Recensione di Atelier Yumia: The Alchemist of Memories & the Envisioned Land

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Atelier Yumia: The Alchemist of Memories & the Envisioned Land è l’ultima fatica della serie sviluppata da Gust e pubblicata da Koei Tecmo. Uscito il 21 marzo 2025 per PlayStation 5, Xbox Series X/S, Nintendo Switch e PC tramite Steam, il gioco introduce numerose innovazioni che ampliano e rinnovano la formula tradizionale della saga. Con una nuova protagonista e un nuovo mondo da esplorare, cosa significa questo capitolo, per la direzione della serie? Vediamolo insieme.

Provato su PlayStation 5

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La nuova protagonista è Yumia Liessfeldt, una alchimista che si unisce a un team di ricerca incaricato di esplorare le rovine dell’antico Impero di Aladiss, un tempo glorioso e fiorente ma caduto in rovina a causa di un cataclisma legato all’uso sconsiderato dell’alchimia. Yumia è dunque l’erede di una cultura vista con sospetto e considerata una pratica proibita, orfana di una madre che ricorda con amore e rispetto ma che sembra coinvolta con quell’orribile passato che ha distrutto le terre tempo addietro. Nel corso dell’avventura, attraverso quattro vaste aree, incontrerà tribù locali, esplorerà rovine dimenticate e scoprirà numerosi segreti celati nel passato dell’impero.

Anno nuovo, nuova me, diceva un vecchio adagio, e dopo ormai diversi anni con la più che popolare Ryza, è giunto il momento di passare il testimone. Una delle principali innovazioni di Atelier Yumia è l’introduzione di un mondo aperto, una novità significativa per la serie. L’ultimo capitolo ufficiale, Atelier Ryza 3, aveva già implementato questo sistema con risultati effettivamente altalenanti, con aree non necessariamente super interattive e un mondo che risultava fin troppo vasto per quello che cercava di fare. Stavolta, invece, il feeling di un oper world è centrale: i giocatori possono nuotare, arrampicarsi, utilizzare zipline e persino eseguire alchimia rapida sul campo per superare ostacoli e accedere a nuove aree. Elemento chiave dell’esplorazione di gioco è l’energia racchiusa nei tacchi, segnalata da una barra percentuale in basso allo schermo. Questo indicatore mostra la capacità di resistenza al mana distorto delle aree, la corsa e la disponibilità della “Quick Alchemy”, ricaricabile ad apposite stazioni di energia.

Questa libertà di movimento dà un respiro e un ritmo totalmente nuovo all’esplorazione, ora più dinamica e coinvolgente, con un gusto decisamente più action e rendendo il mondo tangibilmente più vivo. La controparte di questo discorso è, ovviamente, tutto ciò che ne consegue. La raccolta di oggetti e materiali, indiscutibilmente tra le attività chiave della serie, subisce un colpo netto, viene pressoché trivializzata, poiché non esiste più un limite, in senso stretto, alla quantità di oggetti nello zaino e la rapidità di navigazione delle aree toglie un’importante fetta di enfasi alla cura e alla ricerca delle materie prime. Inoltre, raccogliere un oggetto ora aggiunge un valore numerico a una macro categoria a cui l’oggetto appartiene, come “fibre” o “piante”, utilizzate principalmente per il nuovo sistema di “alchimia rapida“, utilizzabile liberamente per craftare medikit o proiettili per il fucile-bastone di Yumia.

Il sistema di combattimento ha avuto un’ulteriore spinta in una direzione più action, dopo le implementazioni di Atelier Ryza 3 e Fairy Tail 2, con un mix di elementi tradizionali “a turni” e nuove meccaniche in tempo reale. La principale novità è quella di poter controllare uno dei tre personaggi sul campo a due gittate diverse, “inner range” e “outer range”, con due moveset diversi per applicazioni diverse. I sei protagonisti della storia eccellono a gittate diverse e le loro armi si adattano in base alla distanza di combattimento, ad esempio con Yumia che alterna calci combinati e acrobazie a corto raggio con danni fisici e bombe o piogge di proiettili esplosivi a lungo raggio

Novità sperimentale di questo titolo è cambiare totalmente l’applicazione degli oggetti in battaglia: gli oggetti “offensivi” sono equipaggiabili, quattro per personaggio, mentre quelli “difensivi/curativi” sono condivisi dal party e inizialmente solo due. La vera differenza, tuttavia, è che ogni oggetto offensivo si trasforma in un’arma elementale con una piccola combo breve da usare, in aggiunta al normale moveset del personaggio. Di fatto, l’intero sistema di oggetti, bombe, esplosivi, ordigni interdimensionali e grimori antichi è stato rimpiazzato da spade di fuoco, lame di vento o martelli di ghiaccio.

Ogni nuovo capitolo (o trilogia, all’incirca) porta con sé un nuovo, coinvolgente sistema di sintesi alchemica degli oggetti. Per molti, apprendere e padroneggiare quel sistema per creare esplosivi o armi dalle proprietà incredibili è metà del divertimento. Una buona parte dei titoli della serie Atelier, alla base, sono bilanciati per avere un endgame ricco di aree extra e boss segreti impossibili da affrontare se non ci si prepara accuratamente, approfondendo il sistema dell’alchimia o quanto meno seguendo delle guide che aiutino il giocatore ad andare oltre.

La scelta più ardita, con ogni probabilità, è stata quella di cambiare drasticamente questo sistema, in un modo pressoché irriconoscibile. In questo mondo, l’alchimia non è tanto la creazione tramite sintesi di oggetti diversi, ma si tratta di incanalare nuovamente le energie dei ricordi delle cose che non ci sono più. Yumia è l’erede di questa arte proibita, che prevede peraltro non tanto calderoni e materiali grezzi ma cristalli e qualche goffa movenza di danza classica.

In breve, il mondo nasconde qui e lì di piccoli geyser di particelle, echi di sentimenti che sgorgano dal terreno e che solo Yumia può vedere e raccogliere. Questi quattro sentimenti rispondono grossolanamente ai quattro elementi e sono la nuova valuta principale per sbloccare e potenziare le ricette. In breve, le ricette non si apprendono con manuali, ricettari o grimori né tornano alla mente con idee o ispirazioni. Yumia troverà delle piantine o degli abbozzi di ricette che può sbloccare consumano queste particelle di sentimenti. Solo apprenderle porterà a crearne una versione base, poco più che sufficiente per iniziare. Ogni ricetta può essere potenziata fino a 10 livelli, che permette molteplici potenziamenti e nuovi nuclei. Cos’è un nucleo, mi dite? Ah-ah.

Creare un oggetto ora richiede nuclei, essenzialmente delle mini ricette con uno scopo esplicito: potenziare ricette implica sostanzialmente aumentare i nuclei e quindi le proprietà dell’oggetto stesso. Una ricetta di livello alto avrà una moltitudine di nuclei (uno per la qualità, uno per le caratteristiche, uno per l’effetto base, uno per un effetto secondario, ecc) con più livelli di potenziamento. Nella tarda seconda metà del gioco, questo permette un livello di personalizzazione anche buono, ma il tetto è stato abbassato drasticamente rispetto a quanto visto in precedenza, banalizzando di conseguenza quello che per molti è il sistema nonché l’attrattiva principale della saga.

Ultimo elemento è Housing o Building, che dir si voglia, il sistema di personalizzazione delle aree. Questo è forse il fattore più confusionario e insoddisfacente, per implementazione e realizzazione tecnica. Già dai trailer, l’impatto lasciava qualche dubbio, ma anche il prodotto finale sa, anche ottimisticamente parlando, di qualcosa di incompleto. Al di là del concetto di base, e cioè, a che scopo inserire un sistema di personalizzazione di alcuni specifici ambienti, domanda su cui possiamo anche chiudere un occhio, l’implementazione non sembra esser stata progettata con il presupposto di risultare soddisfacente e utile. In breve: in alcune specifiche aree, Yumia può attivare la modalità di costruzione, attraverso la quale costruire, posizionare e modificare (anche a piacimento) edifici e mobili.

Consumando gli elementi cumulabili generali (legnami, stoffe, fibre…) si avrà libero accesso a una quantità crescente di modelli, edifici e ammobili per dare libero sfogo alla creatività. L’utilità realistica è quanto meno dubbia, si tratta principalmente di un elemento di libera espressione della creatività del giocatore, e questo è ottimo. Il gioco, tuttavia, non prevede una visuale a volo d’uccello o almeno isometrica, ma anzi mantiene la visuale in terza persona di base. Come non bastasse, Yumia non può spostarsi oltre al perimetro designato per la modalità di costruzione, rendendo goffo quando non ostile l’intero processo creativo. Manna dal cielo è l’implementazione di un sistema di “catalogo”: alcune aree chiave richiedono al giocatore di creare una base più grande per Yumia, che potrà scegliere degli edifici precostruiti e ammobiliati, cosa che allevia di molto la frustrazione. La domanda resta: perché inserire questo sistema così personalizzabile ma così mal riuscito tecnicamente?

Grazie alle tante novità inserite, Atelier Yumia risulta un titolo riuscito e divertente, con un sistema di alchimia semplificato e privo di fronzoli e un sistema di combattimento rapido e coinvolgente. L’esplorazione ha preso uno stampo più generalista, un open world che strizza un occhio a Breath of the Wild e l’altro a Elden Ring, con numerosi altari, scrigni nascosti e puzzle da risolvere per aggiungere una spunta sulla mappa. Nasce un pensiero spontaneo: se fosse stato promosso come nuova IP parallela di casa Gust, come successo per Blue Reflection o anche Fairy Tail, sarebbe soggetto alle stesse critiche? Temiamo di no. È proprio l’avere il peso e le aspettative di essere il nuovo capitolo ufficiale della serie Atelier a lasciare un gusto in bocca piuttosto amaro, nonostante gli evidenti successi che il gioco vanta.

Atelier Yumia: The Alchemist of Memories & the Envisioned Land: Il gioco rappresenta un passo audace e originale nella continua evoluzione della serie. Le innovazioni introdotte, unite a una narrazione coinvolgente e a un mondo ricco e dettagliato, offrono un'esperienza un po' diversa, che non accoglie in maniera particolarmente calda i fan della serie e punta più a un pubblico generalista. Il titolo è ben riuscito, divertente e ricco di contenuti, ma visibilmente scarno di quell'identità riconducibile alla serie Atelier. ilfalasca

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von 10
2025-04-08T15:32:01+02:00

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