Final Fantasy VII Rebirth, secondo episodio del remake del popolare JRPG Square Enix, è disponibile dal 29 febbraio su PlayStation 5. Dopo averlo provato a lungo, abbiamo stilato questa nostra recensione.
Provato su PlayStation 5
![]() ![]() ![]() |
Riprendiamo da dove avevamo lasciato
L’attesa è finalmente terminata e dopo quattro anni dal cliffhanger di FFVII Remake, possiamo ritornare sul pianeta Gaia, riprendendo proprio da dove avevamo lasciato i nostri eroi. Quattro anni sono un periodo di gestazione decisamente lungo, ma non eccessivamente tale da permettere alle braci di questa operazione di recupero di spegnersi. Il fuoco era ancora vivo e, nel caso non lo fosse, Square Enix si è assicurata di riaccenderlo in pompa magna con una campagna di marketing aggressiva. Final Fantasy VII Rebirth è stato, nel mese precedente all’uscita, praticamente ovunque, segno che l’azienda è andata “all in” su questo episodio.
Anche chi non ha giocato a Remake, può tranquillamente passare su Rebirth grazie al riassunto presente nel menu principale, dove gli eventi precedenti vengono narrati in maniera velocizzata per portarvi al passo con la storia. Certo è che, passare direttamente a Rebirth senza esperire Remake, è meno gagliardo. Ma se proprio non avete voglia di recuperare il gioco precedente e vi siete intestarditi con la novità del momento, sappiate che potete lanciarvi nell’avventura a cuor (abbastanza) leggero.

Non posso quindi né introdurvi la storia, né dirvi a che punto siamo, perché ciò invaliderebbe il fattore sorpresa, ma posso dirvi ciò che invece è già presente nella demo, sperando che, almeno quella, l’abbiate giocata. Il titolo inizia quindi con un flashback, cinque anni prima degli eventi di Remake il nostro bravo SOLDIER Cloud Strife si ritrova in missione con l’eroe della Shinra: Sephiroth. Un punto cruciale presente, naturalmente, anche in Final Fantasy VII, perché mostra esattamente il momento in cui tutto è andato a rotoli per il nostro beniamino.
Sephiroth, scoperte le sue origini, perde letteralmente il lume della ragione o, secondo alcuni, lo ritrova. Ed è così che nasce uno dei villain più iconici non solo di questo franchise, ma dell’intera industria videoludica. L’abbiamo atteso per quattro anni, forse anche qualcosa in più se pensiamo al tempo intercorso tra l’annuncio del remake episodico e la pubblicazione del primo capitolo. Ma infine, è qui, ed è glorioso proprio come ce lo aspettavamo.
Ricalibrato, perfezionato, migliorato
Ma al di là della presentazione grafica e sonora che sono al top ancora una volta, bisogna fare un elogio al gameplay. Se solo Final Fantasy XVI avesse mantenuto lo stile misto tra action e ATB, probabilmente lo avrei amato ancor più di quanto non abbia già fatto. E se non ci credete, correte a leggere la mia recensione di Final Fantasy XVI. Fatto sta che per me, l’apice dei turni attivi si era raggiunto con Remake, rendendo impossibile migliorare ulteriormente la formula. Ed è invece con un colpo di coda che Rebirth stupisce e meraviglia anche sotto questo aspetto.
Piccole modifiche, sia ben chiaro, ma mirate a trasformare l’esperienza e renderla ancor più piacevole e peculiare. C’è stato un attento restyling delle cromie e dei menu, che risultano ora maggiormente curati e più in linea con uno standard elevato come ci si aspetterebbe dalla compagnia. Final Fantasy VII Remake era splendido, ma aveva ancora un leggero retrogusto di progetto sperimentale, con una direzione ancora fumosa. Qui abbandoniamo quella sensazione, ci troviamo di fronte a un JRPG sontuoso, con una profonda caretterizzazione dei personaggi, meccaniche di gameplay perfezionate, colori sgargianti e un mondo vasto ed esplorabile.
Il ritorno in pieno stile di un’avventura già magistrale alla prima iterazione non può che far gioire tutti i videogiocatori. Sia quelli che ritornano, sia quelli che approdano per la prima volta. Poter cavalcare un chocobo liberamente, esplorare ogni angolo di un’ampia mappa, con segreti e attività è proprio ciò che mancava a Remake, quello che i fan non avevano avvertito e che portava quindi l’esperienza un gradino sotto all’originale.
L’ATB regna supremo
Interessante la decisione di rivedere alcune scelte in merito alla gestione dell’ATB. Se in Remake tutte le magie avevano il costo di una sola barra, castare in Rebirth le magie “-ga” ha un costo doppio. Senz’altro una decisione presa per calibrare meglio il grado di sfida. A proposito di quest’ultimo, troviamo un nuovo livello aggiuntivo, oltre a Facile e Standard c’è anche la difficoltà Dinamica, nella quale i mostri livellano con i personaggi. Ciò crea un ottimo ponte di collegamento tra la troppo semplice Standard e la troppo draconiana Difficile, ancora una volta relegata al New Game+.
Sono state aggiunte anche delle nuove abilità, chiamate Abilità Sinergiche. Possono essere eseguite da una coppia di personaggi e si differenziano in base a quelli che avrete nel party. Tali abilità possono aggiungere delle caratteristiche a chi le esegue, eliminando per esempio l’uso di MP per un breve periodo, oppure garantire maggiore stagger con gli attacchi normali.
Per quanto riguarda le armi, c’è stata una modifica anche in tale frangente. Esse stesse salgono di livello accumulando SP, ottenendo delle abilità specifiche che possono poi essere assegnate in uno o più slot. Ne esistono di offensive e difensive, che aumentano quindi i danni o vi garantiscono più HP. Un sistema che potrebbe inizialmente confondere chi era abituato allo sblocco di abilità presente in Remake ma a cui, tutto sommato, ci si abitua molto velocemente.

E sempre in merito alle nuove funzioni di Rebirth, troviamo anche il crafting degli strumenti. Con un grande mondo esplorabile, vengono introdotti anche i materiali che possono essere raccolti in punti specifici della mappa o lasciati dai nemici sconfitti. Questi sono essenziali per poter craftare pozioni di ogni tipo e persino strumenti, riducendo la necessità di acquistarli tramite i classici negozi che potete trovare in giro per le città. Eseguire attività secondarie, vi darà accesso a nuove ricette, è importante quindi bilanciare l’esperienza in modo da gestire tutto ciò che ha da offrire.
E Final Fantasy VII Rebirth, lasciatemelo dire, ha davvero tanto da offrire. È in grado di trascinarvi in una vera e propria febbre da JRPG, appassionandovi con i suoi scenari fantasticamente ricreati e reminiscenti dell’esperienza originale, facendovi sorridere con i momenti più scanzonati e riportandovi alla realtà con gli aspetti più tragici. I primi, dopo l’incipit davvero oscuro di Remake, sono più presenti, alleggerendo il viaggio e dando finalmente una spinta nella giusta direzione a un’avventura di ampio respiro. Se vi mancava quel senso di epico viaggio che caratterizzava le vecchie produzioni, qui lo ritroverete, ed è per questo che ho deciso di premiare la produzione con il bollino di qualità del nostro portale, il Denjin Choiche. Per il voto, invece, dovrete attendere la fine della recensione.
Un vasto mondo ricco di attività
Se da un lato le ampie mappe che incontrerete a partire dal secondo capitolo possono sembrare enormi, in realtà è stato fatto un eccellente lavoro di fino. Pur apparendo immense, sono in realtà delle aree contenute, ricche di attività aggiuntive. Talvolta si tratta di trovare dei punti di interesse, altre delle vere e proprie cacce con regole da rispettare, fino anche ai santuari delle invocazioni.

Il mondo è splendidamente caratterizzato: possiamo dire addio all’orrenda struttura del mondo di Final Fantasy XV, con le sue aree tutte uguali e prive di carisma. In Rebirth le zone esplorabili hanno tutte un carattere distinto, con tanti chocobo diversi da cavalcare in tutte le regioni, sfruttandone le particolarità univoche. Un bel tributo al gioco classico, dove era possibile usare i tanti chocobo colorati per navigare al meglio la mappa del mondo.
A chi lo consigliamo?
Final Fantasy VII Rebirth: Non esiste un solo videogiocatore che non dovrebbe giocare Final Fantasy VII Rebirth. Sia che abbiate giocato FFVII, sia che non lo abbiate fatto, sia che abbiate saltato o goduto di quanto offerto da Remake. Questo è un pilastro del gaming moderno, un titolo ambizioso, una nuova direzione coraggiosa ma nel rispetto della tradizione. È davvero difficile trovare delle falle, dei punti che facciano storcere il naso pensando “qui si poteva fare meglio”. Se aveste denaro per un solo gioco per tutto il 2024, fate che il titolo scelto sia Final Fantasy VII Rebirth e, vi assicuro, non ve ne pentirete. – 7gatsu



