tipologia di giochi, avvertendoli però di un design delle mappe non sempre a fuoco che purtroppo può stancare molto prima delle missioni finali. – heavysam




