Triangle Strategy è un rpg tattico dalle sapienti mani di Artdink per Square Enix e distribuito da Nintendo, disponibile dal 4 marzo 2022 per Nintendo Switch. Senza ulteriore indugio, ecco a voi la recensione.

Provato su Nintendo Switch

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Tre Regni in Lotta

Il mondo di Triangle Strategy vede tre nazioni in costante lotta per la supremazia e il monopolio delle risorse. Il ricco Regno mercantile di Glenbrook, il Granducato di Aesglast che detiene il controllo sulle risorse di ferro e il Sacro Impero di Sabulos, ricco del sale, risorsa primaria di estrema importanza. Le tre nazioni si sono scontrate in quella che viene ricordata come la Guerra del Ferro e del Sale, terminato con una tregua e un nuovo sistema commerciale che coinvolge equamente tutti.

Il protagonista della storia è il giovane Serenoa del casato di Wolfhort, vassallo della famiglia reale di Glenbrook, il cui figlio e principe al trono è il giovane Roland, inseparabile amico d’infanzia. Accompagnato dall’umile e sapiente consigliere Benedict, a Serenoa viene proposto il matrimonio con una figlia dei signori di Aesglast, Frederica, e tutto suona splendidamente propizio come simbolo di unione tra regioni storicamente in guerra.

Le primissime ore di gioco, lente e molto fitte di dialoghi e scene, vanno a creare i primi lembi di una rete complessa di attori e situazioni che sono alla base della ricca, capace narrazione del titolo. L’aria è tesa mentre figure di diversa età ed estrazione si incontrano per celebrare lo sposalizio, ma soprattutto tra i giovani l’atmosfera è ottimistica e colma di speranza. Sin dalle prime battute, il tono aulico ed epico delle interazioni conferisce uno specifico gusto alle cutscene, sempre abbastanza brevi e concise, come vuole il genere.

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Dopo poco, i regni si accordano per un piano congiunto di esplorazione di una miniera, ma non ci vorrà molto prima che le cose prendano una terribile piega dopo l’altra. Gustadolv, fratello maggiore di Frederica, volta le spalle alla tregua e inizia un piano di conquista verso Glenbrook, e pianifica l’assassinio di… ecco, è il caso di fermarsi qui, perché la trama è così fitta di eventi e personaggi che non sarebbe giusto privare gli utenti dell’esperienza.

A passeggio sulla scacchiera

Triangle Strategy è un TRPG, enfasi sulla T, che rientra in quella specifica sottocategoria tanto cara alla produzione giapponese della seconda metà degli anni ’90. Ora molti si grattano il capo e ricordano X-COM e qualche altra produzione occidentale non sempre ricca di narrazione, altri potrebbe alzare il dito urlando Fire Emblem: Three Houses, e poi tacere a lungo. Altri ancora potrebbero ricordare invece il simpaticissimo Chroma Squad, o ancora l’interessante e variegata produzione di Nippon Ichi Software, che sta peraltro ritornando su console moderne nei loro Prinny Presents NIS Classics Vol. 1 (che include Phantom Brave e Soul Nomad), già disponibile, e il Vol. 2 di prossima uscita.

Noterete però che sono pochi e ben dilazionati tra loro. Il grosso di questa produzione è stata spesso chiamata infatti war genre, e giustamente. La cosa che più colpisce e rimane nella memoria, al di là del soddisfacente sistema di combattimento tattico a turni, è la minuziosa tessitura di un impianto narrativo estremamente complesso. Laddove NIS ha provato diverse soluzioni, più e meno serie, mantenendo però un filo umoristico e leggero, i grossi di questo genere affondano le radici in mondi dal sapore medievale, di inganni, intrighi, casati in guerra, assassini, incendi e altro ancora.

Oltre a Vandal Hearts, Front Mission, Vanguard Bandits o Stella Deus, i conoscitori del genere con ogni probabilità ricordano Final Fantasy Tactics e Tactics Ogre: Let Us Cling Together come le migliori espressioni, e a buona ragione. Vi farà dunque piacere sapere che proprio da quest’ultimo hanno colto l’ispirazione i ragazzi di Artdink.

Triangle Strategy è un TRPG a turni su mappe quadrilaterali, dove posizionamento, distanza e altezza possono determinare il risultato. Non ci sono personaggi generici, al contrario ogni personaggio ha un nome e una classe ben definita, con una sua backstory esplorabile principalmente in custscene specifiche opzionali. Questo da un lato è un po’ il lato debole dell’esperienza, dove lo stretto cast di attori principali sono chiave all’intero sviluppo narrativo, mentre gli altri risultano poco più che aggiuntivi.

La scelta interessante e forse un filo controversa è quella di portare un sistema di progresso piuttosto semplice e limitato: ogni personaggio è infatti bloccato in una singola classe che in caso può far progredire di rango. La cosa è molto più simile a quanto si vede in Fire Emblem che non ai suoi cugini di Square Enix. Da un lato questo permette di concentrarsi sullo sviluppo delle unità con un occhio più ampio sulle diverse sinergie di gruppo, dall’altro è innegabile che il tutto manchi di profondità e personalizzazione. Certo, le classi sono ben differenziate con abilità attive e passive che si complementano e complimentano in modi intelligenti, ma non tutte portano la stessa tridimensionalità, ed è un peccato.

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La giustizia sulla bilancia

Al di là del gratificante sistema di combattimento, la narrazione si alterna in un modo piuttosto rapido, considerata anche l’enorme mole di dialoghi e scene. Per spezzare questo ritmo, Triangle Strategy propone brevi sezioni esplorative, generalmente usate come intermezzo per lasciar respirare il giocatore, riorganizzare gli oggetti e magari fare un po’ di grinding, ma anche e soprattutto per inserire piccoli scorci opzionali per il world-building.

L’elemento invece più interessante che rende unico questo titolo nel genere, è il sistema di votazione. A diversi punti della trama, verrà chiesto al giocatore di informarsi, spesso esplorando la piccola area disponibile al momento, e di persuadere gli altri personaggi chiave affinché facciano una tra due scelte. Il risultato della votazione cambierà una fetta più o meno grande della successiva parte del plot. Ora, ci teniamo a dire che in diversi punti, i bivi si ricongiungono nel filone centrale, ma questo non inficia il senso generale della storia, poiché gli sviluppi di ogni bivio prendono sempre angolazioni piuttosto opposte.

In altre parole, se giocato in un modo più ligio, giusto e onorevole, certe sezioni avranno il gusto di una storia di oppressione e di ribellione verso le ingiustizie. Al contrario, se si cede al pragmatismo, si può avere l’esperienza di un mondo in guerra dove regna il caos e la corruzione. Questo è forse un grande plauso agli scrittori, che hanno saputo tenere le fila della narrazione splendidamente legate tra loro. Come abbiamo accennato però, l’unica pecca la troviamo nel fatto che i personaggi secondari, di cui il gioco è davvero ricco, non partecipano in alcun modo rilevante, e anzi troppo spesso non partecipano proprio.

Questa sorta di economia permea l’esperienza di gioca sia nella narrazione sia nel progresso, dove nuove unità e le medaglie necessarie all’avanzamento di rango dei personaggi vengono centellinati con grande riservatezza. Scegliere quindi chi promuovere prima per sbloccare nuove utili abilità sarà una scelta da ponderare per bene.

Neanche a dirlo, la presentazione è splendida. Torna lo stile firmato Square Enix chiamato 2D-HD popolarizzato con Octopath Traveler, di prossimo arrivo anche per il remake di Live-a-live e il remake di Dragon Quest III, dove una caratterizzazione fortemente retro si incontra con modelli e soprattutto effetti luminosi contemporanei. Le musiche inoltre, epiche e altamente atmosferiche, mostrano una qualità di alto pedigree che non tradisce alcun tipo di aspettativa.

Un ultimo plauso va fatto al raffinato equilibrio trovato nella difficoltà. Questo genere è notoriamente arduo da bilanciare, generalmente a causa dell’alto livello di personalizzazione e la possibilità di fare grinding e modellare le unità a nostro piacimento. Abbiamo però riscontrato che il grinding, per quanto presente, risulta abbastanza sbrigativo e opzionale, principalmente per ottenere i materiali e salire quel livellino in più. In altre parole, a difficoltà normale la sfida è sempre presente ma mai troppo ardua, facile è facile senza essere una presa in giro, e difficile è una vera sfida, ma non quella che spinge solo ad aumentare di livello.

A chi consigliamo Triangle Strategy?

Arrivati a questo punto non c’è molto da dire. I difetti sono pochi e dimenticabili, al netto di un prodotto di alta qualità, cura e minuziosa attenzione. Certo, alcuni personaggi sono tutt’altro che memorabili, ma li ricorderete per l’utilità unica che hanno in battaglia o per quella piccola backstory che vi colpisce. Le musiche sono magiche, la grafica splendida anche in modalità undocked, dove sgrana quel poco che non dà all’occhio. Square Enix, regina indiscussa nel campo, torna coraggiosamente a mettere mano a un genere pressoché dormiente, portando un prodotto non budget e anzi di grande fattura, sapendo bene che si tratta di una nicchia di fedeli. Indubbiamente il genere non è per tutti, ma la specifica difficoltà e accessibilità, mista a una storia che coinvolge e emoziona, lo rende intrigante anche per chi non è affatto familiare con il genere. Caldamente consigliato.

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