Il multiplayer online negli shooter o lo si ama o lo si odia, nel mondo dei videogiochi odierno purtroppo non c’è spazio per le mezze misure. Vuoi saltare su un server per farti una partitina in modo del tutto casuale? Boom, nel giro di un paio di secondi sei carne morta a causa di qualche gamer hardcore che conosce a memoria tutti gli spawn point della mappa ed è lì pronto a seccare qualsiasi nabbo inesperto, insultandogli la mamma in modo innovativo. Vuoi diventare un tipo tosto? Un vero badass degno dei Marine Coloniali? Allora preparati ad ore e ore di sofferenza, di studio e di nottate passate in bianco davanti allo schermo a bestemmiare contro pupazzotti poligonali probabilmente controllati da un bambino di nove anni appena compiuti. Ma forse è questo il fascino degli shooter online, bisogna avere una certa predisposizione per affrontarli altrimenti si finisce sopraffatti.

Nonostante il genere sia un po’ in declino a causa dei ben più seguiti Battle Royale, c’è chi ci riprova proponendo deliziose alternative al solito FPS di stampo militare, scegliendo ambientazioni diverse come le profondità marine, che nei videogame funzionano particolarmente bene (basta pensare a Subnautica). E’ il caso del nostro Tidal Shock, programmato dai Moonray Studios in uscita per PC e al momento in Early Access su Steam. Il gioco si presenta come uno shooter in terza persona che prende spunto da titoli come Depth e dall’ormai strafamoso Fortnite.

Ventimila Frag sotto i Mari

La premessa di Tidal Shock è abbastanza semplice: in una mappa subacquea ci sono delle cariche, noi dovremmo raccoglierle e portarle al generatore fino ad arrivare a una determinata quota in modo da ottenere la vittoria. Ovviamente per farlo dovremo infiocinare tutti i giocatori avversari con shotgun, mitragliatori e lanciarazzi.
Il movimento a 360 gradi implica che dovremo stare attenti a qualsiasi angolazione, in quanto la morte può arrivare velocemente da sopra, da sotto, davanti e purtroppo anche da dietro! Nonostante sia un ‘arena shooter‘ il ritmo di gioco è abbastanza ragionato, la velocità di gioco non è eccessiva e si potrà solamente effettuare una schivata in tutte le direzioni oppure attivare il torpedo per andare velocemente da un punto all’altro. L’ambientazione sottomarina fa si che la nostra visibilità sia abbastanza scarsa e inoltre offre tantissimi punti strategici dai quali fare delle malefiche imboscate ai malcapitati.
Il camping però non è consigliato, in quanto potrete pure fraggare tutta la combriccola, ma non porterete a casa la pagnotta… o forse dovremmo dire la spigola!

Oltre a maciullare gli altri giocatori, dovrete anche raccogliere quelle benedette cariche e portarle al generatore. Questo però non rimane certo fermo e cambierà spesso posizione, per questo vi toccherà inseguirlo senza distrarvi, perché altrimenti qualcuno potrebbe spararvi un bel missile nel culo. Una volta morti perderete sia le cariche raccolte, sia tutto l’equipaggiamento, respawnando in un punto della mappa denudati dei vostri possedimenti.

Killnautica

Ora, la premessa è buona, ma come si comporta sul campo?
Tidal Shock può essere molto divertente, ma richiede una certa pazienza e ovviamente predisposizione a questa tipologia di gioco. Il ritmo lento ricorda quello di un Battle Royale, dovrete nuotare girando ossessivamente la visuale per controllare che nessuno vi stia pedinando per sforacchiarvi per bene. Non potrete quindi scappare per la mappa come dei pazzi con il vostro loadout preferito: le armi saranno tutte reperibili sul posto e inizierete con una ridicola pistoletta.

Anche gli scontri a fuoco si risolvono con una certa astuzia, si dovrà fare un utilizzo sapiente delle coperture e dell’abilità scudo, che ci permette di ergere una sorta di barriera davanti a noi in grado di bloccare i proiettili. Trovare il generatore nelle prime partite è abbastanza impegnativo poiché si dovrà prima un po’ familiarizzare con i comandi e con l’ambiente di gioco, all’inizio probabilmente vi preoccuperete più di sparare a qualsiasi cosa si muova piuttosto che seguire l’obiettivo vero del gioco. Su questo i programmatori potrebbero fare qualcosina in più, magari aggiungere un tutorial per spiegare ai nuovi arrivati tutte le meccaniche del titolo.

Come detto in precedenza, sparse per la mappa ci saranno diverse armi e per raccoglierle dovrete premere un tasto, cosa molto scomoda specialmente se vi trovate senza munizioni durante una sparatoria e dovete prendere una nuova arma in fretta per potervi difendere. Una scelta abbastanza particolare per un ‘arena shooter’ che ho trovato decisamente superflua. Non è un difetto che rovina il gioco, ovviamente, ma non aggiunge niente al gameplay.
Per quanto riguarda invece il gunplay, siamo su buoni livelli, le armi sono abbastanza precise e responsive, quindi se mancate il bersaglio sarà solo per colpa delle vostre mani da scimmia. Il design del gioco inoltre vi da la possibilità di fuggire via come conigli se le cose si mettono male, magari per recuperare un po’ di scudo e di vitalità, mettendo in salvo il vostro bottino dalle grinfie del perfido nemico.

Fucili a pompa subacquei? Ma si, che ce frega!

Il comparto grafico del titolo è nella media, con ambientazioni e personaggi puccettosi alla Fortnite. Questo però permette al gioco di girare su macchine di fascia medio\bassa quindi pure se avete un PC alimentato da un pollo con carrucola (cit.) potrete tranquillamente giocare senza far saltare in aria il sistema operativo. Si respira chiaramente un’atmosfera allegrotta, tipica del tormentone di Epic Games, con innocui avatar che vogliono strappare un sorrisetto e ovviamente la totale assenza di sangue. Non oso contestare la scelta di rendere il gioco accessibile a tutti, certo che però in un ‘arena shooter’ poter vedere il nemico ridotto ad una nube rossa da un lanciasiluri avrebbe reso il tutto un filo più avvincente. Ma che ci dobbiamo fare? Caramelle signori, caramelle e orsetti gommosi, magari alla vodka, ma sempre gommosi!
Ammetto che il gioco mi sarebbe potuto piacere di più con una veste grafica diversa, inoltre ritengo che il tema ‘subacqueo’ non sia stato sfruttato a sufficienza. Le armi per il momento sono troppo classiche, quando invece non sarebbe male sfruttare l’ambientazione per creare un armamentario più vario e originale. Insomma, se mi date uno shotgun (anche se sembra una Haribo) sono sempre contento, però in questo caso non era meglio pensare ad uno spara-arpioni o ad un lanciafiocine?

Per quanto riguarda la versione Early Access, al momento è ridotta abbastanza all’osso. L’unica modalità disponibile è la classica Free For All (Deathmatch, Tutti contro Tutti o come diamine volete chiamarla), quindi mio malgrado non ho potuto provare quella a squadre dove sono convinto che questo gioco dia il meglio di sé, data la sua natura ‘objective based‘. Coprire il portatore di risorse alleato o tendergli agguati da due lati nel caso sia nemico, queste cose mancano nella modalità Free For All che, alla lunga, tende un po’ a stancare. Bisogna vedere come si comporterà il gioco sul lungo termine con le diverse modalità, magari può essere un successo, diventare un e-sport oppure finire rapidamente nel dimenticatoio. Non sta a noi dirlo, possiamo solo constatare che per ora il gioco ha tutte le carte in regola per avere un seguito nutrito di giocatori (sebbene io non sarò tra quelli perché la grafica puccettosa mi snerva più dei continui rimandi di Cyberpunk 2077).

A chi consigliamo Tidal Shock?

Se avete giocato a Depth e state cercando un altro shooter subacqueo, allora provate pure Tidal Shock, sebbene aspettatevi un’atmosfera e una grafica molto più ‘leggera’. Possiamo consigliarlo anche agli amanti di Fortnite e dei Battle Royale visto il ritmo di gioco più lento e ragionato rispetto ai classici shooter alla Call of Duty o Battlefield.
Il nostro consiglio per gli Early Access rimane quello di aspettare l’uscita del gioco completo, a meno che non siate proprio dei fanatici del genere e vogliate dare una mano ai programmatori con qualche utile suggerimento. Poi insomma, il prezzo di vendita è davvero conveniente, quindi perché non dargli un’occhiata?

Peace!

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