Analisi della demo di Vengeful Guardian Moonrider

moonrider copertina

Il mercato indie, come sempre, è ricco di tantissime novità che di anno in anno affollano il mercato. Se non avete letto la nostra classifica dei migliori indie del decennio vi consigliamo di dare un’occhiata per vedere con i vostri occhi la diversità delle esperienze proposte che fanno in modo che questa nicchia sia sempre fresca e avvincente. Ma in tutto ciò, dove si colloca Vengeful Guardian Moonrider?

Abbiamo avuto modo di provare la demo del titolo Arcade Crew e JoyMasher (gli stessi di Oniken, Odallus e Blazing Chrome), costituita da due livelli costruiti appositamente per la demo e che hanno lo scopo di offrire un assaggio dell’esperienza completa. Chiariamo subito che la nostra non è una recensione, sarebbe infatti assurdo proporre un’analisi completa del prodotto dopo aver provato solo due livelli, tuttavia possiamo già dirvi, in base a quanto visto, se siamo o meno intrigati dall’esperienza.

Moonrider nasce come un prodotto arcade, quindi il giocatore deve portare a termine dei livelli con un set di vite. In base alle performance (velocità, oggetti segreti trovati nel livello e danni subiti) può ottenere un grado variabile (da ciò che abbiamo potuto vedere su una scala che va da D a S).

La semplicità regna sovrana e non possiamo affatto lamentarci di questo elemento poiché riteniamo che un level design ben costruito riesca ad attrarre molto più rispetto a un gameplay frenetico. Tuttavia, Moonrider, nonostante sia un titolo decisamente interessante dal punto di vista grafico e meccanico, non riesce a spiccare praticamente in nessun ambito, appoggiandosi più volte ad altri grandi giochi del passato (tra tutti sono chiaramente riscontrabili gli omaggi alla serie Contra di Konami, soprattutto per quanto concerne i boss visti nella demo).

Il gioco è pensato per delle vere e proprie speedrun, quindi la storia è ridotta all’osso: l’umanità soggiogata da leader autoritari affida la sua salvezza a un super soldato originariamente costruito come arma di distruzione. Il Moonrider che interpreteremo (una sorta di samurai tecnologico) si ribella al suo codice sorgente e decide di sconfiggere i suoi creatori, affrontando gli altri super soldati sul suo cammino.

Le premesse sono pienamente nella media e non c’è nulla di entusiasmante, anzi, in alcune sezioni persino il gameplay fatica a convincere dato un input lag che rende il movimento del personaggio poco reattivo. Per spezzare una lancia a favore di Moonrider, bisogna sicuramente riconoscere che la pixel art è di alto livello, d’altronde a questo standard ci ha abituato già in passato JoyMasher, software house esperta nella realizzazione di prodotti 2D.

Non dovete necessariamente prendere per buone le nostre parole, anzi, vi invitiamo a provare in prima persona la demo scaricabile dalla pagina ufficiale Steam. Tuttavia, qualora condividiate la nostra analisi, vi ricordiamo che potete lasciare un commento al nostro articolo.

In ultima analisi, molto dipenderà dal prezzo di vendita di Vengeful Guardian Moonrider. Questo fattore ne decreterà il successo (o l’insuccesso) dal momento che non riusciamo a intravedere una buona riuscita a un prezzo superiore ai 15/16 euro.

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