Recensione Resident Evil Requiem: due giochi al prezzo di uno

resident evil requiem copertina

E così, eccoci qui con Resident Evil Requiem, nono episodio della saga survival horror per eccellenza e cavallo zombie di battaglia di Capcom e che le ha fatto guadagnare chissà quanti fantastiliardi di yen.

Sebbene sia uno di quelli che quando si parla di survival horror tende a preferire i primi due Silent Hill, resto comunque un fedele fan di Resident Evil, sia per i capolavori leggendari che la serie ci ha regalato, sia perché l’horror campy con zombie e mutanti è sempre una goduria.

Come sempre, vi sarete già fatti un’opinione seguendo i vostri Youtuber preferiti o vedendo i voti su qualche aggregatore, ma ehi, a me scrivere non costa nulla e a voi magari serve qualcosa da leggere mentre siete “in seduta plenaria”. Quindi partiamo con la recensione di Resident Evil Requiem, disponibile dal 27 febbraio su PC tramite Steam, Playstation 5, Xbox Series X/S e Nintendo Switch 2.

Provato su PC

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Senza girarci troppo intorno e senza fare preamboli su una serie che ormai conoscono pure i piccioni fuori al mio balcone, Resident Evil 9 riassume tutto quello che è stato fatto nella serie dal famoso primo titolo, passando per la fase action e arrivando al survival horror in prima persona della recente doppietta RE7 e RE8, quest’ultimo recensito proprio su queste pagine.

Da una parte abbiamo Grace Ashcroft, giovane e inesperta analista dell’FBI che si trova suo malgrado intrappolata nella classica casa degli orrori, dall’altra abbiamo il duro Leon Kennedy che come ben sappiamo, può prendere gli zombie a calci in bocca.

Capcom non ha fatto mistero di voler creare un gioco diviso in due generi, con le parti di Grace incentrate sul survival horror puro e quelle di Leon sull’azione splatter, tributo al magnifico Resident Evil 4.

Leon è stata una scelta saggia, non solo perché protagonista di due dei migliori giochi in assoluto della serie, ma anche perché di tutti i vari eroi è forse l’unico ad avere un arco narrativo più o meno interessante.

Ora, se nella prima metà del gioco le due componenti si uniscono in maniera abbastanza armonica, dalla seconda parte in poi vediamo uno switch drastico, che butta praticamente fuori dalla finestra l’ottimo level design della prima parte, per dedicarsi completamente all’uccisione brutale e indiscriminata di zombie.

Qualunque giocatore con un minimo di esperienza, si renderà conto una volta finito il gioco, che le parti migliori sono state quelle nei panni di Grace, dove il level design affilato come un rasoio ci conduce nei corridoi e nelle sale di Rhodes Hill.

Sebbene non si stacchi dalla sua natura “campy”, con mostri grotteschi al limite del creepy pasta e situazioni grottesche, nella parte dedicata a Grace, Resident Evil 9 è un survival horror con i fiocchi. Armati di una sola pistola e con poche munizioni, ci aggireremo per Rhodes Hill per trovare il modo di fuggire dall’orrore, con una tensione che sale ad ogni passo e con un inventario striminzito da gestire attentamente.

Il modo in cui le situazioni si susseguono è perfetto: ogni volta che si scampa a una situazione di pericolo, ecco che aperta una porta se ne presenterà una nuova. Il tocco di classe sono gli zombie coscienti che ripetono alcune delle azioni e frasi che svolgevano nella vita passata, cosa che dà ai non morti tanto cari a Capcom una nuova identità. Sta a noi decidere se far saltare loro le cervella sprecando preziosi proiettili, aggirarli, o semplicemente sfuggirgli.

Se si decide di combattere, gli scontri con Grace ricordano i Resident Evil del passato, con la necessità di mirare attentamente alla testa degli zombie e di cercare di non farsi prendere a morsi in faccia. Ci sono però delle novità, Grace può usare delle armi contundenti improvvisate per fermare l’attacco di uno zombie, oppure usare un particolare iniettore per farli letteralmente esplodere, un po’ come in una scena del primo film dedicato a Blade.

L’iniettore però è un semplice orpello, in quanto ci permetterà di impedire agli zombie accoppati di trasformarsi in una loro versione più potente e resistente. Inoltre, tramite un raccoglitore di campioni di sangue, Grace potrà craftare munizioni, potenziamenti e altri oggetti che l’aiuteranno a sopravvivere.

Oltre agli zombie, la nostra agente dovrà fare i conti con la “Ragazza”, una sorta di gigantesco zombie ghiotto di teste e protagonista delle sezioni horror più interessanti e tese dell’intera avventura.

Il design della “Ragazza” e alcune situazioni a lei legate strizzano l’occhio allo Xenomorfo della serie Alien, con il suo strisciare tra i cunicoli e l’apparire improvvisamente da un buco nell’oscurità. Per avere la meglio su di lei, dovremo usare l’astuzia, sfruttando le fonti di luce che la terranno a bada.

A proposito del nostro eroe, come accennato, le fasi del gioco dedicate a Grace si alterneranno con alcune sezioni action dove lo controlleremo. Leon è ovviamente una macchina da guerra capace di prendere a calci rotanti gli orridi zombie e di usare perfettamente diverse armi devastanti.

Se avete giocato a Resident Evil 4 o al suo remake di cui abbiamo già parlato nella nostra recensione, allora sapete bene cosa aspettarvi dal gameplay di queste fasi. Ritorna il parry, questa volta però l’arma in dotazione sarà un’accetta da combattimento che ci consentirà, tra l’altro, di eseguire delle Finisher brutali sui poveri zombie.

Con una meccanica presa direttamente da Monster Hunter, per poter effettuare i parry e attaccare, la fida accetta del nostro Leon andrà affilata. Ora, le sezioni di Leon all’interno della parte di Grace sono ben gestite e ci mettono davanti a delle situazioni diverse e divertenti da giocare.

Purtroppo però, quando si finisce la parte di Grace e si fa lo switch completo a Leon, Resident Evil 9 inizia a perdere un po’ di mordente. Si percepisce che la seconda parte ha ricevuto meno cure nel level design e nelle situazioni.

Con Leon infatti, faremo ritorno a Raccoon City, devastata dalle bombe lanciate dal Governo degli Stati Uniti per fermare l’epidemia causata dal T-Virus. E sebbene nelle prime battute possa sembrare suggestiva, andando avanti sembrerà di muoversi in ambienti già visti tantissime altre volte in giochi ad ambientazione post-apocalittica.

Se Rhodes Hill spinge il giocatore ad esplorare, rischiare e aggirarsi per la villa con aiuti visivi ben piazzati e logici, a Raccoon City ecco il classico giallo che indica su quale scala salire e quale punto sparare.

In termini di gameplay funziona tutto benissimo, il gunplay ha il peso giusto e si potranno fare diverse scelte tattiche per abbattere gli zombie, come ad esempio usare le armi contundenti da loro lasciate, oppure sparare alle gambe per rallentarli.

Peccato per la bassissima varietà di nemici, con due sole tipologie di mostri da affrontare, oltre ai semplici zombie che tra l’altro si presentano in una versione molto più scialba e meno caratterizzata delle loro controparti della Rhodes Hill, o di qualsiasi altra controparte vista in altri Resident Evil.

Con un tocco forse esagerato, ogni uccisione ci farà guadagnare dei punti che potremmo spendere per comprare nuove armi, potenziamenti e oggetti, un po’ come succede nella modalità Mercenari, ancora non inserita in questo episodio, ma che probabilmente arriverà a breve.

Oltre al gameplay, quello che salva la sezione di Leon sono le citazioni legate alla sua storia, con Capcom che dopo tanti anni, torna su luoghi tanto cari ai fan, tra l’altro unendo sapientemente la saga ai remake.

E come vuole la tradizione, anche Resident Evil Requiem si conclude con un rocambolesco finale, dove nell’arzigogolata trama trovano spazio anche altre citazioni a capolavori del cinema horror e classiche Boss Fight.

Ai titoli di coda, si penserà che l’esperienza è stata molto piacevole e si apprezzerà l’enorme sforzo tecnico fatto dagli sviluppatori, non solo per lo spettacolare Path Tracing su PC di fascia alta e per le animazioni di primo livello dei personaggi e degli zombie, ma anche per lo sforzo erculeo di unire due giochi diversi in uno e dare la possibilità di giocarli in prima o terza persona.

Ottima anche la caratterizzazione dei personaggi e la direzione del doppiaggio che danno vita a tutti i personaggi della vicenda, anche al comprimario che inevitabilmente farà una fine orrenda.

Da apprezzare anche la sana dose di splatter che raggiunge livelli da Grand Guignol, con il sangue degli zombie che va letteralmente a pittare le pareti e con le orrende Death Animation che vedranno Grace e Leon venire squartati, divorati, accoltellati, tagliati in due e così via.

Una buona colonna sonora e un comparto audio di livelli altissimi accompagnano perfettamente il gameplay più lento e ragionato di Grace, con quello adrenalinico e violento di Leon. 

Resident Evil Requiem: Se come me siete fan della serie, posso dirvi che nonostante una seconda parte meno a fuoco della prima, Resident Evil: Requiem è un prodotto di alto livello, curato e che riesce a divertire sia nella parte survival horror, sia in quella action. Se invece non avete giocato i recenti episodi o i remake, ma volete provare Requiem spinti dai pareri positivi, vi posso dire che non rimarrete affatto delusi dall’esperienza generale, solo aspettatevi uno switch drastico tra le varie sezioni dedicate a Grace e a Leon, nonché un po’ di inevitabile confusione sulla lore della saga. In generale, Requiem viene già considerato come uno dei migliori Resident Evil mai realizzati e onestamente, sono abbastanza d’accordo. Mi chiedo solamente quale sarà il futuro della serie, visto che con questo titolo, Capcom ha praticamente riassunto tutto quello che è stato fatto finora. heavysam

8.5
von 10
2026-03-08T09:14:26+01:00

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