Recensione Hell is Us: un gioco disunito

hell is us copertina

Presentato a noi gamer rincitrulliti come una sorta di soulslike ispirato a Death Stranding, Hell is Us di Rogue Factor è uscito su PC tramite Steam, PS5 e Xbox Series X\S il 4 settembre, pubblicato da Nacon. In realtà, ci troviamo davanti a un action in terza persona che prova a unire puzzle ambientali, investigazione, esplorazione e combattimenti in stile souls, provando ad affrontare temi purtroppo attuali.

In alcuni casi, Hell is Us riesce a mostrare la sua personalità, tuttavia l’esperienza tende a sfilacciarsi, con i suoi elementi che nel corso del gioco iniziano a disunirsi. Se vi interessa il nostro parere, non dovete fare altro che leggere… oppure come sempre scrollare fino al voto come faccio anche io quando leggo le recensioni degli altri.

Provato su PC

PS4
single player

Hell is Us ci mette nei panni di Rémi (scazzerò l’accento in tutta la recensione, sappiatelo), un soldato delle Nazioni Unite. Per il nostro eroe, l’avventura parte nel peggiore dei modi, in quanto lo troveremo legato come un salame a una sedia mentre viene interrogato da un grottesco individuo. Durante l’interrogazione e sotto siero della verità, Rémi confesserà di essersi allontanato dal suo plotone, per tornare nella regione fittizia di Hadea e rintracciare i genitori. Ma Hadea non è una regione situata in un mondo fantasy, bensì un posto nella lore di Hell is Us che si trova nel nostro pianeta.

La regione è devastata dalla guerra civile, dove due fazioni (Palomisti e Sabiniani) si massacrano a causa di un odio millenario, senza alcuna pietà o rimorso. Ci ricorda qualcosa? Certo che ce lo ricorda, e lo fa senza troppe leggerezze, com’è giusto che sia. Hell is Us ci mostra la guerra, una guerra subita dai civili e dagli innocenti nel modo più straziante possibile. Sparsi per gli scenari troveremo persone distrutte dal lutto, cadaveri di uomini, donne e bambini appesi ad alberi, persone che piangono disperate davanti a una fossa comune stringendo i cadaveri dei propri cari, intere famiglie sterminate da fucilazioni.

Non è la guerra degli eroi, è la guerra come la stiamo vedendo noi dai comodi divani e come la vivono a Gaza, in Ucraina, in Sudan e in altre zone dove l’essere umano sta mostrando il suo peggio, senza alcuna vergogna e in modo impunito. Insomma, alcuni scenari di Hell is Us sono un perfetto riassunto dell’altissimo livello di putridume che noi umani abbiamo raggiunto negli ultimi anni e al quale sembra non ci sia un limite. Va ammirato il coraggio di Rogue Factor nel voler percorrere questa strada, specialmente in un videogioco d’azione. Tuttavia, questo contesto realizzato senza filtri, non riesce a reggere fino alla fine.

Questo perché, dal primo atto Hell is Us si sposta dall’orrore della guerra, virando su lidi “dark fantasy”, spesso fallendo nell’unire i due mondi. Troveremo quindi armi bianche da poter brandire, culti protettori dell’umanità e nemici demoniaci – dei pallidi esseri chiamati Hollow Walker. Il tutto, rispetto al tema della guerra così attuale e pregnante, ha un impatto davvero poco incisivo.

Purtroppo per buona parte del gioco, la guerra resta solo un contorno e non come qualcosa di cui preoccuparsi davvero. Anzi, il principale problema sembrano gli Hollow Walkers, scatenati proprio dall’odio dell’uomo, piuttosto che l’uomo stesso. Una soluzione che ho trovato un po’ scontata, come se Rogue Trader non abbia voluto spingere troppo sull’acceleratore, tirando i remi in barca. Ed effettivamente, il gioco sarebbe stato molto più potente senza la parte fantasy e sarebbe potuto essere – almeno nelle intenzioni – una sorta di moderno Spec Ops: The Line.

Il riccioluto Rèmi si rivela spesso un personaggio un po’ piatto, così come i comprimari stereotipati che incontreremo e che purtroppo non ci risparmieranno un po’ di humor fuori posto. Paradossalmente, risultano molto più interessanti gli NPC con le loro terribili storie di guerra vissuta, che per qualche motivo per me incomprensibile Rogue Factor ha deciso di relegare alle missioni secondarie.

Seguendo una stramba moda che sta prendendo alcuni AA – come nei recenti Atomfall e Blades of Fire – Rogue Factor ha scelto di lasciare al giocatore la piena libertà di esplorare e scoprire segreti, NPC e missioni secondarie. Pertanto in Hell is Us non avremo a disposizione una mappa e indicatori negli scenari aperti che compongono l’avventura.

Questo fattore viene messo in chiaro sin dall’inizio del gioco, dove dovremo cercare di raggiungere il villaggio di Jova per trovare il padre di Rémi. Seguendo indizi e parlando con gli NPC potremo trovare luoghi e oggetti chiave, per poi consultarli tramite un HUD diegetico, stile Pip-Boy della serie Fallout. Così facendo, nella prima fase del gioco, sarà possibile entrare nel dungeon-tutorial dove Rémi acquisirà un drone da battaglia e la prima Arma Limbica (una spada), necessaria per eliminare gli Hollow Walker.

La scelta di non prendere il giocatore per mano è apprezzabile, tuttavia alla lunga tende a stancare. Non per il design degli scenari, comunque ben realizzati ed evocativi, quanto più per il limitatissimo sistema di movimento del nostro Remi. Seguendo una bizzarra scelta di design, oltre a correre e camminare si potrà fare ben poco. Non sarà possibile saltare, arrampicarsi e ne tantomeno scavalcare gli ostacoli.

Qualsiasi oggetto può quindi bloccarci la strada, costringendoci a trovare la strada giusta per raggiungere un determinato punto girando come degli idioti. Quindi, nonostante sappia brandire armi bianche per combattere contro i Demoni extra-dimensionali, il nostro Rèmi non è capace di scavalcare una stupida staccionata di legno. Si vede che gli sviluppatori non hanno mai visto una pubblicità dell’Olio Cuore con Nino Castelnuovo.

Tra l’altro, l’assenza di una mappa fa veramente a pugni con la tecnologia che Rémi ha a disposizione, come se gli sviluppatori avessero scelto di eliminarla dopo aver creato il setting del gioco. Ad esempio, il drone… non potrà avrà alcuna funzione fuori dai combattimenti, se non fare da torcia.

Inoltre, subito dopo il tutorial iniziale, Rémi entrerà in possesso di un APC con tanto di mappa della regione che però non potremo consultare se non per spostarci da uno scenario aperto all’altro. Insomma, devo immaginare che gli uffici di Rogue Factor abbiano diversi troll che sghignazzano ballando follemente sulle scrivanie. Ah, dimenticavo: l’acqua per il nostro Rèmi è praticamente mortale, quindi scordatevi di poter nuotare.

E se nelle ambientazioni aperte si riesce più o meno a trovare la strada dopo aver gironzolato un po’, nei dungeon ci passeremo molto più tempo di quanto vorremmo. E non solo in alcuni casi il loro design risulta caotico, ma non è ispirato quanto le ambientazioni esterne.

La tediosa esplorazione, quanto le soluzioni di puzzle di Hell is Us si basano molto su quanto ritrovato nell’inventario, su indicazioni trovate nello scenario o nei dialoghi con gli NPC. Una buona trovata che però va un po’ a farfalle quando i puzzle iniziano a diventare ripetitivi, con soluzioni comunque poco originali che prevedono leve da tirare e i classici emblemi da incastrare in qualche pertugio.

Le missioni secondarie che possiamo portare a termine per gli NPC, chiamate “Buone Azioni”, non sono altro che delle “fetch quest” ben mascherate, dove non si dovrà fare altro che trovare un oggetto e portarlo al personaggio che potrebbe averne bisogno. Le ricompense per queste “Buone Azioni” (così come per altre attività secondarie) sono potenziamenti per le armi o reliquie difensive, ottenibili una volta incontrato un personaggio specifico nel gioco.

Senza indorare la pillola, vi dico subito che i combattimenti sono il punto debole di Hell is Us. Probabilmente avrete letto in giro che il focus del gioco non è sugli scontri con gli Hollow Walkers, tuttavia credetemi si combatterà spesso e mal volentieri.

Gli Hollow Walkers sono sparsi sia negli scenari aperti, sia nei dungeon, quindi si dovranno necessariamente affrontare per progredire nella storia principale e ancor di più se si vogliono portare a termine tutte le fetch quest… ehm, volevo dire missioni secondarie. Il sistema di combattimento unisce varie meccaniche, tra le più classiche della serie Dark Souls con un timido parry alla Sekiro e il recupero di Vitalità e Resistenza in stile NiOh.

Sulla carta può risultare interessante, ma il tutto viene flagellato da animazioni mediocri, il feedback dei colpi scadente e una legnosità generale di Rèmi e dei nemici. Nel corso del gioco, combatteremo solo contro i sopraccitati Hollow Walkers, i cugini di campagna dello Slender Man poco minacciosi, impacciati nelle animazioni e praticamente quasi tutti uguali tra loro.

In generale, i nemici di Hell is Us non sono avversari memorabili ed è difficile non pensare che forse sarebbe stato meglio accantonare tutta la parte fantasy per affrontare degli esseri umani e seguire la strada della storia di guerra, seppur ambientandola in un paese fittizio. D’altronde, esempi recenti come l’ottimo Conscript dimostrano ampiamente che si possono creare atmosfere lugubri e opprimenti senza ricorrere a strambi orpelli horror o di fantasia.

I pattern di attacco delle pochissime tipologie di nemici sono quasi tutti uguali e non richiedono particolari strategie, spesso basta dare mazzate e usare le skill per avere la meglio. L’unica trovata interessante consiste nella capacità degli Hollow Walkers di evocare una sorta di avatar che oltre a renderli invulnerabili, ci attaccherà costantemente.

Questi avatar vanno distrutti per poter accoppare l’Hollow Walker che lo controlla e riescono a dare un minimo di dinamismo ai combattimenti. Specifico che Hell is Us non è un soulslike puro, infatti non ci sarà un sistema di livellamento di Rèmi. Inoltre, quando si morirà non ci sarà alcuna penalità e il respawn dei nemici sarà limitato.

Sarà possibile far aumentare di livello le armi del limitato arsenale, così come craftare armi legate a un ramo (Rabbia, Dolore, Terrore, Estasi). I rami permettono di usare determinate skill, ma se devo essere sincero ne ho trovate diverse assolutamente inutili e ho praticamente sterminato qualsiasi Hollow Walker semplicemente usando una lancia del ramo Rabbia.

Le skill del drone e delle armi rendono i combattimenti ancora più semplici, tuttavia i giocatori un po’ più mattacchioni e più giovani di me, possono decidere di alzare la difficoltà. Chi invece preferisce un’esperienza più rilassata per godersi la storia e i puzzle senza stress, la può tranquillamente abbassare. 

A livello tecnico, Hell is Us si presenta in modo decorosissimo. Le sopraccitate animazioni poco convincenti vengono leggermente sollevate da una buona qualità dei modelli degli NPC e una certa cura per la realizzazione degli scenari.

Le ambientazioni sono ricche di dettagli e impreziosite da un’illuminazione convincente, capace di valorizzare l’atmosfera cupa e surreale che caratterizza il titolo. La palette cromatica, ben calibrata, rafforza il senso di inquietudine che accompagna l’esplorazione.

A rafforzare il tutto ci pensa anche l’ottima colonna sonora, tuttavia effetti sonori e doppiaggio presentano una qualità altalenante. Gli amanti della sfortunata serie Deus Ex che giocheranno Hell is Us in inglese, potranno apprezzare il lavoro di Elias Toufexis, doppiatore del caro vecchio Adam Jensen. Inoltre, nonostante sia stato realizzato con l’UE5, le prestazioni Hell is Us sono di ottimo livello, segno che gli sviluppatori hanno svolto un buon lavoro.

Hell is Us: Rogue Factor ha voluto unire idee e spunti, conferendo al gioco una personalità sufficiente a farlo distinguere da altri action-adventure. Si arriva ai titoli di coda perché trainati comunque dall’atmosfera e dai temi forti, così come dalla curiosità di scoprire come andrà a finire la vicenda. Tuttavia il viaggio non è sempre piacevole, anzi il più delle volte risulta decisamente faticoso. A parte il tema della guerra e l’atmosfera, nessuna delle parti che compongono l’esperienza riescono a risultare incisive. La risoluzione dei puzzle derivativa, l’esplorazione ingessata e combattimenti poco soddisfacenti non riescono a far splendere il titolo particolarmente e soprattutto, dopo le prime dieci ore di gioco, fa sentire il peso della ripetitività. A questo si aggiunge una storia spesso disunita che si confonde nel suo voler risultare realistica e d’impatto, ma allo stesso tempo non riesce a resistere alla tentazione di creare l’ennesima lore fantasy fatta di paroloni e cliché. Hell is Us è un gioco che non rispetta il tempo, costringendo il giocatore a girare per scenari e dungeon, senza però riuscire a ricompensarlo adeguatamente per lo sforzo, se non con l'avanzare di una storia che tuttavia non risulta così interessante come dovrebbe. Al momento posso consigliarlo solo ai giocatori in cerca di un soulslike non troppo impegnativo e che non trovano tedioso girare per ore in uno scenario senza una mappa o alcun riferimento, per trovare oggetti e completare fetch quest. heavysam

6.5
von 10
2025-09-10T18:00:53+02:00

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