Gli RPG tattici di stampo giapponese hanno scavato un solco nel cuore di molti vecchi gamer, un solco spesso lasciato vuoto dalla penuria di titoli moderni che affrontano il genere. D’altronde se già prima era di nicchia, con il gaming moderno sempre più votato alla pura azione e alla spettacolarità, il tattico giapponese legato ad antiche meccaniche e a un comparto grafico spesso minimale, non trova terreno fertile.

Ma sappiamo bene che tutto ciò che viene snobbato dalle grandi software house per intascare soldoni, viene recuperato da qualche paffuto sviluppatore indipendente, per creare titoli nostalgia da far spuntare i lacrimoni ai malinconici vegliardi che ancora ricordano delle loro avventure in Final Fantasy Tactics.

Tra questi intrepidi programmatori troviamo anche il team franco-giapponese di Makee che con il loro Rise Eterna provano a ridare linfa vitale al genere. Lo abbiamo provato su Nintendo Switch, piattaforma ideale per questi giochi sulla quale abbiamo recensito la paffuta raccolta dei due Langrisser.

Provato su Nintendo Switch


Pixellicidio a turni

Rise Eterna non si discosta molto dal genere classico, presentando battaglie a turni con visuale dall’alto. All’inizio del gioco controlleremo solo due personaggi: il nerboruto e scocciato veterano di guerra Nathiel e una bimbetta misteriosa di nome Lua. I due si incontreranno per puro caso e come vuole la tradizione, durante la storia si scopriranno tutti i loro scheletri nell’armadio e segreti più reconditi, mentre si snodano complotti nazionali su uno sfondo post-bellico. Nel corso della nostra pixellosa avventura potremmo reclutare altri pittoreschi individui e donnine parzialmente svestite, fino ad un totale di 14 personaggi selezionabili dal roster per partecipare agli scontri.

Durante il nostro turno potremo muovere tutte le vostre unità e attaccare quelle nemiche, oppure decidere di usare oggetti e abilità speciali per curare gli alleati o danneggiare i nemici. Lo schema di gioco è decisamente elementare: i personaggi si possono muovere su un quadratino qualsiasi della mappa, per una distanza che equivale alla loro agilità. Per attaccare il nemico, non dovremo fare altro che avvicinarci al quadrato occupato da una sua unità e premere il comando apposito. Le unità a distanza invece possono attaccare da posizioni più lontane, cosa che favorisce strategie più elaborate.

In puro stile Langrisser e Fire Emblem, una volta selezionato l’attacco la grafica ci mostrerà lo scontro ravvicinato tra le unità, animato con una pixel grafica piacevole, ma forse un po’ troppo basilare e che forse poteva dare un filo più di spettacolo.

Il gameplay vecchia scuola da una parte fa leva sull’effetto nostalgia, dall’altra però si porta dietro tutta una serie di problemi legati al design datato dei titoli del genere. Muovere tutte le proprie unità negli ampi scenari del gioco a volte può risultare decisamente noioso, specialmente quando si deve raggiungere un gruppo di nemici distante. La sensazione di ripetizione e di lentezza si avverte specialmente nei primi scenari, dove i nemici sono delle totali schiappe e basta solo muoversi e attaccare per poter avere la meglio.

A questo si aggiunge il fatto che la CPU non inizierà a muovere le sue unità fino a quando non vi avvicinerete con almeno un personaggio, rendendo il gameplay decisamente statico. Insomma, non è il massimo dover passare la metà di ogni combattimento a muovere i personaggini sulla mappa per ingaggiare il nemico. Forse scenari più piccoli avrebbero giovato a Rise of Eterna e lo avrebbero decisamente snellito. Le cose si complicano (fortunatamente) andando più avanti, con missioni di vario tipo che possono mettere a dura prova anche gli strateghi più raffinati. Negli scenari più difficili sarà necessario utilizzare gli oggetti in proprio possesso e sfruttare al massimo le abilità dei singoli personaggi, scegliendo quelli giusti a seconda della missione.

L’intelligenza artificiale se la cava abbastanza bene, la CPU cercherà di sfruttare al meglio le sue unità, concentrando gli attacchi sui vostri personaggi più deboli e potenzialmente pericolosi come quelli a distanza. Dovrete quindi cercare di muovere i vostri personaggi con un certo criterio: se mandate avanti l’arciere, questo verrà saccagnato all’istante. Meglio mandare avanti il buon vecchio Nathiel a sferrare fendenti col suo spadone e lasciare che le unità a distanza gli diano supporto.

Il colpo dello stratega

Uno degli aspetti più interessanti di Rise of Eterna è la possibilità di far aumentare di livello i personaggi, imparando nuove abilità e facendoli diventare sempre più potenti. A questo si aggiungono le sfere che potremo trovare negli scenari o che riceverete come ricompensa per le nostre vittorie. Le sfere si possono assegnare a determinati personaggi per potenziarli, alzando la loro vitalità, il movimento o magari la possibilità di sferrare colpi critici. Potremo quindi personalizzare i nostri eroi, cercando di sfruttare le loro abilità principali: Nathiel potrà diventare un tank indistruttibile e Lua sferrare colpi critici come se non ci fosse un domani. A tutto questo si aggiunge un sistema di crafting basato su oggetti che potremo raccogliere nello scenario, portando un personaggio vicino e usando il comando apposito.

Un sistema sicuramente interessante che da al giocatore la possibilità di variare il gameplay e provare soluzioni diverse, ma che dall’altra parte rende le cose abbastanza facili, non vi nego che già Nathiel nei primi livelli è davvero inarrestabile. Insomma, il bilanciamento è decisamente a favore del giocatore, cosa che va bene se volete proseguire con la storia senza dovervi strappare l’intestino e arrotolarvelo attorno alla bocca per non far fuoriuscire le bestemmie.

In Rise Eterna la maggior parte delle missioni vi danno come semplice obiettivo lo sterminio di tutte le unità nemiche. Al gioco non gliene frega un cazzo, che siano banditi o vecchi contadini armati di zappa e scatole di fagioli. Tutti dovete uccidere, tutti!

Dal lato tecnico il gioco si comporta molto bene su Switch anche in modalità portable. La pixel grafica è contornata da piacevoli artwork che mischiano sapientemente lo stile di disegno occidentale con quello orientale. I dialoghi e la storia sono stati scritti abbastanza bene, ma non c’è da aspettarsi nulla di particolarmente eclatante, anche perché comunque gran parte della trama verrà sciorinata attraverso dialoghi testuali e qualche sparuta cutscene di un solo disegno. Sulla colonna sonora si poteva premere un po’ di più l’acceleratore, perché a sentire sempre lo stesso brano per ogni maledettissima battaglia dopo un po’ fa venire voglia di essere presi a calci nelle palle da Jean Claude Van Damme.

A chi consigliamo Rise Eterna?

Che dire? Se siete così a secco di SRPG allora Rise of Eterna potrà dissetarvi un po’, almeno fino all’arrivo del promettente Project Triangle. Ovvio che per farvelo piacere dovrete veramente amare la vecchia scuola, perché per quanto Rise Eterna sia affascinante, dall’altra parte s’azzoppa da solo proprio nel tentativo di non risultare per niente innovativo.

Se invece non avete mai giocato un SRPG e siete intrigati dal genere, forse è meglio partire con qualche titolo più valido, senza nulla togliere a Rise Eterna che comunque risulta un prodotto un filo ‘satellitare’ rispetto ai big del genere. Ed è un peccato veramente, perché forse staccandosi un po’ dalla matrice old school e provando a fare qualcosa di più personale, Rise Eterna sarebbe potuto essere un gioco decisamente più piacevole e memorabile.

Pixel grafica piacevoleGameplay molto “vecchia scuola”
Sistema di potenziamento dei personaggiColonna sonora monotona
Missioni poco variegate

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