Recensione Shadows of the Damned: Hella Remastered

Shadows of The Damned, originariamente lanciato su PS3 ed Xbox 360 nel 2011, fu un tripudio di ignoranza creato dalla collaborazione di Shinji Mikami, del sempre allucinato Suda51, del nostro connazionale Massimo Guarini e dal compositore Akira Yamaoka (sound designer della serie Silent Hill). Sulla carta quindi, il titolo aveva la possibilità di diventare un capolavoro, ma nonostante una buona accoglienza da parte della critica, Shadows of The Damned non riuscì a convincere pienamente. Però, come tutti i giochi dove c’è lo zampino di Goichi Suda, anche Shadow of The Damned è diventato un cult classic, al punto che la sua Grasshopper Manufacture Inc. ha deciso di lanciare una remaster, disponibile dal 31 ottobre su PC tramite Steam, PS5, Xbox Series X\S, PS4, Xbox One e Nintendo Switch.

Ora, vi dico subito che la remaster è un po’ povera e il gioco resta scolastico in termini di gameplay, ma offre un viaggio in un oltretomba completamente strafatto di qualsiasi sostanza allucinogena assumano o non assumano in Giappone. Insomma, se il remake di Silent Hill 2 (pubblicità: trovate qui la recensione) è un trip all’inferno dove non c’è niente da ridere, quello di Shadow of The Damned: Hella Remastered è una grottesca follia con pistole che si tramutano in enormi peni, tequila che scorre a fiumi e allucinazioni da droghe pesanti.

Provato su PlayStation 5

PS4switch
single player

La trama è molto semplice: Garcia Hotspur è un cacciatore di demoni che si trova la propria ragazza rapita dal terribile Fleming, il Signore dei Demoni. Con l’aiuto del teschio parlante Johnson, Hotspur dovrà farsi strada nell’oltretomba per salvare Paula. Il gameplay del gioco è rimasto invariato rispetto all’originale, si tratta infatti di un semplice action in terza persona dove si alternano scontri a fuoco contro i nemici a dei puzzle. Il gunplay è funzionale, ma reso divertente dalla potenza dei colpi sui nemici che vengono riempiti di buchi e a cui è possibile far saltare la testa con un headshot ben calibrato.

Una buona varietà di nemici riesce comunque a rendere gli scontri abbastanza variegati, sebbene comunque per ucciderli occorra utilizzare sempre la stessa tattica, ovvero sparare loro addosso senza pietà. Le armi a disposizione saranno solo tre, ma queste si potranno potenziare uccidendo i boss e dando a Johnson dei diamanti blu capaci di mutarle in delle loro versioni più letali, o dei diamanti rossi per alzarne le statistiche. Anche a livello di armi non c’è molto di innovativo: pistola, fucile a pompa e mitragliatrice in versioni demoniache.

Il tutto funziona, tranne per la mira che ogni tanto non si rivela particolarmente precisa, motivo per cui suggerisco vivamente di giocare il titolo a difficoltà normale, per evitare di esplodere in scroscianti bestemmie. Sarà anche possibile utilizzare un attacco melee, colpendo i nemici con Johnson sotto forma di torcia. Le munizioni comunque non mancheranno, specialmente a livello normale.

Nel corso dei vari scenari, sarà necessario risolvere alcuni semplici puzzle in delle sezioni coperte dall’Oscurità. Rimanendo nelle zone oscure, Hotspur perderà progressivamente energia, inoltre i nemici saranno invincibili. Per questo sarà necessario fuggire, oppure accendere una luce per dissipare l’oscurità, sparando un proiettile luminoso e colpendo una testa di capra… sì, è un gioco di Suda51, quindi pieno di queste cose assurde.

I proiettili luminosi inoltre ci permettono di stordire i nemici ed eseguire su di loro delle finisher, tra queste quella più divertente che vede Hotspur tirare un ignorantissimo calcio negli zebedei del malcapitato demone di turno. Non sempre però l’oscurità ci sarà avversa, infatti in alcune situazioni potrà servirii a distruggere dei bubboni per sbloccare delle porte, o altre volte per uccidere dei nemici particolari.

Come vuole la tradizione, ogni tanto si dovrà affrontare un boss. Gli scontri con i nemici di fine livello sono al limite dell’assurdità e propongono alcune soluzioni interessanti, se non particolarmente innovative. Fondamentalmente, gli scontri contro i boss comportano strategie legate alle meccaniche appena illustrate, quindi ci vedranno sparare su dei punti deboli, utilizzare i proiettili di luce o sfruttare le zone Oscure.

La forza di Shadows of the Damned: Hella Remastered, come la maggior parte dei titoli di Suda51, sta nel loro design completamente folle. E infatti, l’intero viaggio di Hotspur alla ricerca di Paula sarà costellato da situazioni al limite della malattia mentale. E sebbene ci sia sempre un certo umorismo di fondo, Shadows of The Damned resta un gioco oscuro e a tratti angosciante, con dosi di bizzarra violenza che deflagrano da un momento all’altro. Il nostro eroe, Garcia Hotspur è un truzzo, uno di quei truzzi che tutti noi maschietti amavamo il secolo scorso, in quanto creatura nata da una serata hot tra Scarface di De Palma, Dante di DMC e un tatuatore ubriaco.

Com’è facile immaginare, Hotspur è uno di quei personaggi che al mondo d’oggi risulterebbero assolutamente fuori posto, così come alcune scelte di scrittura nel gioco. Il modo in cui viene trattata la povera Paula in alcune sezioni del gioco è giustamente improponibile. Praticamente è oggettivazione femminile allo stato puro, una giovane che va in giro in un body che viene costantemente squartata, trucidata e dilaniata dall’interno da orridi demoni, con il nostro Hotspur che narra di come l’ha trovata in un bidone della spazzatura. Insomma, una roba che al confronto le lolite maggiorate degli anime giapponesi vi sembreranno dei simboli della parità di genere.

So che è dura, però se riuscite chiudere un occhio su tali nefandezze e pensare che si tratta di un gioco da non prendere sul serio, Shadows of the Damned: Hella Remastered resta un’esperienza esilarante. Per farvi un esempio della follia (oltre alle sopraccitate capre), nel gioco ci saranno delle porte con le facce da bambini deformi che si potranno aprire dando loro da mangiare delle fragole. Oppure, in alcuni scenari, ci saranno dei libri con delle favole dark che hanno sempre un finale raccapricciante e che verranno letti, nonché commentati da Hotspur e Johnson.

L’uso del sonoro unisce il grottesco con una colonna sonora ansiolitica, mentre i livelli riescono a proporre situazioni diverse, alcune totalmente fuori di testa e altre che si prendono la libertà di fare citazioni ai classici dell’horror con grande gusto. L’atmosfera generale riesce a tirare su un titolo che a livello tecnico non è particolarmente sorprendente, come non lo era d’altronde quando uscì.

Ora, parlando della remastered, oltre a portare il gioco sulle nuove piattaforme e su PC nelle risoluzioni moderne e con 60 fps o più, Grasshopper non si è poi impegnata molto. La remastered include dei costumi per Hotspur e la possibilità di giocare nuovamente il titolo con il New Game +, cosa che onestamente non vedo perché si debba fare. Intendiamoci, è un’esperienza divertente, ma il gameplay del titolo, così come la parte tecnica, non sono proprio imperdibili al punto da volerci fare più di una run. Aggiungo il fatto che la versione PS5 provata, presenta cali di framerate ingiustificabili, soprattutto per una remaster di un titolo del 2011 che già all’epoca graficamente non era niente di particolarmente indimenticabile.

Forse un lavoro più di fino, con qualche contenuto in più, avrebbe reso il tutto più appetibile. Poi per carità, il titolo lo trovate di base a un prezzo budget, pari a 24,99€, ma si tratta sempre di un gioco che si finisce in 6-7 ore scarse. Chiaro che, al contrario di quanto pensano Garcia Hotspur e il suo fido Johnson, la lunghezza in fin dei conti non è poi così importante.

Shadows of the Damned: Hella Remastered: Se siete infastiditi all’ignoranza più becera possibile lasciate perdere questo gioco, perché la sua scrittura è veramente una roba da pitecantropi. Sul serio, Shadow of The Damned è la cosa più truzza, misogina e sbagliata che possiate mai trovare in un videogioco. Tuttavia, si tratta comunque di una sorta di gioco di Suda51, quindi se siete fan del folle designer giapponese, non potete farvelo scappare. Ed è effettivamente l’unico motivo per il quale posso consigliare questa remastered, perché a livello di contenuti è veramente povera e il titolo sul gameplay si rivela troppo semplice e poco profondo per poter risultare interessante. I fan dell’originale saranno ben contenti di ritrovare Hotspur, Johnson e Paula in una versione per le nuove piattaforme e per Steam. A tutti gli altri gamer che non hanno mai provato un Suda51, direi di puntare su Killer 7 che tra l’altro ha appena ricevuto un lifting gratuito. heavysam

7
von 10
2024-11-20T12:42:15+01:00

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