Ricordate quando Another World, Blackthorne e Flashback scuotevano il mondo dei videogiochi con le loro fluide animazioni e il mix tra platform e puzzle? Se la risposta è positiva, allora siete dei vecchiacci decrepiti proprio come noi, quindi complimenti vivissimi!
In ogni caso probabilmente gradirete il nuovo Unto The End sviluppato dai 2 Ton Studios, un team composto da sole due persone. Il gioco è disponibile su Steam, Xbox One, PlayStation 4, Nintendo Switch e Google Stadia.

Vediamo come se la cava nella nostra recensione della versione PC Steam!

Il vichingo più povero della Norvegia

Unto The End è un’avventura platform con taglio cinematografico che vede come protagonista un padre di famiglia norreno che al fine di procacciare del cibo per la sua famiglia finisce disperso per le desolate e innevate lande di Midgard. Una Midgard però popolata da troll, tribù di uomini primitivi e altre creature mostruose dalle quali dovremmo difenderci a colpi di spada, o quando possibile con la tipica cortesia vichinga. In Unto The End infatti la violenza non è l’unica via, spesso infatti potremmo donare o mostrare degli oggetti a determinati nemici che in cambio ci potranno aiutare. Se invece ci sentiamo dei perfidi bastardi potremmo attaccarli senza ritegno, o magari ucciderli mentre sono in fin di vita e rantolanti ci stanno supplicando di curarli. Scopriremo però presto che nel mondo di Unto The End nessun nemico è un pusillanime e che le mazzate sono assicurate.

Il gioco si alterna tra sezioni platform e combattimenti, con leggero sistema survival per il crafting di oggetti base. Il tutto si intreccia abbastanza bene sebbene qualche meccanica vada un filo oliata per rendere l’esperienza più fluida, ma andiamo con ordine. Avremo a disposizione una spada, una torcia e uno scrauso pugnale d’osso, insomma dei veri e propri thrall vestiti di stracci. Sparsi per il mondo di gioco inoltre troverete dei falò dove potrete riposare, curare le vostre ferite e usare i vari materiali raccolti per potenziare o riparare la vostra armatura e creare un tonico curativo. Il gioco è abbastanza generoso, quindi finirete sempre per avere i materiali sufficienti per poter creare tutto il necessario.

La torcia è assolutamente indispensabile, in quanto gran parte di Unto The End si svolge in delle buie caverne dove l’illuminazione è fondamentale, sia per l’esplorazione sia per il combattimento. E per le palle di Loki, i combattimenti in questo gioco sono veramente ostici. Sarete messi davanti a dei nemici resistenti e inferociti che non esiteranno un solo secondo prima di saltarvi addosso e farvi la pelle. Gli scontri contro draugr, troll e pitecantropi vari richiederanno riflessi veramente fulminei e anche una certa arguzia.

Tyr, il Dio degli autotrasportatori

Fondamentalmente il combattimento si basa su colpi alti e bassi ai quali corrispondono le parate nelle stesse direzioni. Nella maggior parte delle situazioni vi troverete ad affrontare uno o massimo due nemici contemporaneamente, in degli scontri che ricordano un po’ il caro vecchio Prince of Persia del 1989. I nemici però non saranno delle stupide salsicce da scuoiare e non vi regaleranno niente. La loro reattività è assurda, quindi è praticamente inutile sperare di poter mettere a segno un colpo facendo del violento ‘button mashing’. La tattica migliore è difendersi, per poi colpire quando l’avversario è sfiancato. A questa tecnica base si aggiunge la subdola pugnalata, infatti potrete lanciare il vostro coltello d’osso oppure usarlo a distanza ravvicinata, per stordire il nemico. Avrete a disposizione anche una spallata per spingere i nemici a terra e potrete anche buttargli la neve o la terra negli occhi, in modo molto, ma molto meschino.

Ora, alla base le meccaniche hanno del gran potenziale, ma l’estrema bastardaggine dei nemici spesso rende gli scontri un filo poco fluidi e a volte frustranti. I pattern d’attacco di alcuni avversari sono difficili da prevedere, senza contare che i più forti dispongono di colpi imparabili non segnalati da alcun tipo di indizio visivo e che potremmo solo schivare abbassandoci o rotolando via. Spesso poi le sopraccitate tattiche più bastarde non funzionano, in quanto i nemici sono in grado di anticiparle e schivarle manco avessero i sensi di ragno. Diciamo che sulla difficoltà è stato schiacciato parecchio il pedale, forse in modo un po’ eccessivo. Fortunatamente i checkpoint sono generosi, quindi si potrà riprovare subito un combattimento particolarmente difficile. Una volta portato a termine uno scontro non si ha la soddisfazione di aver sconfitto dei nemici particolarmente ostici, forse perché effettivamente questi sono ‘troppo’ forti rispetto al nostro povero paparino norreno, al punto che il divertimento del giocatore viene messo un tantino da parte, quando invece non sarebbe stato male equilibrare un po’ le sorti, magari regalando qualche uccisione facile di tanto in tanto.

A tutto questo si aggiunge la possibilità di perdere la spada se si subisce un colpo particolarmente forte o se si rotola contro un muro, quindi ci troveremo spesso a correre da una parte e dall’altra nel tentativo di raccoglierla, mentre veniamo inseguiti dal nemico di turno. Insomma, in Unto The End c’è davvero poco che va a favore del giocatore, infatti quando possibile è sempre meglio evitare gli scontri. Ci sono alcuni nemici o personaggi che ci chiederanno in regalo degli oggetti e magari ci daranno qualcosa in cambio. In altri momenti sarà necessario mostrare loro dei particolari talismani per ottenere il passaggio in un determinato livello. Per questo è sempre bene avere una scorta di materiali a disposizione, in quanto ci permetteranno di risolvere alcune situazioni in maniera pacifica, cosa molto consigliata vista la difficoltà estrema degli scontri.

Blood on Ice

L’atmosfera di Unto The End è davvero ben fatta, con effetti sonori avvolgenti e una colonna sonora ‘drone’ perfetta per l’ambientazione. Il gioco dà la sensazione di essere persi in un mondo primordiale, dove esseri antichi vivono nelle grotte e dove sulla fresca neve vige la legge del più forte. Le animazioni sono minimali, ma ben curate, ad esempio il personaggio per raccogliere un oggetto lascerà a terra la torcia, per poi riprenderla. La semplicità della quest, ovvero il tornare a casa dai propri cari, nasconde una certa potenza, e proprio per questo è in grado di colpire al cuore il giocatore.

Tra gli oggetti avrete una ciocca di capelli della moglie del protagonista che se usata al falò vi farà rivivere il ricordo della vostra famiglia. L’eroe trova la forza di superare avversità ben più grandi di lui pur di riabbracciare la moglie e il figlio, un concetto davvero affascinante. Se Unto The End non fosse un videogame dove è necessario dare almeno un minimo di potere al giocatore, si potrebbe quasi giustificare la pesantezza eccessiva dei combattimenti. Dopo aver avuto la meglio su un avversario, il nostro eroe sanguinante si inginocchierà a terra completamente sfinito, per poi ritrovare la forza di alzarsi e andare avanti. Non c’è nessuna volontà di salvare il mondo, solo quella di sopravvivere per riprendersi la propria vita, strappata via dalla natura selvaggia.

Il level design è abbastanza buono, sebbene a volte metta un po’ i bastoni tra le ruote al giocatore. Non c’è una grande varietà di ambientazioni, che si alternano tra campi innevati e buie caverne, dove spesso si fa un po’ fatica ad orientarsi, in quanto la torcia emette una luce davvero fioca e alcune parti dello scenario spesso oscurano la visuale. Più di una volta ci siamo trovati bloccati, pensando che ci fosse qualche bug, ma in realtà era solo lo scenario un po’ troppo buio a impedirci di capire dove si dovesse andare.

Un punto negativo anche per la longevità del gioco che finisce davvero troppo presto. Certo potrete rigiocarlo per vedere tutte le interazioni con i vari personaggi e cercare di fare una playthrough quanto più pacifica possibile, ma onestamente qualche ora in più non avrebbe certo guastato. Il gioco termina improvvisamente, senza un particolare crescendo, con un finale che onestamente poteva dare qualche soddisfazione in più.

A chi consigliamo Unto The End?

Nonostante qualche difetto, Unto The End è un titolo affascinante che potrà soddisfare tutti gli amanti dei platform adventure. Se amate le sfide ostiche e anche un filo sbilanciate, allora potrete trovare pane per i vostri denti.
Chiaro che se non siete abituati a giochi difficili, allora forse è meglio lasciar perdere, perché potreste abbandonarlo sin dai primi scontri. Allo stesso modo, Unto The End è un gioco che rientra in un genere particolare che o si ama o si odia. A questo team di due persone bisogna fare tanto di cappello per questa prova iniziale, speriamo di vedere altri loro titoli più articolati in futuro.

Ambientazione evocativaCombattimenti un filo frustranti
Ottimi effetti sonoriLevel design a volte confusionario
Quest semplice ma potenteUn tantino breve

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