Star Renegades è un deck-building roguelite RPG per tutte le maggiori piattaforme sul mercato, sviluppato da Massive Damage e pubblicato da Raw Fury il 9 settembre 2020.

Provato su PC

Guerre… stellari!

Star Renegades si vuole inserire a gamba testa nell’ormai ultra-nutrito novero dei deck-building roguelite decisamente in voga in questi ultimi anni, con un hype che lo ha reso uno dei titoli del genere più attesi del 2020.

Mantiene le promesse che l’hype ha creato? Non proprio, ma porta senza dubbio una sua formula al tavolo, che nel bene o nel male, è molto interessante.

L’idea generale è piuttosto ambiziosa: mescolare una ricca dose di meccaniche e generi in un titolo grande e complesso. L’ambientazione futuristica, robot, cyborg e battaglie intergalattiche sono il setting di un ostico RPG roguelite che richiede molto tempo e impegno da parte del giocatore per essere affrontato per bene.

Si gioca con un minimo di tre personaggi fino a un massimo di sei reclutabili man mano che si prosegue, affrontando mappe più simili a giochi da tavolo che ad aree esplorabili. Il ritmo generale dell’azione è un lento e strategico movimento di zona in zona, cercando di ottenere tutti i bonus possibili, prima che si arrivi alla fine del terzo giorno dove si verrà teletrasportati al boss di turno.

La mappa è solo una realizzazione virtuale di quelli che sarebbero passi, tre al massimo per giorno, per un massimo di tre giorni, un po’ come fossero, e di base sono, caselle su un gioco da tavolo. La scelta di un buon percorso è cruciale per poter sperare di uscirne vincitori. Questo è intervallato da interazioni casuali e, cosa più interessante, da aree extra che non consumano passi e concedono qualche bonus o loot extra.

Chiaramente però, la parte più importante dell’esperienza sta nel combattimento: basato su quello che sembra un JRPG a turni, le battaglie di Star Renegades sono delle mini-battaglie auto-contenute dove, con la squadra che si ha al momento, si tenta di bloccare i movimenti del nemico e ucciderlo prima che possa realmente agire.

Il perno del combattimento è chiamato reactive time, e cioè il fatto che il giocatore sa da subito esattamente il nemico cosa farà durante il proprio turno. Il tutto è visualizzato intuitivamente in una apposita barra nella parte alta dello schermo tramite la quale si ha accesso a informazioni più dettagliate.

Le mosse dei personaggi, a parte le classiche numerose priorità, hanno spesso un valore di ritardo che spinge l’azione del nemico avanti nella barra. Spinto sufficientemente in avanti, il nemico va in break, di fatto saltando il turno, ma questo solo se l’iconcina mostra un numero superiore allo zero.

Se il numero è zero, il nemico attaccherà incondizionatamente, e bisognerà agire in maniera difensiva. In base ai personaggi scelti sarà più e meno facile rispondere all’offesa nemica, e il gioco si fa pochi problemi a lanciare sfide velocemente sempre più complesse e spaventose.

Campeggio sotto le stelle

Al termine di ogni giornata si ha accesso al campeggio, una pausa dai combattimenti dove si usano delle carte per migliorare l’affinità tra i personaggi, sbloccando necessarie abilità passive di vario tipo. L’utilità non è sempre immediatamente comprensibile, ma ogni piccolo potenziamento è essenziale.

Sbloccare potenziamenti, nuovi equipaggiamenti da trovare come loot e nuovi personaggi è un processo anche piuttosto gratificante, ma si inciampa presto in alcune scelte che inevitabilmente inficiano sul generale godimento dell’esperienza.

I personaggi, pur essendo relativamente ben distinti tra loro, hanno una crescita interamente prestabilita: al giocatore sta solo scegliere chi far salire di livello prima di un altro, perché a ogni run, ogni personaggio sarà sempre esattamente uguale. Gli equipaggiamenti che si trovano sono casuali e aiutano a conferire almeno un leggero senso di varietà e personalizzazione altrimenti assente. Ciò pesa ancor di più, se si considera che alcune combinazioni di personaggi risultano chiaramente più utili di altre.

In particolare poi, una partita può durare tranquillamente ore, diverse ore se siete giocatori particolarmente lenti e minuziosi nell’organizzazione, e questo si scontra fortemente con la struttura sottostante di roguelite, che prevede la cancellazione di qualsiasi progresso, eccezion fatta per il metaprogresso di cui sopra. Se si pensa però che il progresso all’interno di una run è comunque relativamente su rotaie, la soddisfazione che si trae è drasticamente ridotta.

Per dare un po’ di pepe agli incontri con i nemici, questo titolo propone un sistema di Nemesis sulla falsariga di L’ombra di Mordor, dove i nemici appartengono a varietà di classi e tipologie si ripresentano modificati e possono variare le singole priorità mentre il giocatore continua al sua incursione. A conti fatti i cambiamenti sono anche ignorabili, al punto tale che un giocatore poco avvezzo potrebbe finire numerose run senza mai rendersi conto che tale sistema esista.

Star Renegades poi ha catturato l’attenzione del pubblico per la propria presentazione: un mix di semplice ma efficace 3D, effetti luminosi esplosivi su sprite 2D piuttosto grezzi, mostrando sicuramente carattere, ma non necessariamente qualità. Soprattutto dopo che altri titoli che hanno provato un’estetica simile con risultati molto meglio riusciti, c’è qualcosa che non convince del tutto.

Una cosa che invece non convince affatto sono i menù, difficili e ottusi da navigare, tutto richiede un click di troppo o è presentato in un modo discutibile. Anche durante il combattimento, si viene assaliti da una grossa quantità di icone e testo che si sarebbe potuto pulire e rendere meglio.

A chi consigliamo Star Renegades?

Star Renegades è un ottimo deck-bulding roguelite, pieno di idee e di sistemi che si compenetrano in maniera interessante. Il cocktail ha un gusto che sicuro non coinvolgerà le masse, ma la scelta estetica, il combattimento altamente tattico e i combattimenti impegnativi catturano l’attenzione di quei giocatori appassionati che vogliono quella sfida in più. Il pacchetto è buono, divertente, e di qualità, ma senza dubbio ostico e impegnativo, con alcune scelte stilistiche discutibili.

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