Cosa accomuna i tre videogiochi Silent Hill: Origins, Silent Hill: Shattered Memories e Her Story? La risposta è Sam Barlow, lo scrittore e designer di Climax Studios che, lo scorso 23 Agosto 2019, ha rilasciato il suo ultimo videogioco Telling Lies guidato dall’editore Annapruna Interactive e supportato nella produzione dai Furious Bee Limited, che già avevano messo le mani su Her Story per un port Android.

Telling Lies riprende il gameplay base di Her Story e come per il gioco del 2015 fatico a trovare un genere in cui infilarlo. Avventura Grafica? Mhm, non proprio. Detective Game? Sì, ma non è un genere, è un modo per descrivere il gioco. FMV? Sì, ma detta così uno si aspetterebbe un film interattivo e non ciò che Her Story e Telling Lies effettivamente sono.

Siete dunque costretti a leggere la recensione per capire come questi giochi funzionino e se vale la pena giocarli 😉 vi assicuro di non spoilerarvi nulla sul gioco, ma vi spoilero che in questa recensione inizierò dai lati negativi. Tenete duro però, ne vale la pena.

Provato su PC

ProContro
+ Cast PERFETTO per i personaggi– Inizio lento e abbastanza pesante
+ Scene diverse e perfettamente identificabili da un singolo frame– Letteralmente metà gioco è in silenzio
+ Storia appassionante e vissuta diversamente da ogni giocatore– Controlli migliorabili, qualche problema QoL e qualche piccolo bug
+ Interfaccia bellissima 

Gameplay originale, ma meno di prima

In Telling Lies, come in Her Story, impersoniamo un misterioso personaggio intento ad esplorare un database di video registrati con attori in carne ed ossa. L’unica differenza da questo punto di vista è che in Telling Lies c’è una cutscene iniziale e possiamo vedere il volto di questo personaggio.

Prima accennavo alla difficoltà che si ha nell’appioppare un’etichetta di genere videoludico a questi due giochi, adesso mi spiego meglio. Diversamente da un videogioco classico non vi è un obbiettivo preciso come un puzzle da risolvere, non è possibile essere sconfitti in qualche maniera, non ci sono scelte da fare, non ci sono livelli.

Ci sono solo il giocatore e la barra di ricerca, oltre a qualche piccolo accessorio. La barra di ricerca permette di trovare i primi cinque video, ordinati cronologicamente, in cui è stata detta la parola o la frase inserita nella barra, che viene cercata nei sottotitoli dei video nel database.

Quando nel 2015 Her Story ha rivoluzionato il mondo dei giochi FMV con questo suo twist è stato accolto come un gioco innovativo e anche io mi aggiungo alla folla di persone che urla “Barlow genio!”, ma sono combattuto su Telling Lies. Il gameplay è esattamente lo stesso e le cose che cambiano non sempre lo fanno in meglio.

Castle OS e Retina, accoppiata perfetta per il lavoro da spia

Il gioco comincia dunque con il suddetto personaggio misterioso che avvia Castle OS, un sistema operativo Live per computer. Questa introduzione è promossa, i SO Live esistono davvero e invece di essere installati sull’hard disk del computer sono su un DVD o una pendrive e permettono di accedere ai file del computer stesso senza lasciare traccia, che è proprio ciò a cui il personaggio punta.

L’interfaccia, la parte del gioco curata dai Furious Bee, è perfetta. Se una distro Linux fosse così bella la userei al posto di Windows e non scherzo. Her Story era molto più limitato da questo punto di vista ma probabilmente tutto il lato di programmazione e grafica fu curato dal solo Barlow, quindi con Telling Lies il salto di qualità è tangibile.

All’utente vengono offerti diversi software tra cui un lettore pdf, un semplice editor di testo chiamato proprio Simple Memo, un minigioco del solitario (ma con un plot twist!) e il software principale da usare per la nostra ricerca, Retina.

Come in Her Story, in Retina sarà possibile salvare i video che riteniamo importanti tramite dei segnalibri e impostare tag per tenerli ordinati. Il sistema di tag serve a raggruppare video nei segnalibri ed è appena sufficiente, sarebbe stata preferibile la gestione adottata in Her Story dove è praticamente un modo per aggiungere una descrizione al video.

Descrizioni e appunti di questo tipo in Telling Lies sono documentabili nell’applicazione Simple Memo, che personalmente ho utilizzato per segnare i nomi dei personaggi e le ricerche che hanno portato ai video più succulenti.

Un problema di questo tipo dà fastidio perché non dimostra un miglioramento serio dell’interfaccia, non c’è un passo in avanti ma un passo laterale. Mi togli una funzione e me ne metti un’altra simile ma non esattamente migliore. Insomma, avrei preferito poter aggiungere le descrizioni ai video anche qui.

Le ultime funzioni di Retina sono la cronologia delle ricerche e un contatore dei video visti, niente da dire a riguardo.

I video sono magnifici, ma a caro prezzo… o no?

La mancanza della descrizione dell’utente è pesante per un motivo particolare: diversamente da Her Story, in cui la maggior parte dei video durava meno di un minuto, in Telling Lies la durata media dei video è di 5 minuti.

In cinque minuti possono succedere tante cose e poter scrivere un piccolo riassunto sarebbe stato comodissimo, siamo invece obbligati al massimo a usare il sistema di tag, ma cosa vuoi taggare? I personaggi che compaiono nel video? Dove il video sia ambientato? Non sono informazioni molto utili e di certo con questo sistema in cui i tag servono a raggruppare segnalibri non puoi taggare cosa succeda nel video.

Con questa enorme durata dei video però emergono ulteriori problemi, stavolta all’apparenza davvero pesanti: non è possibile riprodurre automaticamente i video dal loro inizio e manca una barra di navigazione, che invece era presente in Her Story.

Dopo questo continuerò ad elencare altri dubbi che ho sul gioco ma tenete duro, c’è una rivelazione che li rende sopportabili se non addirittura godibili.

Facciamo un esempio, avete cercato la frase BACK HOME ed è detta al minutaggio 5:25 di un video che dura 10 minuti, cliccate sul video per riprodurlo e questo parte a 5:25. Nel caso vogliate vederlo tutto dovrete quindi fare rewind/riavvolgi (si può anche fare fast forward/avanti veloce) da 5:25 a 0 e poi potrete vedere il video intero.

Non vi sembra una seccatura? Forse la considererete tale sapendo che muoversi nel video è possibile al massimo a velocità 3x, quindi attraversare un minuto di video impiega circa 20 secondi, inoltre non è possibile usare frecce o tasti della tastiera, ma dovrete trascinare il mouse a sinistra o a destra e tenere premuto il tasto sinistro.

È per questo che prima parlavo di passi laterali, non sono state aggiunte nuove funzioni, ne sono state rimosse creando un problema e poi sono state sostituite con altre, a volte meno efficienti, che non risolvono il problema interamente.

Comunque, non è finita qui. In Her Story i filmati erano interrogatori, a parlare era sempre la persona filmata, in Telling Lies invece i video sono per la maggior parte registrazioni di videochiamate, quindi conversazioni tra due persone. Avete indovinato cosa può dare fastidio da questo punto di vista?

Praticamente metà del database video è fatto di silenzi in cui un personaggio guarda la telecamera mentre ascolta l’interlocutore parlare, che noi non possiamo sentire.

Con una barra di navigazione decente e un sistema di movimento nei video migliore nessuno avrebbe avuto di che lamentarsi, così però il primo impatto è davvero complicato.

Nota a margine: Se aprite il forum di Steam troverete molte discussioni su questo argomento e soprattutto una mod che migliora questi sistemi aggiungendo, ad esempio, un tasto per riprodurre il video selezionato dall’inizio.

Io però ho voluto giocare il gioco come è stato pensato, nonostante la tentazione di installare quella mod, e devo confessare che non me ne sono pentito.

I video saranno lunghi e pieni di silenzi ma la regia è perfetta, i dialoghi sono ben fatti, i personaggi sono convincenti così quanto le bugie citate nel titolo del gioco. La cosa che più mi fa impazzire, positivamente, di Telling Lies sono però gli attori e la loro recitazione.

Se all’inizio, quando non conoscete ancora i personaggi e le vicende che si trovano a vivere, quei silenzi citati prima possono sembrare noiosi e pesanti, dopo appena un’ora di gioco vorrete fare attenzione anche a essi, poiché nascondono le reazioni a ciò che l’interlocutore sta dicendo dall’altra parte dello schermo.

I video sono maledettamente realistici, potreste riprodurre i due lati della conversazione contemporaneamente e i dialoghi non si sovrapporrebbero mai. Qualcuno su YouTube l’ha fatto, ha creato il “Telling Lies the Movie” ma ovviamente non cercatelo prima di aver finito il gioco.

Gli attori sono fenomenali nel trasmettere le emozioni dei personaggi, ho particolarmente adorato la performance di Alexandra Shipp ma la vera star è una bambina di meno di 5 anni, adorabile e soprattutto credibile.

Persino il riflesso del personaggio giocatore sullo schermo ha interessanti reazioni a ciò che succede, non so se sia un sistema dinamico ma è un passo avanti per l’atmosfera rispetto a Her Story.

Ogni video è diverso dagli altri e unico in qualcosa, sia esso il luogo in cui è registrato, un personaggio sullo schermo, la sua posa o un vestito/costume che indossa o meno, ciò permette di riconoscere un intero video da un singolo frame. Questa attenzione per i dettagli è magica ed è la chiave per non perdersi tra i 170 video del database, che ammontano in totale a qualcosa come 8 o 9 ore di contenuti.

Certo, se riproducessimo le conversazioni in maniera naturale, cioè con due video contemporaneamente, la durata totale si dimezzerebbe ma va bene così, capisco perché non abbiano lasciato il privilegio ai giocatori di farlo. La soluzione del mistero, infatti, sarebbe risultata fin troppo semplice e viene introdotto il metagioco dello scoprire con chi la persona registrata stia parlando.

La presenza di un tasto di ricerca dinamico interno ai video permette di far partire immediatamente una ricerca dalla parola selezionata.

Barlow ha sicuramente creato queste meccaniche per spingere la gente a muoversi dinamicamente tra i video, avrebbe potuto darci un sistema identico a quello di Her Story con spezzoni di pochi secondi delle varie conversazioni, ma ha preferito così. Le meccaniche non sono tediose, dunque, perché il designer vi odia, ma perché voleva che la vostra esperienza fosse vissuta in una certa maniera.

Così non si risolvono tutti i problemi precedentemente elencati, dunque, ma almeno si comprende il perché della loro esistenza. Saltare più spesso tra i video rende l’esperienza dinamica e più apprezzabile, nonostante le critiche che a mio modesto parere hanno ingiustamente affossato il gioco.

Sonoro e trama, “vincere il gioco” e conclusione

Non c’è molto altro da aggiungere in un gioco di questo tipo, sapendo che ci sono solo dei video da vedere (fatti bene) e come vederli, l’unica cosa tecnica rimanente da giudicare è il sonoro e, spoiler, non è male nemmeno quello. Ogni tanto partono delle musiche che, separate dai video, li accompagnano in momenti chiave e lo fanno benissimo, non intralciando per niente l’esperienza. Infine tutti i rumorini del sistema operativo e i clic della digitazione sono piacevoli all’udito e fanno atmosfera.

Telling Lies è una storia di bugie, bugie non nascoste all’occhio del giocatore, che col tempo diventa onnisciente e riesce a creare una timeline mentale su cui posizionare ogni video e ogni avvenimento. Se Her Story era aperto a interpretazioni anche dopo aver consumato tutto il suo materiale visivo, Telling Lies non è così e la sua storia ha una conclusione precisa, nonostante le numerose critiche mosse al titolo che ne affossano un po’, ingiustamente, la reputazione.

Triangoli amorosi (la prima parola scritta automaticamente dal personaggio nella barra di ricerca è LOVE) in cui studieremo a fondo i sentimenti provati dai vari personaggi sono presenti ma non è solo una storia personale. I video che compongono Telling Lies sono rubati all’NSA, l’Agenzia per la Sicurezza Nazionale statunitense, i personaggi sono quindi coinvolti in un problema più grande di loro.

Vedendo nuovi video tramite Retina avanzerà il timer del computer e scovato circa un terzo/metà del database si faranno le 5 del mattino, avrete quindi la possibilità di decidere se continuare a cercare video o se avete visto abbastanza. Her Story funzionava alla stessa maniera, ma Telling Lies aggiunge un tassello di complessità, cambiando un video riprodotto prima dei titoli di coda in base a quale personaggio di tre è stato il più visto dal giocatore durante la sua avventura digitale. Vedete quello che vi capita e poi recuperate gli altri su YouTube, tanto non ci sono trofei o cose simili legate al finale.

I trofei sono legati solo all’orario e allo scovare tutti i 170 video. Tristemente si tratta anche della parta più buggata del giocoNon sono problemi gravissimi ma bisogna considerare che sono lì. Se non siete pronti a sborsare 20€ per questo gioco su Steam, segnaliamo che è disponibile anche su iOS a un prezzo molto inferiore (mercati diversi…) o semplicemente, è possibile aspettare uno sconto.

 

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