A giocare a carte sono pessimo. Probabilmente ci sono macachi al mondo capaci di mischiare le carte meglio di quanto faccia io. Allora perché sto recensendo Card Shark? Perché sono affascinato da tutte le cose che non so fare (e sono molte, credetemi), quindi eccomi qui!

A Card Shark con le carte ci devi davvero saper fare, dato che vestiremo gli scomodi panni di una peculiare coppia di imbroglioni, con lo scopo di fregare nobili, borghesi e poveracci in giro per la Francia del diciottesimo secolo.

Card Shark di Nerial (disponibile su PC tramite Steam e Nintendo Switch) è un titolo originale che richiede al giocatore un notevole sforzo di memoria, attenzione e anche un pizzico di manualità con il gamepad. Da chi poteva venire distribuito un gioco dove per vincere bisogna imbrogliare a carte? Da quelle canaglie di Devolver Digital ovviamente!

Provato su PC

switch
single player

Bugie, bari e ruberie

Il compianto Eddie Guerrero sarebbe stato fiero di un gioco come Card Shark. Il protagonista è un giovane ragazzotto muto che viene preso sotto l’ala protettiva del conte Saint-Germaine, un noto giocatore di carte e abilissimo baro. I due dovranno viaggiare per la Francia dell’Illuminismo in cerca di polli da spennare, in modo da fare sempre più soldi, necessari per realizzare il sogno del furbo, quanto enigmatico, Saint-Germaine.

E così, nei panni del giovane muto, impareremmo un bel po’ di tecniche e trucchi di carte, per giocare in luride taverne, locali dell’alta classe di Tolosa e ovviamente nelle case dei riccastri francesi.

Come si sviluppa il gameplay? Dopo una breve introduzione, potremo scegliere tra diversi livelli ambientati in vari luoghi della Francia. Ognuno di questi scenari proporrà una sfida diversa e un nuovo trucco da imparare e ovviamente da usare per fregare i poveri scemi che capitano al tavolo con il conte Saint Germaine. Sarà proprio il buon conte, nostro mentore a farci la cortesia di insegnarci le nuove losche tecniche, attraverso esaustivi tutorial dove avremo la possibilità di praticare il trucco all’infinito.

E così, pad alla mano, il gioco diventa fondamentalmente un incrocio tra puzzle game e gioco di memoria. Tra le varie cose, dovremo ricordare i semi, i valori delle carte, o magari come distribuirle ai giocatori per far sì che al Conte capitino quelle di valore più alto. Impareremo anche i segnali per comunicare al Conte il valore e il seme delle carte degli avversari, così come fare una bella mischiata per dividere i mazzi per favorire una buona mano al buon Saint Germaine.

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Attenzione però, perché durante le partite occorre stare bene attenti alla barra di attenzione del nostro avversario che da qui in poi chiamerò barometro, perché sono un cretino.

Più si riempirà il barometro e più l’avversario si insospettirà del trucco. A barometro pieno, perderemo la partita e saremo costretti a riprovare. Nelle partite ovviamente sarà necessario fare delle puntate che influenzeranno la barra di sospetto degli altri giocatori. Se puntate alto subito, sarà più probabile farvi “sgamare”.

Eat, sleep, cheat, repeat

Ora, dalla mia esperienza posso dirvi che Card Shark non è un gioco per tutti. Sebbene i primi “trucchi” siano piuttosto semplici, più si andrà avanti e più si dovrà usare il cervello. Memorizzare le carte, eliminare i doppioni da un mazzo truccato e distribuirle nell’ordine giusto richiede un po’ di savoire faire.

Ad esempio, se siete come me, che nei giochi di società e nei giochi di carte faccio veramente pena, Card Shark vi potrà dare più di qualche grattacapo. Chiaro, potrete allenarvi nei trucchi all’infinito, ma se non vi piace spremere troppo le meningi quando si tratta di videogiochi, allora potreste annoiarvi molto presto.

Card Shark poi è un titolo ripetitivo nel gameplay. Per vincere una partita, dovrete ripetere più e più volte lo stesso trucco, sul quale avete fatto pratica con il Conte fino a raggiungere la perfezione. E per carità, l’esercizio mnemonico e manuale tiene alta l’attenzione, il fatto è che sembra quasi più un allenamento che un vero e proprio gioco. Per questo Card Shark è molto più vicino a un puzzle game, dove c’è una sola soluzione.

Al giocatore infatti non viene concessa molta libertà, tutto deve andare perfettamente secondo i piani, cosa che potrebbe allontanare giocatori in cerca di un’esperienza più versatile.

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Se il gameplay di Card Shark non è proprio per tutti i palati, ciò che può spingere anche gli imbranati come me ad andare avanti è tutto il contorno. La storia, ben narrata attraverso dialoghi semplici, ma efficaci, rivela uno scopo molto più grande che andare in giro per la Francia a spennare gente a carte. Il dualismo tra il personaggio muto e il conte Saint Germaine funziona, così come gli altri personaggi comprimari, alcuni dei quali veramente esistiti.

Card Shark è perfettamente credibile nel contesto storico nel quale è ambientato, cosa che lo rende decisamente affascinante. Alla storia, si aggiunge la notevole direzione artistica che unisce sfondi disegnati a personaggi stilizzati. L’insieme di questi elementi, rende il titolo un’esperienza fresca e piacevole. In un mondo dove il gaming tripla A sembra non avere più niente da proporre, fa piacere vedere titoli come questo e Ravenous Devils provare qualcosa di originale e diverso.

A chi consigliamo Card Shark?

Soggettivamente, non posso dire di essermi appassionato a Card Shark, ma perché non ho proprio un grande amore per i giochi di carte in generale e anche perché la mia memoria per numeri e figure è come uno scolapasta. Che mi abbia preso o meno però è irrilevante, perché oggettivamente, Card Shark è un piccolo gioiellino e senza dubbio uno dei titoli più originali ad essere usciti quest’anno.

Ovvio che posso consigliarvelo solo se vi piacciono i giochi di carte, i puzzle mnemonici e se siete, voi stessi, dei luridi bari. Questo perché la ripetizione a volte estenuante dei trucchi, seppur diversi tra loro, rende il tutto molto rigido all’atto pratico… come d’altronde immagino sia nella realtà.  

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