Biomutant è un action RPG di natura open world sviluppato da Experiment 101 e pubblicato da THQ Nordic su PC, PlayStation 4 e Xbox One il 25 maggio 2021. Quella che abbiamo provato è la versione next-gen, per PlayStation 5 e Xbox Series, pubblicata lo scorso 6 settembre 2022. Per i possessori delle versioni della scorsa generazione, l’upgrade alle nuove console è gratuito.

Provato su PlayStation 5

PS4
single player

Una bagarre prestazionale

Biomutant è un progetto che fin dalle sue prime battute ha destato sia interesse sia tantissimi dubbi, per la sua natura pseudo-indie (o perlomeno AA) e poiché primo progetto estremamente ambizioso di Experiment 101. All’uscita su console di scorsa generazione tutti questi dubbi si sono poi concretizzati in numerose critiche, soprattutto sul versante prestazionale, generalmente poco soddisfacente. Rimboccatisi le maniche, i ragazzi di Experiment 101 hanno finalmente buttato fuori una versione next-gen, proprio quella che abbiamo avuto modo di testare su PlayStation 5 e, francamente, le differenze si vedono tutte.

Dal punto di vista estetico, Biomutant su PS5 è pressoché perfetto: il mondo post-apocalittico in cui ci si muove con la nostra letale palla di pelo bipede presenta colori vibranti e convincenti (grazie anche allo High Dynamic Range), abbattendo finalmente la concezione che il mondo privo di esseri umani possa essere unicamente un deserto brullo su toni di marrone. Anche per quanto concerne le prestazioni, in modalità “Quality” (ovvero in risoluzione 4K) impostabile dal menu delle Impostazioni il gioco si comporta egregiamente, mantenendo stabilmente i frame a 30 al secondo.

In alternativa, per i fanatici, è possibile optare per la modalità Performance (1440p @60 fps), oppure “Quality unleashed” (4K dinamica con frame variabile fino a 60 fps).

Mutanti biologici

Dunque, entrando nel vivo del gioco, per chi non ne avesse mai sentito parlare e si ritrovasse ora a dover decidere se acquistarlo o meno, facciamo un rapido riassunto. Il mondo è stato devastato da liquami tossici e da questa contaminazione sono sorti esseri viventi mutati, chi più e chi meno somiglianti alla vecchia fauna terrestre. Ciò che contraddistingue la maggior parte delle creature è l’intelletto, sono infatti in grado di costruire edifici, armi, forti e anche sfruttare tecnologie “perdute” a proprio vantaggio.

In questo mondo selvaggio, contaminato da radiazioni e tanti altri pericoli, si muove il nostro “biomutante”, una palla di pelo che dopo aver vissuto eventi traumatici in giovane età si ritrova a dover prendere a pugni (letteralmente, seguendo uno stile di lotta chiamato Wung-fu) il proprio destino, per decidere cosa fare della sua vita: votarsi al male e augurare la distruzione completa del mondo o agire per il bene, salvandolo dalle fauci dei terribili “World Eaters”.

Biomutant fa subito capire che prima ancora di essere un action ha un’anima RPG e infatti il giocatore può scegliere subito le caratteristiche principale della bestiolina che, in modo decisamente interessante, cambiano anche le sue caratteristiche fisiche. Rendendo il personaggio più forte questi avrà un aspetto più tozzo, mentre preferendo l’agilità avrà gambe più lunghe e sarà slanciato, optando per l’intelletto avrà un cranio esponenzialmente più grande e così via.

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Prima di partire per l’avventura si sceglie anche la classe tra cinque differenti: Dead-Eye, Commando, Psi-freak, Saboteur e Sentinel. Ognuna di queste ha vantaggi e svantaggi, nonché un equip iniziale diverso (spade a due mani, dual wield, pistole, fucili d’assalto e così via), tuttavia oltre al perk esclusivo non c’è troppo da preoccuparsi dal momento che in gioco, salendo di livello, è possibile costruire il proprio personaggio come meglio si crede, senza essere troppo legati alla scelta iniziale.

La possibilità di personalizzare il personaggio si arricchisce notevolmente con ulteriori poteri, alcuni biologici (vomito tossico verde che contamina un’area, per esempio) e altri psichici (palle di fuoco e sfere luminose), rendendo questo carinissimo mammifero una bestia letale con cui è meglio non scherzare.

Come una cipolla

Strato dopo strato, Biomutant si scopre, rivelando una, almeno apparente, profonda complessità. Basti pensare che il gioco si trascina inizialmente per quasi due ore prima di lasciare al giocatore le sorti del proprio destino, un lungo tutorial insomma che insegna sì a giocare ma che si rivela anche molto debole e solo vagamente interessante.

Un punto a sfavore che ha sicuramente dato il colpo di grazia ai meno convinti, tuttavia superate quelle ore iniziali di leggero sconforto, Biomutant si mostra apertamente, riportando in alto l’interesse. Uno degli elementi che cattura l’attenzione è la possibilità di modificare armi e armature che si trovano in giro per il mondo, il classico loot che segue l’ormai consolidato schema di equipaggiamento comune, non comune, raro, leggendario e così via.

Il crafting è un po’ un dettaglio che fa o disfa un gioco: se troppo complesso si rivela pesante e noioso, se troppo semplice invece completamente inutile. Tenendo conto di questa dicotomia – che mi rendo conto è abbastanza estrema – posso dire, da non amante delle meccaniche crafting, che Biomutant trova l’equilibrio perfetto, offrendo una giusta varietà senza però mandare in sovraccarico il giocatore. È infatti estremamente divertente trovare una “lama” che altro non è che uno scopettino per il cesso radioattivo e montarla su un’impugnatura, utilizzandola come arma distruttiva nella mischia. Magari aggiungendoci anche qualche add-on cazzuto come un paio di chiodi sulla punta o una spilla da balia.

La varietà di situazioni e opzioni, anche per quanto concerne le cavalcature e le creature che si incontrano, è notevole (mech, cavalli robotici, moto d’acqua), così come il character design, ispirato e diverso. Purtroppo, però, quando il gioco si mette in moto, inizia a perdere qualche pezzo a destra e a manca.

Un vortice di animazioni (mancanti)

Che il gioco sia stato realizzato da 20 persone, il gruppo “principale” di Experiment 101, è chiaramente visibile dai tagli apportati a tutto ciò che un team così piccolo non poteva gestire. Basta mettere in Photo mode il gioco mentre si effettua un attacco per vedere la testa del proprio personaggio ruotata di 180°, manco fosse un gufo. Non è però possibile fare una colpa agli sviluppatori della necessità di chiudere un occhio laddove necessario.

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Questa mancanza di risorse si palesa poi anche nel combattimento stesso, che è si fluido e a tratti piacevole, ma manca completamente di fisicità e pesantezza, con compenetrazioni e situazioni che fanno immediatamente uscire il giocatore dall’azione. La pecca più grande è forse la mancanza di un reale feedback dei colpi, che sembrano quindi fendenti tirati all’aria, per non parlare di quando ci si rende conto che qualsiasi nemico di taglia medio-grande è affrontabile meglio da lontano con armi da fuoco piuttosto che utilizzare il vasto arsenale melee del vostro mostriciattolo tossico.

Se dalle premesse Biomutant quindi appare una grande epopea a metà tra una storia di arti marziali furry e una fiaba ambientalista che fa la predica sull’importanza di prendersi cura del pianeta, all’atto pratico preferisce (o meglio, è costretto) essere un sandbox open world con tanti, forse troppi, elementi abbozzati, tra cui la trama flebile che lo sorregge.

A chi consigliamo Biomutant?

Se non avete acquistato il gioco su console di scorsa generazione, probabilmente non sarà la versione next-gen a convincervi. Biomutant è un prodotto molto, troppo ambizioso, che ha lanciato tantissima carne al fuoco ma, in ultima analisi, la cottura si è rivelata appena sufficiente: dopo due bocconi si è già sazi e si preferisce passare ad altro. Diamo però a Cesare ciò che è di Cesare: Il team di sviluppo, estremamente contenuto, ha tirato fuori un vero e proprio miracolo se paragoniamo la resa alla quantità di persone che ci hanno lavorato. Per questo motivo, è possibile chiudere un occhio su alcuni elementi e dare una chance al titolo, soprattutto se in sconto. Attenzione però, per ottenere prestazioni soddisfacenti è imperativo l’acquisto della versione next-gen, PlayStation 5 o Xbox Series che sia.

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