Recensione Taito Milestones 4

taito milestones 4 copertina

Non c’è tre senza quattro, ed ecco giunta sul mercato Taito Milestones 4, la quarta raccolta dei giochi arcade della software house omonima. Il formato è lo stesso delle altre collection, dieci giochi provenienti dal “vault” della compagnia, riproposti con l’emulazione di Hamster Corporation. Siete curiosi di scoprire di quali giochi si tratta? Allora non vi resta altro da fare che continuare a leggere.

Provato su Nintendo Switch

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Non starò qui a perdere tempo a dirvi chi o cosa sia Taito: l’abbiamo già chiarito più e più volte e onestamente a questo punto potete pure recuperare le recensioni precedenti. Per comodità le trovate di seguito, sia che cerchiate Milestones 1, Milestones 2 o Milestones 3. Spariamo immediatamente, senza troppe cerimonie, i dieci giochi qui inclusi:

  • Water Ski (1983)
  • Field Day (1984)
  • Typhoon Gal (1985)
  • Arkanoid (1986)
  • Bonze Adventure (1988)
  • Kurikinton (1988)
  • Syvalion (1988)
  • Don Doko Don (1989)
  • Cameltry (1989)
  • The Ninja Kids (1990)

Sebbene io mi consideri un vero e proprio retrofanatico, ammetterò che ho sentito meno della metà dei giochi qui elencati e ne ho giocati in passato ancor meno di un terzo, quindi è stato genuinamente interessante avviare questi titoli del cenozoico.

Fuori il vecchiume, dentro il “nuovo”…si fa per dire. Typhoon Gal, in giapponese Onna Sanshiro (chiaro riferimento a Sugata Sanshiro, protagonista dell’omonimo film di Akira Kurosawa del 1943), è più divertente di quel che ci si possa aspettare, pur se consideriamo che si tratta di un altro arcade d’annata. La protagonista è una judoka che deve combattere contro un set di avversari sul tatami e poi sconfiggere il “boss” della palestra.

Il sistema di controlli era sicuramente innovativo per il 1985, unendo le otto direzioni del pad e due pulsanti: uno per gli attacchi e uno per le proiezioni, si potevano creare 16 combinazioni differenti, davvero niente male! Si tratta del gioco su cui sono tornato di più in fase di recensione, proprio perché divertente nella sua immediata semplicità.

A seguire c’è Arkanoid, ma c’è davvero bisogno che spieghi di che cosa si tratta? Suvvia, se non avete mai sentito parlare della barretta che lancia la pallina per distruggere blocchi colorati allora non avete la minima idea della storia del gaming e dovete tornare alla casella iniziale senza passare dal via. Questa è la versione Arcade del 1986, così come appariva nelle sale giochi giapponesi e di tutto il resto del pianeta: un caposaldo intoccabile.

La coppia successiva, invece, Bonze Adventure e Kurikinton sono due giochi leggermente più evoluti graficamente rispetto alle controparti finora citate. Bonze Adventure è la versione Taito di Ghosts ‘n Goblins ma invece di un cavaliere in armatura abbiamo un bonzo che esorcizza spiriti malvagi. È facile cadere in inganno e pensare che si tratti di un gioco carino e di semplice approccio ma in realtà nasconde dietro questa facciata una progressione crudele, anche più della controparte di Capcom. Forse anche troppo crudele!

Kurikinton, d’altro canto, è un beat ‘em up con dei begli sprite di grosse dimensioni. Il giocatore controlla una sorta di poliziotto esperto di kung-fu che si muove in un mondo a la Hokuto no Ken e combatte nemici mascherati e muscolosi. Non cercate di capire cosa succede ma immergetevi nell’atmosfera 80s e lasciatevi travolgere dal trash nipponico.

Su Don Doko Don spenderò poche parole, perché è sostanzialmente un clone di Bubble Bobble ma nel quale impersonate una specie di gnomo con un martello: niente di entusiasmante o particolarmente divertente, ma qualcuno potrebbe averne nostalgia. Io non di certo.

Chiudiamo con i tre giochi che ho trovato più interessanti: Syvalion, Cameltry e The Ninja Kids. Questo è, fondamentalmente, il trittico più ghiotto della collection. Syvalion è uno shoot ‘em up bizzarro dove si controlla un drago che deve muoversi all’interno di ambienti simil-labirintici, evitando ostacoli e sconfiggendo nemici con il suo alito di fuoco e ogni labirinto si conclude con, esatto, un boss. C’è bisogno di abituarsi ai comandi perché possono essere un po’ confusionari all’inizio ma una partita tira l’altra perché ha un loop veloce e, quando si riesce a capire il flow, anche soddisfacente.

Cameltry è un puzzle game e potremmo definirlo l’antenato 2D di Super Monkey Ball: al centro dello schermo c’è una pallina che dovrete condurre alla fine del labirinto ma potrete farlo solo ruotando lo scenario. Originale, divertente e forse anche il gioco della lista che ho giocato di più. Non chiedetemi il perché del nome, non ho assolutamente idea del motivo per cui sia stato chiamato così.

Dulcis in fundo The Ninja Kid, un beat ‘em up di stampo più moderno con esilaranti ninja marionette che sembrano usciti da un episodio dei muppets. La grafica non è delle migliori e non è comparabile per esempio a X-Men The Arcade Game visto recentemente in Marvel Maximum Collection, ma mi ha davvero strappato numerose risate grazie al design politicamente scorretto e talvolta brutale. Si rivela anche il più giocabile dell’intera raccolta, in parte perché uscito a inizio anni ‘90 e quindi rientrando in un filone più “moderno”.

Taito Milestones 4: Se avete acquistato le altre tre, non vedo perché fermarvi lì. Non sarà all’altezza della terza raccolta per qualità globale dei giochi, ma ha qualche chicca che sicuramente sarà in grado di sorprendervi. In ottica di preservazione, vale sicuramente la spesa, magari in copia fisica per avere in casa quella amabile confezione di cui fregiarsi. 7gatsu

6.5
von 10
2026-03-30T18:34:24+02:00

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