Recensione Dragon Quest III HD-2D Remake

Dragon Quest III HD-2D Remake è finalmente giunto sul mercato, disponibile a partire dallo scorso 14 novembre su console Nintendo Switch, PlayStation 5, Xbox Series e PC tramite Steam. La prima delle avventure della cosiddetta Erdrick Trilogy (almeno dal punto di vista temporale) può essere ora esperita da un vasto pubblico, con tanto di migliorie tecniche e grafiche in grado di deliziare anche i più esigenti.

Provato su PlayStation 5

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All’annuncio di Dragon Quest III in versione HD-2D, ovvero con un rifacimento grafico in stile Octopath Traveler e Triangle Strategy di cui ormai Artdink è sostanzialmente “master of the craft”, molti si sono chiesti: “ma perché iniziano dal terzo?!”. Ovviamente, una domanda che solo chi non ha mai toccato la serie Dragon Quest poteva porsi, dal momento che i primi tre titoli del franchise rappresentano una sorta di unicum spazio-temporale. In questo trittico, Dragon Quest III funge da prequel dell’intera trilogia di Erdrick, pertanto ha completamente senso partire da questo e spostarsi poi su I+II, già annunciati tra l’altro da Square Enix e probabilmente in uscita nel 2025.

Al netto delle beghe tecniche, abbiamo finalmente avuto modo di testare questo remake, approcciandoci con un po’ di nostalgia, apprensione ma tanta speranza in un prodotto che fin dall’inizio è stato presentato come in pieno rispetto della tradizione. Niente cambiamenti radicali, drastici o che i fan di lunga data potrebbero mal vedere, ma tanto amore per la saga in una proposta accessibile e anche corredata da contenuti aggiuntivi che ne giustifichino l’acquisto anche a chi, Dragon Quest III, l’ha ormai finito in tutte le salse.

Dal punto di vista grafico, Artdink dimostra di aver perfezionato ulteriormente l’approccio allo stile HD-2D, un elemento divenuto marchio di fabbrica. In Dragon Quest III il mondo è piacevolmente a metà tra pixel e texture in alta definizione, creando dei piccoli diorami di splendida fattura. Si aggiungono nuovi effetti, piccoli dettagli che rendono il mondo ancor più vibrante, come l’illuminazione della lanterna tenuta in mano dall’eroe quando si naviga un dungeon oscuro, oppure il librarsi in volo di uccelli in una sonnolenta cittadina alle luci del tramonto.

Una vera e propria delizia per gli occhi, che non ho mancato di sottolineare anche in recensioni di altri ottimi prodotti del calibro di Octopath Traveler e Octopath Traveler II. Il filtro “dragonquestiano” sembra appositamente fatto per questo stile, in grado di restituire un senso nostalgico mentre si viaggia di luogo in luogo sulla grande mappa del mondo.

L’elemento cruciale di Dragon Quest è sempre stato il grinding selvaggio, odiato da molti ma ritenuto la norma a cavallo tra la fine degli anni ‘80 e ‘90, ritorna qui in tutta la sua gloria, soprattutto se i giocatori un po’ più smaliziati decidono di provare la temibile sfida rappresentata dalla Draconian Quest, identificata come la modalità “hard” del gioco. Meno importante per chi decide di andare sulle difficoltà più basse, ma comunque presente in una certa misura.

Una piccola nota a margine in merito ai combattimenti bisogna farla: grindare con i settaggi base è una vera e propria tortura poiché il testo delle azioni che riportano i danni effettuati e quelli subiti è di una lentezza allucinante. Altamente consigliato impostare tutti i settaggi del testo a schermo su “velocissimo”, a meno che non vogliate impazzire dopo un’ora di gioco. Rispetto la volontà di mantenere un’esperienza classica, così com’era su Famicom e NES, ma velocizzare i testi di base non avrebbe eliminato l’immersione che DQIII è in grado di fornire. Ad ogni modo, si tratta di una lamentela di poco conto e fortunatamente facilmente risolvibile.

Giocando il titolo è davvero impossibile per i più nostalgici non avere un sorriso stampato sul volto per l’intera avventura, ascoltando le musiche più classiche che hanno reso grande il franchise (sebbene quelle qui inserite siano un vecchio arrangiamento del 2005 a opera di Koichi Sugiyama). La semplicità è il punto di forza di questa esperienza: si va in combattimento, si sceglie la skill e si attacca, sconfiggendo il nemico si ottengono punti esperienza e si livella. Una formula che ci ha servito bene per oltre 40 anni e che in Dragon Quest III è solo leggermente complicata dal sistema di classi e costruzione dei personaggi del party. L’eroe che viaggia per il mondo alla ricerca dell’arcidemone da sconfiggere è chiaramente immutabile, ma è possibile creare personaggi aggiuntivi preferiti a corredo del party. Dal classico chierico, mago e guerriero al ladro, fino alla nuova classe del domatore di mostri, che apre un nuovissimo modo di interagire con il mondo e nelle battaglie.

Tra le aggiunte, infatti, ci sono i mostri amici che è possibile incontrare e utilizzare nell’arena per combattere contro alti team di mostri avversari. Una distrazione che, sebbene inizialmente potreste sottovalutare, presto o tardi si rivelerà estremamente divertente e in grado di assorbire molte delle ore di gioco, alla ricerca di nuovi mostri da usare sparsi per il mondo.

Le migliorie in termini di QoL sono tantissime, forse troppe per contarle tutte ma partiamo da quelle che mi hanno convinto, come la possibilità di riprovare subito le battaglie contro i boss, una funzione che vediamo sempre più nei JRPG moderni e che anche il recente Metaphor: Re Fantazio ha adottato, per esempio. Ma anche i salvataggi automatici, effettuati subito dopo le battaglie, oppure entrando e uscendo dalle città, che riducono al minimo i rischi di perdita di tempo in cui è possibile incappare dopo l’eliminazione totale del party.

Tra quelle che convincono meno, invece, ci sono la possibilità di usare le ali di chimera e il teletrasporto ovunque vi troviate. Nei classici Dragon Quest, tentare di usare il teletrasporto al chiuso si conclude sempre con una simpatica scenetta dove il nostro eroe sbatte la capoccia contro il soffitto. Non qui, ora il teletrasporto è usabile ovunque vi troviate, rendendo ridondante è inutile la magia per uscire dai dungeon. Tra idee più e meno funzionanti, l’esperienza si rivela comunque eccellente, tanto da rivelarsi uno dei migliori Dragon Quest di sempre.

Dragon Quest III HD-2D Remake: Il titolo è consigliato praticamente a tutti, sia i fan del franchise sia chi vuole avvicinarsi per la prima volta. Dragon Quest III HD-2D Remake è il punto di partenza perfetto, a cui poter far seguire Dragon Quest I+II HD-2D quando arriveranno sul mercato. La semplicità è in grado di catturare il giocatore e tenerlo incollato per tutta la durata dell’avventura, segno di come l’amore verso i classici sia ancora vivo e vegeto, sia nel cuore degli sviluppatori, sia in quello di chi, pad alla mano, si lascia catturare dalla magia di questa saga leggendaria. 7gatsu

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2024-11-19T18:02:48+01:00

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