Recensione di Persona 3: Reload – Addio al chiaro di luna

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Dopo circa venti anni dall’originale debutto, uno dei capolavori Atlus dei primi anni 2000 torna sotto forma di Persona 3: Reload, remake di quello che il pubblico ha definito spesso l’iterazione più cupa della serie, ora disponibile su tutte le maggiori piattaforme e PC tramite Steam.

Provato su PlayStation 4 e PlayStation 5

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Parliamo di Persona, la serie che ridefinito e ristabilito l’idea generale di cosa sia e a cosa si debba puntare, quando si parla di JRPG nello zeitgeist degli ultimi venti anni, e di questo enorme passaggio da Final Fantasy alla serie targata Atlus è iniziato con Persona 3, su PlayStation 2 nel 2006. Un’enorme fetta dello scheletro che definisce i due sequel principali, nascono proprio in questo capitolo: la divisione tra vita scolastica ed esplorazione dei dungeon, il calendario con numerose diverse scadenze, i social link, così come anche un protagonista che si trasferisce in una nuova scuola e viene improvvisamente coinvolto in un dramma molto complesso, che verrà svolto nell’arco di circa un anno scolastico.

Se Persona 4 mescolava un design misto tra camp e cupo, concentrandosi sui temi di verità e accettazione di sé al di là delle pressioni sociali, tutto a tema Giappone antico e folklore shintoista, Persona 5 parlava di liberazione dalle catene sociali, anche a costo di scavalcare ciò che è lecito, e cosa questo comporta, con un filo rosso legato all’illegalità liberatoria. Persona 3 invece optò per una sorta di tragedia greca, una storia più articolata che ruota attorno al tema della morte, thanatos in senso letterario ma anche all’intima introspezione della morte di persone a noi care o vicine.

Per chi non ne sa proprio nulla, Makoto Yuki, il protagonista di questo giro, misteriosamente orfano e senza contatti di sorta, viene trasferito nel dormitorio speciale del liceo Gekkoukan. Il caso vuole che, da qualche tempo, allo scoccare della mezzanotte, esista un’ulteriore venticinquesima ora, chiamata Ora Buia, nella quale le persone comuni appaiono come rinchiuse in bare: solo alcuni riescono a muoversi liberamente. Nel frattempo, si aggrava rapidamente lo strano fenomeno della sindrome dell’apatia, una sorta di malattia neurologica, a causa della quale le vittime perdono buona parte delle capacità cognitive e sembrano ridursi in stato semi vegetativo. Le cose, ovviamente, non sono casuali. È infine la scoperta del Tartaro, una torre apparentemente infinita che si erge al posto del loro liceo, che spinge la squadra ad esplorarlo, nella speranza di trovare delle connessioni tra questi misteriosi eventi.

Così comincia l’attività scolastica della mini gang del dormitorio, che si svela molto essere presto una copertura per un gruppo di studenti dotati di una particolare potenziale, che li mantiene attivi durante l’ora buia, e permette loro di accedere alla propria Persona, una manifestazione reale della propria psiche, attraverso l’evocatore, una pistola che va puntata alla tempia. Fun Fact, in quegli anni il gioco venne rimandato poiché si pensava che questo genere di immagini potesse condizionare i giovani a commettere simili atti per emulazione. Che dire, un applauso ai giornalisti.

In ogni caso, dobbiamo porci la domanda che spesso facciamo quando si tratta di remake: se ne sentiva il bisogno? La risposta potrebbe essere anche, sorprendentemente, sì, ma cosa diciamo del risultato? Dunque, Persona 3: Reload è, presa larga, un remake straordinariamente fedele dell’esperienza, della trama e del mood dell’originale. Chiunque abbia avuto la magica esperienza dell’edizione originale, non può che sentirsi a casa. È, tuttavia, la lunga lista di migliorie, piccole e grandi, quality of life e aggiunte di sistema, che rendono Persona 3: Reload la versione definitiva.

Va precisato che, sebbene anche i primi tre capitoli della serie Persona (attenzione, Persona 3 è tecnicamente il quarto, ci sono due Persona 2) fossero piuttosto distinti e bizzarri, per il panorama generale degli anni ’90, è Persona 3 che ha fatto il tuffo in avanti verso uno stile più funk, jazz, graffiti e pantoni forti, conferendo alla serie quell’identità riconoscibile a occhi chiusi. Reload prende in prestito l’esplosività, la potenza e l’intensità nella direzione artistica di Persona 5, chiaramente declinata al gusto del 3.

La nuova presentazione grafica, che da lontano sembra un filo più budget rispetto al blasonato Persona 5 e Persona 5 Royal, risulta esplodere di colori, dati i forti contrasti e giochi di luce. Tutto, dai menù all’interfaccia, è stato rivisitato. Tutti i social link sono ora doppiati, e per la prima volta, il gioco è stato tradotto nella sua interezza in italiano. Alcune piccole modifiche sono state apportate ai social link, ad esempio è stata tagliata la scelta tra i diversi club extracurriculari, ma tutto scorre con enorme fluidità.

Dove Persona 3: Reload apporta i più consistenti elementi di rivoluzione è proprio il combattimento. Quasi ça va sans dire, ma l’opzione di default è avere il controllo diretto dell’intera squadra. Qualcuno, ancora oggi, porta sul viso le cicatrici di Mitsuru che lanciava Marin Karin contro boss immuni agli stati alterati, a ripetizione, o Yukari che si rifiutava di curare. Ad ogni modo, al di là delle migliorie più ovvie, come l’aggiornamento delle Personae con rimpasti vari e abilità inedite, due sistemi principali cambiano il flusso di gioco in maniera drastica.

Approda qui il sistema di Shift, il passaggio di turno a un compagno quando si attiva un One More!, cioè causando un colpo critico o colpendo una debolezza del nemico. Si tratta, in sostanza, del sistema staffetta di Persona 5, ma senza alcun tipo di boost o buff di sorta, rendendolo più un piccolo elemento strategico e non una meccanica che serve ad aprire il gioco a metà. La novità, inizialmente divisiva ma in realtà oggi piuttosto amata, è il sistema Teurgia. Si tratta di una supermossa che, in linea di massima, infligge danni ignorando le difese e/o crea situazioni positive di sorta, come dei buff immensi.

La parte più gustosa di questo sistema, è che viene accompagnata da un lato caratteriale, e cioè un particolare modo con cui caricare rapidamente la barra della teurgia, specifico per ogni personaggio, e un’abilità passiva, più o meno valida in base al caso, come ad esempio quella di Yukari, che le permette di pagare le abilità curative solo il 25% del costo originale, caricandole la barra nel frattempo. Nel caso del protagonista, ad esempio, la teurgia sarà il vecchio sistema di mosse di fusione, con la chicca che saranno tutte sempre disponibile, purché si abbia avuto in passato le Personae necessarie.

Il Tartaro, a sua volta, ha visto un gran numero di revisioni, piccole quanto magicamente convincenti, nel modo in cui rendono l’esplorazione dei 250 piani molto meno noiosa e ripetitiva di quanto fosse inizialmente. I piani sono spesso più piccoli, i nemici sembrano organizzati e posti con più minuzia e in minor numero, e i piani sono disseminati di oggetti da trovare e rompere, nella speranza di un drop casuale interessante, come le gocce dell’anima per caricare i preziosissimi SP. Arrivano anche le porte Monadi, delle sfide speciali nascoste in alcuni piani, che danno la possibilità al giocatore di mettersi alla prova con nemici particolarmente potenti.

L’unica novità che non sembra esattamente brillare, è il sistema dei Frammenti del Crepuscolo, oggetti rarissimi ottenibili per caso, nella mappa della città in specifiche location, e come ricompensa per le quest di Elizabeth, iconico personaggio della Stanza di Velluto. Il grosso di questi frammenti è contato, e serve principalmente per aprire degli scrigni speciali che sono, a una prima esplorazione del Tartaro, scriptati. Costumi, armi, armature speciali ecc sono nella grande maggioranza legati al consumo di questa risorsa rara, che è al contempo necessaria se si vuole usare l’orologio all’entrata del dungeon per curare il party, a un costo ingiustificabilmente esorbitante.

Per quanto riguarda invece la parte più ampia del gioco, e cioè la vita quotidiana, i cambiamenti minori sono innumerevoli, ma diamo uno sguardo quelli più grandi. Come capitò nel passaggio da Persona 5 e Persona 5 Royal, un drastico ampliamento delle opzioni è avvenuta nelle attività notturne. Sarà infatti possibile partecipare a una serie abbastanza nutrita di attività secondarie, allo scopo di migliorare i rapporti tra i personaggi, scoprirne di più, ma anche coltivare piante nel terrazzo del dormitorio, cucinare piatti o ancora guardare un horror col cane, magari sbloccando anche delle abilità passive per i compagni di squadra. Al piano terra viene installato un PC comune, che farà da attività mista, per potenziare i parametri sociali del protagonista come anche nuove opzioni o abilità secondarie. Infine, al Club Escapade, la discoteca della città, troveremo una chiaroveggente, che a un costo relativamente modico può apportare dei cambiamenti nel Tartaro, come quelli di aumentare la possibilità di incontrare mostri rari.

Al di là di questa lunga lista di migliorie, bisogna precisare una cosa importante. Persona 3: Reload è lo splendido remake di uno dei titoli di punta della produzione di Atlus, che si prende abbastanza sul serio, e si concentra su temi intimi e personali, in un modo più diretto e certamente meno scanzonato dei due successori. Inoltre, va considerato che ad oggi era l’unico, tra i titoli “moderni”, a non essere più realmente accessibile se non per emulazione.

Aggiungiamo una postilla: indiscrezioni e leak confermano che DLC sono già in lavorazione per Persona 3: Reload, e sebbene il sogno del protagonista femminile sembra giustamente da abbandonare, si è parlato del reintegro del capitolo The Answer, l’avventura post-game di Persona 3 FES che vedeva come protagonista Aigis. Rimanete sintonizzati per aggiornamenti.

A tutti: Francamente, siamo offesi, che domande fate? Persona 3: Reload è tra gli apici del genere, un must play senza se e senza ma. Se, giustamente, la vecchia edizione era poco fruibile e poco godibile per alcuni vezzi dell'epoca, questo remake rende ogni incertezza assolutamente nulla. Il tema portate di questa riedizione è quality of life: tutto al fine di un'esperienza leggera, fluida e visivamente accattivante. Si tratta chiaramente di un titolo lungo, ma sulle 70 ore circa, rispetto alle circa 140 di Persona 5 Royal. Se questo, e solo questo, non vi spaventa, andate subito a comprarlo. ilfalasca

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2024-02-23T11:36:38+01:00

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