Recensione di Gestalt: Steam and Cinder

Quando Gestalt: Steam and Cinder fu annunciato un po’ di anni fa, entusiasmò parecchi amanti degli action in salsa pixel, me compreso. Tuttavia, dopo aver provato la demo ho avuto la sensazione di trovarmi di fronte a un titolo un po’ generico in tutte le sue parti. Questa sensazione è stata confermata in pieno dalla versione completa del gioco di Metamorphosis Games, uscita il 16 luglio su PC Steam, Playstation 4, Nintendo Switch e Xbox One. Partiamo male, nevvero? Ebbene, se siete interessati al mio disappunto, potete continuare a leggere la recensione, oppure premere CTRL + FINE per arrivare subito a piè pagina e trovare il voto che come potete immaginare da questa introduzione, non sarà alto.

Provato su PC

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Il design generale di Gestalt: Steam & Cinder, unisce il genere steampunk con il dark fantasy, quindi aspettatevi un miscuglio tra robot, demoni, armi bianche e da fuoco. L’originalità però non è di casa, perché sebbene la pixel art e le animazioni siano piacevoli (ma non eccelse), non ho incontrato un singolo nemico, personaggio o boss che mi abbia colpito: il tutto resta nella comfort-zone della suddetta ambientazione, senza provare nulla di nuovo.

A dare una mano ci pensa un’ottima colonna sonora che presenta arrangiamenti ben realizzati e una produzione potente. Ora, passiamo al primo problema di Gestalt: Steam and Cinder, ovvero la trama invasiva. Subito dopo aver cominciato una nuova partita, veniamo investiti dalla lore che vede l’umanità quasi del tutto devastata da un cataclisma che ha creato l’Abisso, dimora di demoni assetati di sangue. Per sconfiggerli, gli umani utilizzano il potere dell’Abisso per creare delle armature magiche. Cosa succede però?

Che alcuni guerrieri che indossano queste armature magiche vanno letteralmente fuori di testa e si ribellano, venendo però sconfitti nuovamente. Gli umani si rifugiano quindi a Canaan, l’ultima città umana conosciuta con il nome di Steam City. Ma non finisce qui, dopo questo spiegone veniamo proiettati anni avanti al cataclisma, con un’altra cutscene dove continueremo a venire subissati di informazioni, da parte di due NPC che non controlleremo.

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E quando finalmente vedremo al nostra protagonista Aletheia, di lei sapremo poco e niente, se non che è una guerriera che lavora come mercenaria nell’ultima città umana. Non proprio il miglior modo per far affezionare il giocatore a un personaggio che controlleremo per le sole 8 ore che compongono il gioco.

Ma direte voi, magari la storia raccontata in Gestalt: Steam and Cinder è indimenticabile! Bè, no, in realtà si tratta della solita minestra riscaldata, il problema è che su questa minestra gli sviluppatori ci si sono concentrati veramente troppo. Dialoghi interminabili (non doppiati, tra l’altro), faranno capolino a spezzare il gameplay spesso e volentieri, uniti a cutscene che si concentrano su altri personaggi, al punto che mi sono chiesto perché non fossero loro i protagonisti della vicenda.

Diciamo che ho speso più tempo a leggere i dialoghi pieni di termini nuovi, luoghi e nomi, piuttosto che a giocare. Difficile quindi riuscire a entrare nel ruolo di Aletheia, quando la storia dà molta più importanza a sotto-trame politiche, agli NPC e ai miti di un mondo inventato per un gioco che, scusate se mi ripeto, dura solo 8 ore.

Per dire: i dialoghi sono così invasivi che uno dei primi NPC che incontreremo ce li propinerà anche all’interno del nostro inventario e dello Skill Tree, ammassando parole su parole che si potevano tranquillamente ridurre in poche righe di semplice tutorial, perché le meccaniche di Gestalt: Steam and Cinder sono tutt’altro che intricate.

Parlando di gameplay, in Gestalt tutto funziona, ma senza guizzi particolari. I comandi sono responsivi sia nei combattimenti, sia nel platforming, ma questo purtroppo non basta per renderlo un gioco divertente. Fa il suo mestiere, ma si limita a quello, senza cercare di distinguersi dalla massa, cosa che per un titolo indie non è mai positiva.  Aletheia avrà a disposizione una spada e un revolver con i quali non si dovrà fare altro che colpire dei nemici spugna capaci di ripetere lo stesso attacco ad nauseam.

Infatti, nei combattimenti ci limiteremo a colpire con la spada dei nemici, per caricare la barra dell’energia del revolver, utile per stordire i nemici e arrecare loro ingenti danni. Scordatevi però le Finisher, i nemici andranno finiti sempre con la stessa identica combo di spada, o con un colpo di revolver. Il tutto avviene senza troppe emozioni, con gli impatti dei fendenti e dei proiettili poco soddisfacenti, colpa anche di effetti sonori non proprio all’altezza. Insomma, dimenticatevi i deliziosi massacri Blasphemous 2 o di The Last Faith.

Anche gli scontri con i Boss richiedono la stessa identica strategia. I mostroni di fine livello infatti, non sono altro che spugne più grosse con al massimo uno o due mosse. Nel tedio più totale, non dovremmo fare altro che colpirli più e più volte con la spada e sparare dei colpi di revolver fino a che non riusciremo a stordirli, cosa che permette di arrecare un minimo di danno in più.

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In termini di difesa, avremo a disposizione la rollata eseguibile in entrambe le due direzioni e la schivata, eseguibile solo all’indietro. Niente parry che invece in un titolo dove i nemici hanno una barra della resistenza, avrebbe dato quella spinta in più al gameplay.

La possibilità di equipaggiare vari oggetti e di sbloccare nuove abilità (molte di queste inutili, come la cortissima stoccata dopo la rollata) non fanno molto per risollevare le sorti di un gameplay troppo scarno per splendere nel brutale mondo dei videogame.

E così avanti fino alla fine dell’energia del boss, o della nostra pazienza. Insomma, come dire, i controlli responsivi purtroppo non bastano, perché il gameplay di Gestalt: Steam and Cinder risulta scontato, quanto noioso. Per quanto riguarda le parti platform, queste funzionano come dovrebbero, ma il titolo si rivela velocemente molto più lineare di un qualsiasi altro metroidvania, cosa che toglie un po’ di gusto all’esplorazione.  

Gestalt: Steam and Cinder: Il titolo inciampa sulla sua irrefrenabile voglia di voler raccontare a tutti i costi una storia semplice ma in modo complicato. Questa storia a sua volta fa lo sgambetto a un gameplay comunque non proprio memorabile che, seppur contornato da un comparto tecnico piacevole, fa molta fatica ad affermarsi nel suo genere. Pertanto, posso consigliare Gesalt: Steam and Cinder solo agli appassionati di metroidvania, avvisandoli però di non aspettarsi niente di troppo entusiasmante. Mi dispiace aver calato la scure, ma personalmente l’ho trovato incredibilmente piatto, con una storia pretenziosa e chiassosa che invece vuole a tutti i costi rendersi interessante. Avrei perdonato tutto, se il gameplay fosse stato avvincente, ma ahimè, non è andata così. heavysam

5
von 10
2024-08-15T09:37:38+02:00

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