Death End Re;Quest 2 è un JRPG a turni sviluppato da IF/Compile Heart e distribuito da Idea Factory, su Playstation 4 e su Steam, tra il 18 e il 28 agosto 2020.

Provato su Playstation 4

Ciò che non uccide fortifica

Diciamolo, bisogna sempre apprezzare un titolo che non ha paura di toccare temi delicati e scottanti senza remore. Certo è che Death End Re;Quest 2 comincia con un botto e mezzo, tra violenze domestiche, abusi e omicidi. La mano di Makoto Kedouin, autore della violentissima e cruenta saga di Corpse Party, è evidente più che mai.

Dopo un brusco divorzio, Mai Toyama si ritrova a vivere dal padre, un violento alcolista. La prima scena di gioco vede la ragazza difendersi dagli abusi dell’uomo, finendo per ucciderlo a colpi di accetta. È così che viene tradotta nell’orfanotrofio femminile di Wordsworth, nella misteriosa città di Le Choara, dove sembra che sua sorella, da tempo scomparsa, sia stata avvistata per l’ultima volta.

Il suo carattere chiuso e difensivo le rende difficile fare amicizia e abituarsi a un ambiente totalmente nuovo, ma è lì che fa la conoscenza di Rottie e Lilliana, due nuove amiche e principali coprotagoniste.

A fare da perno alla storia è la motivazione di Mai, la ricerca di sua sorella, di cui non si sa pressoché nulla, ma che per qualche motivo dovrebbe nascondersi in Le Choara. Sin dalle prime battute si riesce a scorgere attraverso l’illusione che l’apparente ordine delle cose è poco più che una facciata, e che oltre la superficie si nasconda qualcosa di orribile.

Le rigide regole a cui tutti devono obbedire, l’inviolabile coprifuoco, la figura della Direttrice, materna e accogliente quanto inquietante, creano un tono di silenziosa agitazione che permea i corridoi del dormitorio e contrastano fortemente con le interazioni spesso scanzonate tra le ragazze.

Squadra che vince?

Death End Re;Quest 2 punta tutto sul trio del tutto nuovo del capitolo, ma si aggiunge a quanto stabilito nel primo. Praticamente l’intero cast del primo gioco fa ritorno in un modo che è ottimisticamente discutibile. In particolare Shina Ninomiya, la vecchia protagonista, ricopre un ruolo importante nella trama e spesso si incarica di fare voce ai dubbi e ai commenti che farebbe il giocatore da esterno, con risultati talvolta esilaranti.

La struttura prevede un sistema a capitoli, diviso in mattine dove si scelgono eventi in stile visual novel completamente doppiati (con dual audio giapponese e inglese), e la sera, dove finalmente si prende controllo del party e si esplorano i dungeon.

Stavolta Idea Factory ha optato per una mappa complessa interamente interconnessa e la possibilità di usare i save point come teletrasporto per viaggiare velocemente tra un’area e un’altra. Una simpatica feature, esplorata in diversi altri titoli fratelli, è il modo in cui ci si interfaccia con l’ambientazione: ogni personaggio ha infatti un’abilità unica per interagire con l’ambiente, come l’hacking dei computer per rivelare segreti invisibili agli occhi di Mai o un salto in volo per raggiungere luoghi altrimenti irraggiungibili di Rottie. Durante l’esplorazione poi può capitare di essere sorpresi da un Dark Shadow, un mostro non dissimile a uno Slender Man che se ci raggiunge causa un immediato Game Over!

Il sistema di combattimento torna quasi invariato, con le originali meccaniche che resero il primo unico nel suo genere. Per chi se lo fosse perso, proviamo a guardarlo brevemente insieme. I nemici si incontrano nei dungeon, e al contatto si viene portati in un’arena rotonda. I personaggi possono muoversi liberamente senza limiti di distanza, e scegliere tre azioni da eseguire a catena. Specifiche  combinazioni sbloccano l’accesso a nuove abilità, meccanica che sollecita un certo livello di sperimentazione.

Molte abilità hanno proprietà secondarie, prima tra queste il knockback: concludere le proprie azioni con un’abilità knockback permette ai personaggi di eseguire un quarto attacco che spinge il nemico lontano, con alcune varianti legate al tipo di knockback e al peso del nemico. Quest’ultimo verrà scagliato come una pallina in un flipper causando danni a qualsiasi cosa tocchi nel suo cammino, innescando un blowback da parte dei compagni di squadra che rilanceranno il malcapitato per l’area, causando ingenti danni e spesso portando sotto zero i suoi HP andando in OVERKILL.

Inoltre, in ogni arena ci sono degli elementi a terra chiamati bugs (ah-ah) che causano buff/debuff/danni e con cui si può interagire direttamente o facendoci passare un nemico sopra. A tratti strategico, a tratti puramente catartico, questo dà un sapore assolutamente specifico ai combattimenti in Death End Re;Quest 2, in cui varie combinazioni di attacchi puntano principalmente a lanciare ogni nemico in giro per la schermata come una palla da biliardo per annientarlo nel minor tempo possibile.

Un po’ come da firma, per quanto riguarda i titoli IF/Compile Heart, torna anche qui un sistema di potenziamento temporaneo sotto forma di Glitch: subendo danni o interagendo coi bug, le ragazze accumulano corruzione. Quando la corruzione arriva almeno all’80%, si andrà in Glitch, che è in sostanza una trasformazione uguale alla divinizzazione della serie Neptunia, che oltre ad aumentare temporaneamente i parametri, dà accesso a un’abilità devastante che riporta immediatamente la corruzione a zero.

Mai, oh, Mai!

Alcune degli elementi portanti, a un occhio più attento, risultato poco coesi tra loro, e talvolta poco più che gimmick. L’abilità di hacking di Mai torna utile verso le ultime battute di gioco, perché per la quasi totalità dell’avventura risulta poco più che fuffa. La mappa infatti mostra già da sola le “vie nascoste” che Mai dovrebbe scoprire.

Il sistema Glitch, che nel primo titolo fu un elemento di trama sorprendente, spiegato e discusso in una fase iniziale di gioco, stavolta non viene neanche nominato. Da un momento all’altro, senza presentazione di alcun tipo, si ha accesso al sistema.

Ugualmente, e forse è la cosa più bizzarra che accade in questo titolo, dopo solo aver discusso in maniera marginale del cast del primo gioco, e aver completato i primi capitoli col solo party di Mai, Rottie e Lilliana, da un momento all’altro l’intera gang (peraltro di un livello vastamente più basso) diventa disponibile, senza alcuna reale introduzione.

Questo e altre piccole mancanze di cura nei dettagli, rompono l’immersione a un titolo che in realtà, smussato qualche angolo qui è lì, è più che valido. La realizzazione grafica è forse la migliore che IF abbia mai creato, la colonna sonora sorprende con più di qualche traccia che rimane in testa anche ore dopo aver staccato, e la trama tocca alcuni picchi notevoli anche grazie a forti giochi di contrasto tra temi cupi di grande impatto e piccole realtà quotidiane.

Anche se Death End Re;Quest 2 non è realmente un sequel del primo titolo, è strettamente legato ai temi e al setting generale che, se lo si conosce, dà immediatamente un’impostazione più interessante e completa alla narrazione. Questo significa che sebbene sia possibile iniziare direttamente da qui, è più che caldamente consigliato recuperare prima il capitolo precedente.

A chi consigliamo Death End Re;Quest 2?

Death End Re;Quest 2 è un JRPG a turni che si prende la sua nicchia con un gusto horror psicologico, splatter ma con una sua reale profondità. Il gameplay, pur nella sua originalità, non sconvolge nessuno, ma fa il suo lavoro più che bene. Eccezion fatta per diverse imprecisioni nella realizzazione tecnica, DERQ2 è un titolo ottimamente realizzato e piacevole, principalmente per una trama decisamente intrigante. Se si riesce a chiudere l’occhio su qualche difetto obiettivamente non particolarmente grave, si ha tra le mani una bella gemma di questo anno.

Ottima realizzazione artisticaMolto simile al primo capitolo
Sistema di combattimento classico e originale insiemeSi poteva osare di più
Tono e temi accattivanti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.