Chant the blasphemy
Mockery of the messiah
We curse the holy ghost
Enslaver of the weak!

Così si sgolava Dave Vincent in Blasphemy, traccia del disco di esordio dei leggendari Morbid Angel. Anche io mi sento particolarmente blasphemo, dato che sono finite le vacanze e sono tornato nell’uggiosa Bologna, dove vengo accolto dal clima pessimo e da Blashpemous nuovo lavoro sviluppato da The Game Kitchen, in uscita il 10 settembre per PC, XBOX ONE, SWITCH e PS4.

La software house spagnola ha già fatto parlare di sé con l’inquietante The Last Door. Lasciandosi alle spalle il genere punta e clicca, gli andalusi cedono alle moderne tentazioni terrene e con la collaborazione del leggendario Team 17 di amighiana memoria creano l’ennesimo metroidvania con spruzzatine di Dark Souls qui e lì. Non vi nascondo che ho già tirato giù diversi santi e madonne messicane a causa di alcune fasi di gioco particolarmente difficili, quindi ora per penitenza sono costretto a infilarmi uno strano copricapo fallico e iniziare il mio pellegrinaggio verso la redenzione… o la recensione!

ProContro
Grafica 2D SpettacolareCombattimenti troppo caotici
Lore provocatoriaControlli imprecisi
Buon level design 
Colonna sonora 

Blasphemy Made Pixels

Il punto di forza di Blasphemous è sicuramente la sua presentazione grafica realizzata con una pixel graphic davvero spettacolare. Il team di The Game Kitchen aveva già dato prova del suo talento con The Last Door capace di terrorizzare più di molti altri survival horror in 4K. Graficamente è un notevole passo avanti, con sprite curatissimi e cutscene animate con un gusto retrò davvero gradevole e allo stesso tempo sinistro. E d’altronde non si può ignorare lo stile assolutamente grottesco del gioco che mira a trasformare la passione religiosa, il martirio, le reliquie e i santi in una vera e propria festa di esseri immondi, mostri inquietanti e atmosfere sotterranee degne del visionario di Providence.

Blasphemous artwork
Splendido Artwork per Blasphemous

L’idea di trasformare componenti del folclore cattolico spagnolo in mostri orrendi, giganti deformi e fanatici impazziti funziona e suggestiona, spogliando la religione, denudandola e mettendo alla luce il suo culto della morte, del martirio, della castità, del dolore e del sangue. Non è il primo gioco che affronta certe tematiche, ma Blasphemous storpia le figure sacre mantenendo quel senso di angoscia e di solennità che si prova spesso quando si entra nelle grandi chiese con le loro reliquie e la loro atmosfera funebre.

Particolare lode va alla colonna sonora, con chitarre che suonano un sinistro e lento flamenco unito ad un sottofondo di effetti atmosferici in grado di dare il giusto tono agli splendidi sfondi e ai sotterranei più angusti.

La trama si lega benissimo con l’ambientazione: nei panni di un anonimo Penitente, unico sopravvissuto ad un terribile massacro, dovrete girare per un mondo devastato da un Miracolo e ottenere le reliquie dei Santi per poter accedere al perdono divino. In puro stile Souls la storia verrà narrata dalle ambientazioni, dai mostri, dagli NPC e dalla descrizione che trovate sui vari oggetti raccolti, quindi potrete farvi una vostra idea. Cosa ci ho capito io? Che devo prendere a spadate delle orride creature e saltare come un fesso da una parte all’altra per poter andare a schiantare di schiaffi il padreterno in persona.

Sword of Blasphemy

A livello di gameplay Blasphemous non scherza, mettendo subito in chiaro le cose sin dal livello introduttivo ponendovi di fronte a un boss solo pochi secondi dopo che avrete messo le vostre manine sul pad e appreso i comandi base. Capirete quindi che per portare a termine questo doloroso viaggio dovrete soffrire parecchio! D’altronde siete penitenti, quindi pentitevi, no? Al protagonista penecefalo però non basta andare al confessionale e farsi la solita maratona di padrenostrieavemarie, bensì deve spararsi sezioni platform alternate a combattimenti contro grotteschi nemici.

Per rientrare nelle grazie del Signore avrete a disposizione una rozza spada chiamata Mea Culpa con la quale potrete fare a pezzi suore, preti, martiri, santi, penitenti, zeloti, francescani, domenicani e tutto il resto del club. Le meccaniche di combattimento sono abbastanza basilari con il classico attacco veloce/potente, la schivata, il parry/counter, una serie di abilità da apprendere usando i punti acquisiti e magie speciali che si troveranno in giro per il mondo. Non mancano oggetti nascosti che vi permettono di potenziare la vitalità e le caratteristiche del vostro personaggio. Avrete inoltre a disposizione un numero espandibile di pozioni curative, un semplice sistema di equipaggiamento legato alle perle del rosario e determinati altri oggetti capaci di dare particolari proprietà al Penitente.

Trattandosi di un sistema di combattimento hack’n’slash in 2D non sono richiesti gli stessi riflessi e tecnica di un Bloodborne o Sekiro: Shadows Die Twice, infatti a volte vi troverete a fare del button mashing per sbarazzarvi alla svelta di nemici. Onestamente mi sarei aspettato combattimenti più divertenti. Spesso ho sconfitto boss impegnativi semplicemente pestandoli a morte e gestendo le pozioni curative. Questo perché nonostante gli spettacolari sprite siano animati benissimo, a volte l’azione è così concitata tra salti e spadate che si fa fatica a tenere alta l’attenzione. Spesso la vittoria contro un gruppo di nemici o un boss mi ha dato poche soddisfazioni, come se fosse frutto di diversi tentativi senza una determinata strategia o di buoni riflessi. Gli attacchi speciali e le magie inoltre non risultano particolarmente utili, in primis perché estremamente lenti, in secundis perché il danno provocato è minimo.

Se siete tra quei masochisti che valutano un gioco in base alla sua difficoltà e vi state preoccupando, potete stare tranquilli: morirete. Come potete immaginare, cosparsi per la mappa troverete diversi Prie Dieu dai quali resusciterete una volta schiattati e che ripristinano vita, pozioni curative e attivano il respawn di tutti i nemici tranne boss e mini-boss.

Per ogni morte vi verrà tolta parte della barra del fervore che potrete recuperare tornando al punto della vostra morte indicato sulla mappa, oppure spendendo punti esperienza in determinate aree. Parlando della mappa, l’esplorazione è abbastanza libera in alcuni punti e più lineare in altri.

In generale il level design è di buona fattura, le ambientazioni sono sapientemente concatenate, con numerose scorciatoie e zone opzionali disseminate nella mappa. A differenza di altri metroidvania dove dovrete acquisire poteri per poter esplorare aree precedentemente irraggiungibili, in Blasphemous questi sono opzionali, dovrete fare quindi backtracking solo per scoprire i numerosi segreti nascosti.

Un salto che ti costa la vita

Nelle numerose sezioni platform verrete messi a dura prova, come lo saranno anche le celestiali orecchie di tutta la sfera celeste dato che blashpemerete parecchio per passarne alcune. Precipizi, piattaforme a scomparsa, salti a muro e gli immancabili fossi con spunzoni che vi uccidono all’istante in puro stile Prince of Persia (quello del 1990 con Nino D’Angelo vestito da pizzaiolo).  Nelle sezioni più avanzate del gioco spesso sarete costretti a evitare i nemici, in quanto sarà più importante riuscire a salvare la cotenna zompando come un lagomorfo da una piattaforma all’altra, evitando di finire nel gas velenoso e allo stesso tempo cercare di non prendersi nel sederone lance appuntite e palle di fuoco. Alcune parti sono da crampi alla mano per la coordinazione richiesta, specialmente alcuni gauntlet che dovrete superare senza punti di salvataggio intermedi.

Blasphemies of the Gamepad

Il gameplay è minato da scelte di design poco felici che rendono il gioco più difficile di quanto già non sia. Prendiamo ad esempio il wall jump che richiede la pressione del tasto di attacco su determinati pareti e in seguito, dopo che il personaggio si sarà appeso con la spada, la pressione del tasto del salto per arrampicarsi o saltare su un’altra parete. Vi consiglio infatti di tenere sempre premuto il tasto di attacco poter essere sicuri di non mancare la presa. Ovviamente le cose si complicano quando in mezzo ci sono gli odiosissimi nemici volanti che dovrete tenere a distanza scudisciandoli col vostro sacro spadone.

Il nostro caro Penitente si arrampica automaticamente su ogni sporgenza, cosa che rende molto difficile scendere velocemente dalle piattaforme per evitare dei nemici o raggiungere un punto più basso della mappa. Le scale anche sono una maledizione, non esiste nessun comando per poter scendere rapidamente, quindi dovrete essere sicuri al 100% di non avere nemici tra i piedi in modo da non essere mazzuolati.

A questo si aggiunge una certa imprecisione negli input che ho riscontrato nella versione PS4 provata, probabilmente limitati a questa piattaforma, ma che comunque mi hanno fatto sudare più del dovuto per superare alcune zone.

Questi problemi a mio parere rendono il gameplay più stopposo rispetto a titoli simili come Salt and Sanctuary e il puccettoso Hollow Knight. Blasphemous però colpisce e rapisce con la sua grafica, i personaggi, la musica e le ambientazioni che lo rendono un buon platform 2D che non mancherà di esaltare gli appassionati del genere. Si tratta inoltre di un ottimo punto di partenza per i The Game Kitchen che potrebbero sfoderare una serie molto interessante. Personalmente ho gradito il gioco al punto da sviscerare molti dei suoi segreti (per quanto mi è stato possibile), ma ho avuto la sensazione che i programmatori abbiano fatto un po’ di confusione nel mix di sezioni platform forse un po’ troppo ostiche a causa dei comandi poco precisi e combattimenti con i boss difficili, ma che spesso risultano caotici. Forse sono un po’ troppo categorico, ma secondo me un platform deve avere controlli precisi e affidabili. Quando muoio devo sapere che è successo per un mio errore e non per un lag negli input. Mi auguro che questo problema venga risolto con patch future.

A chi  lo consigliamo?

Amare la grafica pixel e i metroidvania non basta per potersi godere Blasphemous che richiede esperienza nei platform e in minima parte anche nei soulslike. Se come me avete raggiunto quasi il Nirvana e sono anni che non spaccate controller con titoli simili, allora questo titolo potrà darvi la giusta sfida. In caso contrario lasciate perdere, se volete iniziare a giocare un platform 2D del genere potete puntare su titoli un po’ più clementi e soprattutto un po’ più precisi nei comandi.

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