The Alliance Alive HD Remastered è un JRPG di impostazione semi-classica, sviluppato da FuRyu e Cattle Call con l’aiuto di Grezzo per la rimasterizzazione, e distribuito da NIS America. È uscito in Giappone il 10 ottobre.

Provato su Playstation 4.

ProContro
+ Sistema di combattimento classico ma coinvolgente– Mancanza totale di doppiaggio
+ Caratterizzazione del mondo e dei personaggi– Sistema di livellamento non affidabile

Uno per tutti…

Un cataclisma chiamato Dark Current ha colpito il mondo oltre mille anni fa. I Daemon ormai regnano supremi sui Beastfolk e questi ultimi a loro volta sugli Human, schiavizzati e impoveriti. Il cielo è fosco da secoli, gli umani sognano ancora un mondo antico dove il sole splendeva oltre le nuvole. Nonostante questo, nel popolo ancora ardono le fiamme della ribellione.

Il gioco comincia nel Regno della Pioggia, nella cittadina di Svalna, dove Galil e Azura militano in un piccolo corpo di resistenza. The Alliance Alive è però un racconto corale: i dodici personaggi giocabili, per quanto alcuni meglio caratterizzati di altri, sono tutti parte di una storia più grande di loro. Le prime 8-10 ore di gioco sono concentrate sulle vicissitudini dei diversi personaggi, passando di regione in regione e cambiando necessariamente party ogni volta. Solo dopo un lungo momento, circa un terzo di gioco, avremmo accesso ai primi nove personaggi tutti insieme e l’introduzione delle Gilde.

Le Gilde sono una delle meccaniche principali del gioco, non tanto per il loro peso strategico in combattimento tutto sommato discutibile, ma per il loro valore come espediente narrativo. Il gruppo spesso dovrà interagire coi membri e guadagnarsi l’appoggio delle numerose Gilde, divise per gruppo e capacità. Sono numerosi i vantaggi, e reclutare i possibili compagni di Gilda è una cosa importante quanto fondamentalmente secondaria. La maggiore o minore vicinanza alle torri che col tempo saremo in grado di erigere ci darà delle abilità passive che ricordano un po’ il sistema Navi visto nella serie Persona.

…e tutti per uno!

Il gameplay ha un’impronta piuttosto classica che rimanda ai grandi titoli dell’era della prima Playstation. Una grande mappa da esplorare, tante regioni con aree diverse: prigioni, canali sotterranei, ma anche grotte, campi innevati, vulcani, città fortezza e molto altro.

I combattimenti non sono casuali, i nemici si possono chiaramente vedere sulla mappa e nei dungeon. I combattimenti sono a turni dove l’ordine dei cinque membri della squadra e dei nemici viene determinato dalla velocità delle singole unità. Buff e debuff, insieme all’abilità di Stun per far saltare il turno a un nemico particolarmente potente sono armi strategiche importantissime. Inoltre, ognuno dei cinque personaggi può posizionarsi più o meno vicino ai nemici e assumere un ruoto tra attacco, difesa e supporto. Utilizzare un’abilità mentre si è in un dato ruolo, può aumentarne l’efficienza in quel ruolo.

L’importanza della strategia però non è altrettanto importante nei combattimenti minori che invece si possono completare con enorme facilità. La cosa interessante, in questo senso, è come è gestito il sistema di crescita dei personaggi: come già visto in particolare nella serie SaGa, non ci sono livelli in senso tradizionale e non si accumula esperienza. Al termine di ogni combattimento c’è sempre una possibilità di aumentare permanentemente HP e SP. Proprio come in SaGa, ogni uso delle abilità in battaglia può portare al “risveglio” di una nuova abilità d’attacco. Il tutto è un po’ lasciato al caso, e utilizzare continuatamente un personaggio porta a un vantaggio in battaglia.

A completare il tutto c’è il sistema dei talenti, abilità passive che cambiano delle meccaniche di gioco e influiscono sulla capacità di perfezionare l’uso di una data arma, la competenza in uno dei tre ruoli, e l’acquisizione di nuove abilità. Questo sarebbe in realtà molto più piacevole e profondo se il gioco non fosse così spilorcio nel conferire i punti talento. Ciò che ne consegue è la necessità sin dalle primissime battute di avere le idee ben chiare di cosa vorrete fare con ogni personaggio; in questo senso il gioco vi dà subito delle abilità già apprese e un’arma predefinita per indirizzarvi, ma la libertà di personalizzazione è totalmente in mano al giocatore.

Le fiamme della ribellione…

avrebbero potuto ardere un po’ di più, è quello che ci si ritrova a pensare.

Il gioco, uscito originariamente su 3DS, è stato perlopiù ignorato, da un lato per il contesto, dall’altro perché sequel spirituale dell’ottimisticamente mediocre The Legend of Legacy. The Alliance Alive (vediamo un trend nella nomenclatura, quanto meno) è quel gioco che il precedessore non riuscì ad essere. Da ogni punto di vista più curato, più vivo, di maggiore qualità.

Lo scenario è stato scritto da nientepopodimenoche Yoshitaka Murama, già scrittore della serie Suikoden. [ndr per i più giovincelli, una serie di suprema qualità proprio per le trame di grande intrigo politico-sociale e la caratterizzazione profondissima di un grande cast di personaggi.]

Le musiche sono composte da Masashi Hamauzu, giò compositore per Square Enix dalla loro età dell’oro, soprattutto per SaGa, tra i tanti.

Il talento non manca, ma in alcune scelte il titolo non riesce a brillare. Tra le note più dolenti c’è la totale mancanza di doppiaggio, le numerose cut-scene, splendidamente rianimate in HD e (almeno su PS4) a 60fps, mostrano delle labbra che si muovono su modelli semi-chibi muti.

A chi consigliamo The Alliance Alive HD Remastered?

The Alliance Alive è un JRPG di stampo classico di ottima qualità, uno sguardo al passato reso godibile anche ai giorni nostri con un’interfaccia e una storia ampiamente godibili. La voglia di creare un prodotto originale però stringe un po’ il pubblico in grado di godere appieno di questa esperienza, e la mancanza di un doppiaggio in questo remaster si fa sentire parecchio. Il prezzo pieno poi, non sembra totalmente giustificato, ma al primo sconto, ogni amante di JRPG dovrebbe almeno provarlo.

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