In questo 2022 un po’ sgonfio a livello di sorprese, Capcom sembra l’unica software house tripla A a darci ancora dentro. Dopo l’ottimo Monster Hunter Rise ecco che torna con Resident Evil Village, titolo che deve molto dell’hype agli squallidi articoli su Lady Dimitrescu del ‘giornalismo’ videoludico nazionale e internazionale.

Eppure tutto questo fervore attorno ad un personaggio neanche troppo importante ha fatto un grande favore a Capcom che ha così portato avanti una campagna di marketing con il minimo sforzo. E ne aveva bisogno, perché proporre un Resident Evil con dei vampiri, licantropi e altre amenità è una mossa alquanto ardita che tra l’altro ‘scotenna’ tutte le premesse del terrificante settimo capitolo, nel quale il passaggio alla prima persona sembrava aver trovato una dimensione ideale per poter raccontare storie di ordinaria follia e orrore.

Fortunatamente però Resident Evil Village (o Resident Evil 8, o Resident Evil VIIllage) va oltre le merlettate succhiasangue maggiorate, con una proposta molto meno ‘horror’ (nel senso lato del termine) del predecessore, ma che comunque riesce a coinvolgere grazie a una grande atmosfera, una buona storia e tutto sommato un gameplay semplice, ma funzionale. Scopriamo di più nella nostra recensione!

Provato su PS4 (perché siamo dei poveracci senza PS5)

PS4
tempo di gioco infinito

Entering Ethan: lo scemo del VIllaggio

Siamo ben lontani dall’angosciante e fatiscente Louisiana, il nostro prode e sfigatissimo Ethan Winters questa volta viene catapultato in uno sperduto villaggio tra le montagne. Un luogo quasi fiabesco se non fosse per dei simpatici mostri che hanno il vizio di sventrare gli abitanti e di fare colazione con le loro interiora, pucciandole nel latte come dei Kinder Colazione Più (no, non ci pagano per dirlo).
Il povero Ethan ha nuovamente una buona ragione per mettere la sua pellaccia in pericolo: deve salvare sua figlia Rosemary, una neonata rapita da un Chris Redfield che improvvisamente è diventato di nuovo figo (in RE 7 pareva un impiegato statale).

Con questo pretesto Capcom introduce in Resident Evil due tipologie di mostri che insieme agli zombie hanno fatto la storia dell’horror: i licantropi e i vampiri, cercando in qualche modo di giustificare la loro presenza collegandoli alle mirabolanti mutazioni causate dal ‘Mold’. Nel gioco si respira l’atmosfera dei vecchi film horror ai quali chiaramente si ispira, con tanto di villaggio infestato da creature malevole che vive nel terrore, all’ombra minacciosa di un castello.

Il colpo d’occhio è notevole, specialmente per l’uso della luce che mette in risalto personaggi e mostri nelle cutscene e nel gameplay, rendendo l’esperienza in prima persona estremamente coinvolgente. Resident Evil 7 aveva dimostrato che la serie poteva farcela anche con questa nuova prospettiva e in Village la migliora ulteriormente. Appena entrerete in una stanza buia, questa si illuminerà gradualmente, simulando gli occhi di Ethan che si abituano all’oscurità, aumentando il senso di tensione e di suspense. Il sonoro si mantiene su livelli altissimi, con rumori ambientali che tengono alta la tensione, specialmente negli ambienti chiusi e gli orrendi versi dei mostri realizzati ad hoc. Anche la colonna sonora fa il suo lavoro, accompagnandoci nei momenti di tensione e azione in modo impeccabile.

Per quanto riguarda il lato horror, Resident Evil Village fa qualche passo indietro rispetto al predecessore, per stessa ammissione di Capcom che ha dichiarato di aver voluto rendere il titolo meno spaventoso per poter attirare più giocatori. Va bene, capisco il marketing e la necessità di vendere, però così hanno tolto un po’ l’horror dal survival. Senza fare spoiler sulla trama, posso confermare che Resident Evil Village regala pochi momenti di vero terrore, quando sarebbe stato preferibile che Capcom premesse sull’acceleratore, invece di calare la marcia per far contenta la succulenta fettona di mercato composta da… boh? Forse dagli amanti delle visual novel?

Già nella prima parte del gioco ci vengono scaricati addosso mostri di ogni tipo e personaggi grotteschi, con una buona dose di violenza che male non fa. Dite addio alla opprimente claustrofobia di casa Baker e alla sensazione di essere perennemente braccati: Resident Evil Village è un gioco più aperto e discontinuo, dove Capcom ha cercato di proporre diverse ambientazioni e situazioni frullandole in un singolo titolo. La cosa funziona? Insomma, dopo la prima parte del gioco, il nostro bel ‘Villaggio’ inizia a perdere un po’ di coerenza e ci sballotta da una parte all’altra senza farci la cortesia di tenere tutto ben incollato a dovere.

Peccato perché quando ‘gioca pesante’ prendendosi qualche licenza, Resident Evil Village fa letteralmente accapponare la pelle. Il problema è che per farlo deve trovare escamotage molto forzati, quindi gli episodi di vero e puro terrore vengono presto dimenticati, proprio perché staccati da tutto il resto.

Non c’è un crescendo di tensione, ma un saliscendi continuo che a volte scade in alcune soluzioni che francamente hanno del ridicolo. I momenti horror sono pochi se paragonati con quelli prettamente ‘action’, e sebbene l’ottima regia di gioco fa del suo meglio per tenerci incollati allo schermo, proprio la natura così varia e scomposta del titolo non gli permette di risultare ‘credibile’.

What’s going on in this VIllage?

Resident Evil Village strappa una pagina dal libro dell’amato quarto capitolo della serie e aggiunge più di un pizzico di azione alla miscela. Il gameplay non ha subito alcuna variazione, se non quella di enfatizzare i combattimenti, mettendoci davanti a mostri di vario tipo. Potremo muoverci (lentamente), correre, mirare e sparare, inoltre avremo un comando per parare gli attacchi, da combinare con uno spintone per allontanare le bestie che proveranno ad addentarci il gargarozzo.

Il gunplay ha visto un notevole miglioramento, niente che faccia gridare al miracolo, ma il rinculo delle armi e la precisione è stata aumentata, proprio per permettere al giocatore di cavarsela nelle situazioni più sfavorevoli. Non è raro affrontare più di tre nemici contemporaneamente, sfruttando armi di diverso tipo.

Bombe, mine e barili rossi possono far saltare in aria le orde di mostri, mentre con un bel colpo di shotgun in faccia, vedrete teste esplodere come cocomeri. Magari il lato horror non sarà proprio il massimo, ma si viene ripagati con dei combattimenti tutto sommato divertenti e funzionali, senza però risultare troppo sopra le righe. E non preoccupatevi di finire le munizioni, almeno a livello di difficoltà normale ne troverete a bizzeffe, sia droppate dai nemici sia in giro per lo scenario. Potrete anche crearle insieme ad esplosivi e oggetti curativi, usando un elementare sistema di crafting, quindi diciamo che a meno che non abbiate la mira di uno Stormtrooper sbronzo, difficilmente rimarrete a secco di proiettili.

Per intenderci, non vedrete Ethan eseguire un Dragon Suplex su un licantropo, anche perché non avrebbe il carisma giusto per farlo, visto che si tratta di uno dei personaggi più noiosi della storia dei videogame. Ci si poteva aspettare una sorta di crescita del buon Ethan e invece rimane un ammasso ansimante di inutilità, la cui unica caratteristica interessante è potersi far mozzare le mani per poi riattaccarsele con la colla Pritt.

Se i combattimenti contro più nemici risultano divertenti, lo stesso non si può dire dei boss fight: roba riciclata e già vista, il classico compitino da portare a termine scaricando interi caricatori sul punto debole del mostrone di turno.

What are you buying?

Lo spirito di Resident Evil 4 si fa sentire anche per la presenza di un negozio, gestito dal panzuto e carismatico Duke.
Il nostro simpatico e opulento mercante ci venderà munizioni, armi, potenziamenti e schemi per il crafting. Potremo anche vendere degli oggetti e addirittura delle armi che non usiamo per farci un mucchio di grana e investire in potenziamenti o mod per quelle che preferiamo.

I negozi, con relativi punti di salvataggio (le mitiche macchine da scrivere) sono sparsi per lo scenario e spesso inseriti in delle safe room dove potrete entrare per comprare equipaggiamento o per ammirare la panza gigante del massiccio venditore ambulante. La gestione dell’inventario invece rimane un maledetto incubo old school, quindi preparatevi a fare un po’ di Tetris quando troverete un’arma nuova. Fortunatamente potrete comprare al negozio di Duke diversi upgrade che vi permetteranno di portare più roba senza dover uscire pazzi.

Rispetto al suo predecessore, Resident Evil Village è un gioco leggermente più aperto. Potrete esplorare liberamente alcune parti dello scenario in modo da trovare oggetti e scoprire i vari segreti nascosti. Il gioco ci fa la gentilezza di indicarci tramite la mappa se abbiamo completato la ricerca in una casa o in una stanza indicandola in azzurro e lasciandola rossa nel caso dobbiamo ancora prendere oggetti o risolvere puzzle. Questi sono piuttosto elementari, in pura tradizione Resident Evil, quindi difficilmente rimarrete bloccati. L’esplorazione si fa apprezzare soprattutto perché sbloccare i vari segreti dà accesso a delle belle ricompense, inoltre un po’ di libertà di movimento male non fa, visto che il gioco è abbastanza lineare.

La possibilità di scoprire segreti, potenziare al massimo le armi e vedere segnate in azzurro tutte le zone esplorabili della mappa rende Resident Evil Village un titolo rigiocabile più di una volta.
Ad aumentare la longevità del titolo ci pensa la modalità Mercenari che potrete sbloccare al termine del primo playthrough e dove la parte horror viene defenestrata per proporre una versione del gioco completamente ‘action’, dove dovrete accoppare quanti più nemici possibili mentre vi spostate da un punto all’altro di un determinato scenario.

A chi consigliamo Resident Evil VIllage?

I fan sfegatati della serie che hanno giocato tutti i titoli a quest’ora lo avranno già comprato e probabilmente finito, quindi che ve lo dico a fare?

Ma se siete approdati qui perché indecisi vi dico questo: non aspettatevi la stessa atmosfera di Resident Evil 7, né il terrore che vi ha causato. Se il settimo capitolo però se ne va a farfalle dopo una lauta prima parte carica di tensione e di puro orrore, Resident Evil Village bilancia molto male tensione e azione, specialmente nella seconda parte del gioco dove l’horror’ viene letteralmente sostituito da parti action forse un po’ troppo esagerate. Un titolo confuso e non sempre entusiasmante, che comunque resta molto divertente, sebbene a volte sembri un po’ la caricatura di se stesso.

In ultima analisi, può essere considerato un bel tributo all’horror classico, ma speriamo che il prossimo titolo abbia un filo di originalità in più e magari torni a farci pisciare nelle mutande perché, porca miseria, è proprio questo quello che un survival horror deve fare!

Grafica e sonoro di ottima fatturaPoche situazioni di vero terrore
Ambientazioni dettagliatissimeBoss fight poco ispirate
Gunplay piacevole
Rigiocabilità con “Mercenari” e i segreti

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