Quando Konami ha annunciato di aver affidato il remake di Silent Hill 2 a Bloober Team, la community ha preso i forconi e acceso le torce, inneggiando a una bifolca e sdentata ribellione. Ed effettivamente, anche qui nella nostra spumeggiante redazione composta da ben tre persone, abbiamo gridato al cielo, tirato i pugni in aria e lamentato il nostro disappunto picchiando selvaggiamente i tasti delle nostre povere tastiere. Bloober Team però non ha fatto niente di male, semplicemente non hanno mai tirato fuori titoli particolarmente memorabili.
Silent Hill 2 però è una delle pietre miliari del gaming che nel 2001 terrorizzò e appassionò tantissimi possessori della PS2, compreso un giovane me, vicino al diploma delle superiori. A oggi, insieme al primo capitolo, resta uno dei giochi horror più belli mai realizzati. Per questo molti si aspettavano che Konami affidasse il remake a un team con più esperienza, per creare un pacchetto in grado di competere con i remake della saga di Resident Evil di Capcom (tra i più recenti Resident Evil 4 Remake). E che dire? A volte è bello ricredersi. Nonostante qualche mancanza, Bloober Team è riuscita a sfornare un remake che modernizza l’anima di Silent Hill 2, senza snaturarla. Se volete leggere un parere in più che striscia dal sottofondo come un’orrida creatura, non dovete far altro che continuare a leggere la nostra recensione. Prima però, per onor di cronaca, vi ricordiamo che Silent Hill 2 Remake è disponibile su PS5 e PC tramite Steam dall’8 ottobre 2024.
Provato su PlayStation 5
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Biglietto per l’inferno
Per chi non conosce la trama, Silent Hill 2 vede il protagonista James Sunderland arrivare nella cittadina dopo aver ricevuto una lettera dalla moglie, ormai deceduta da tre anni. Nella lettera, un invito per tornare nel loro “posto speciale”, nella spettrale cittadina di Silent Hill. Da qui si svilupperà un vero e proprio viaggio infernale dove l’orrore psicologico e fisico si intreccia con un inquietante surrealismo. Dato che sono passati più di vent’anni e sono ormai acciaccato e smemorato, i miei ricordi della versione per PS2 sono piuttosto offuscati. Non aspettatevi quindi una disamina sulle differenze tra l’originale e questa remake. Vi dirò però che giocare il remake di Silent Hill 2 al buio con un paio di cuffie è un’esperienza che avvolge, terrorizza e allo stesso tempo appassiona.
Nonostante la sinistra cittadina sia tutt’altro che accogliente, specialmente nella sua “realtà nascosta”, il suo richiamo è irresistibile. Come Jack e gli altri sventurati personaggi umani, anche noi giocatori non potremo fare a meno di tornare. È questa la magia nera del titolo di Bloober Team, che prende il gioco originale rimaneggiandolo e riportandolo in una nuova veste, con grande rispetto per il materiale.
Il potere di Silent Hill sta nelle sue ambientazioni: l’orrore si svolge in ambienti domestici che possiamo tranquillamente riconoscere, anche nella loro deformità e fatiscenza. Il quotidiano si trasforma in un incubo da un momento all’altro, dalla nebbia iniziale che avvolge la cittadina, ci troveremo a fare i conti con la sua vera realtà, ben più terrificante, in una discesa senza fine nei più profondi e oscuri baratri mai sperimentati in un videogioco.
Niente zombie o mostri mutanti creati in laboratorio, ma orrori deformi, grotteschi e inspiegabili che presentano vagamente degli inquietanti tratti umani. Il bestiario di Silent Hill 2 è indimenticabile, riportato qui nel remake in forma smagliante. Basta solo il primo orrore che incontreremo a rendere l’idea: una sorta di corpo intrappolato nella sua stessa pelle che vomita bile.
Puro terrore incontrarne uno in un corridoio buio, sentendo le frequenze della radiolina e ascoltando i gorgoglii raccapriccianti. La telecamera posta alle spalle di James, la cura per ogni singola parte delle ambientazioni e per il sonoro, rendono queste parti assolutamente immersive, avvolgendo il giocatore in questo orrendo, deprimente, quanto poetico inferno.

L’intero gioco è una sorta di viaggio contorto nel subconscio che nonostante l’orrore, riesce a farci percepire la perdita degli altri e anche di sé stessi. Silent Hill 2 tocca anche temi non proprio leggerissimi, come la violenza domestica e l’alcolismo, sbattendoli in faccia al giocatore senza pietà e soprattutto, senza inutili spiegoni moralizzanti che tanto piacciono agli amici oltreoceano.
Le emozioni dei personaggi vengono a galla nelle cutscene. Nonostante qualche imprecisione nelle animazioni facciali, gli sviluppatori sono riusciti a creare un senso estraniante, grazie ai dialoghi e le interazioni tra James e gli altri personaggi. Surreali perché, come nei migliori lavori di David Lynch, spesso i personaggi parlano e reagiscono come se fossero distaccati dalla tremenda realtà che li circonda, quasi come se si trattasse della normalità. Ottimo il doppiaggio e la sua direzione, così come la colonna sonora, altra protagonista del titolo.
In ogni scenario verremo accompagnati da accordi dissonanti di pianoforte, suoni angoscianti e bizzarri crescendo che spremeranno i nostri nervi come un limone. E come l’originale, anche il remake di Bloober Team riesce a tenere sempre alta la tensione. Quando penserete di aver passato una parte particolarmente claustrofobica, Silent Hill 2 farà sempre di peggio, con ambientazioni sempre più oscure, deprimenti e terrificanti.
A livello tecnico, la prova del remake di Silent Hill 2 su PS5 è stata abbastanza soddisfacente. La modalità Quality riesce a tenersi sui 30 fps, sfoggiando un UE5 con il Lumen per riflessi e illuminzaione a 1440p scalati. La modalità Performance punta sui 60 fps a 1080p ed è comunque in grado di soddisfare chi preferisce la fluidità al dettaglio grafico.
Break on through to the Other Side
Per quanto riguarda il gameplay, il remake di Silent Hill 2 non propone nulla di nuovo: è un action in terza persona, basato sull’esplorazione, sui combattimenti e sulla soluzione di puzzle. Il titolo prende spunto da survival horror più recenti come Dead Space o The Last Of Us, senza però aggiungere nulla di nuovo alla formula.
Bloober Team si è quindi accontentato di un gameplay semplice, probabilmente per focalizzarsi al massimo sulle atmosfere del gioco. Una scelta che a mio parere si rivela azzeccata: l’idea di controllare una persona “normale”, aggiunge tensione e fa immedesimare ancora di più il giocatore nei panni di James Sunderland. I controlli sono responsivi, ma a parte correre, schivare e girarsi, il nostro James potrà fare ben poco in termini di movimento. Il combattimento melee e il gameplay sono funzionali, ma sono sufficientemente curati per poter affrontare più mostri contemporaneamente. A voler fare proprio i pignoli, Bloober Team avrebbe potuto aggiungere qualche animazione in più per il povero James che durante le fasi di gameplay, risulta un po’ troppo “legato”.
Gli scontri contro le creature che popolano Silent Hill, grazie all’ottimo sonoro e alle incredibili atmosfere del gioco, riescono a risultare abbastanza viscerali e stressanti. Da apprezzare la possibilità di continuare a dare pestoni o mazzate ai corpi inermi dei mostri uccisi, per sfogare la tensione accumulata dopo uno scontro e per assicurarsi che non si rialzino mai più. Chi ha giocato l’originale, si ricorderà delle pochissime armi a disposizione e dell’impossibilità di poterle potenziare in alcun modo. Ebbene, nel remake questa caratteristica resta invariata, una scelta decisamente saggia.

Sebbene il gameplay a volte possa risultare ripetitivo (si tenderà ad abusare moltissimo della schivata), un potenziamento delle armi, o mosse speciali in stile Leon Kennedy sarebbe stato deleterio per l’esperienza generale. Parlando della difficoltà, a livello standard, il gioco risulta abbastanza generoso sugli oggetti curativi e sulle munizioni, rendendo l’esperienza accessibile a tutti. Le cose cambiano con le difficoltà più alte che ci costringeranno a gestire molto attentamente le nostre risorse.
Il titolo ha una buona progressione nella sfida: all’inizio i mostri non saranno particolarmente minacciosi e li si potrà affrontare singolarmente, ma una volta arrivati nell’Otherworld si dovranno fare i conti con più orrori che ci attaccheranno da ogni lato, sbucando dagli angoli bui di una stanza o pronti a tenerci agguati. Fortunatamente, al nostro fianco avremo la fida radiolina, uno dei metodi più angoscianti, quanto efficaci per avvisare il giocatore della vicinanza dei nemici.
L’esplorazione è la parte più riuscita del remake, con un level design fedele agli schemi dell’originale, reso fluido da ottimi passaggi da una sezione all’altra, scorciatoie e un ritmo ben scandito. Ottima la mappa, dove James segnerà i luoghi già visitati, porte chiuse ed enigmi risolti. Come i combattimenti, anche la difficoltà dei puzzle varia in base al livello scelto. La maggior parte dei rompicapo risulta intuitiva, mentre altri ci costringeranno a spremere un po’ di più le meningi per trovare la soluzione e andare avanti. Non mancano gli scontri con i boss, ma questi, come i combattimenti normali, si baseranno molto di più sulla tensione e sulle atmosfere, piuttosto che sulla tattica o sulla bravura col pad. Alcuni degli scontri sono stati modificati e resi comunque più interessanti rispetto al gioco originale, sfruttando le potenzialità del comparto grafico e sonoro moderno.
A chi lo consigliamo?
Silent Hill 2 Remake: Bloober Team riesce nell’intento di modernizzare uno dei survival horror più belli di tutti i tempi. Lasciate da parte tutti i dubbi, perché nonostante un gameplay non sempre sfavillante, il remake di Silent Hill 2 è al momento il survival horror più terrificante che potrete giocare. Un baratro claustrofobico di angoscia e terrore che sembra non finire mai, dove a tenerci compagnia saranno orrende creature e personaggi dai comportamenti surreali. Personalmente, posso solo ringraziare Bloober Team per avermi riportato nei meandri oscuri di Silent Hill a distanza di quasi 24 anni, dandomi la possibilità di ricordare le sere passate nella mia stanza a luce spenta con solo la luce del TV a tubo catodico a illuminare il mio volto completamente paralizzato dal puro terrore. Anche se non le leggeranno mai, pongo comunque loro le mie scuse per essere stato tra i loro detrattori. Che dire quindi? Non posso fare altro che consigliare questo remake sia a chi come me ha amato l’originale nel lontano 2001, come a tutti gli amanti dei survival horror. Avanti così Bloober Team e… cara Konami, raccogli da terra le palle da Pachinko e torna a fare sul serio nel mondo del gaming. – heavysam




