Jump Over The Age è il poetico pseudonimo che utilizza lo sviluppatore Gareth Damian Martin per pubblicare online i videogiochi di sua creazione, tra cui troviamo il qui recensito In Other Waters, uscito il 3 aprile 2020 per PC e Nintendo Switch con l’aiuto del publisher Fellow Traveler.

L’autore non è nuovo a lavori sperimentali nel mondo dei videogiochi, ne è la prova la sua pagina sul negozio virtuale Itch.io che presenta alcune sue creazioni, gratuitamente disponibili. In Other Waters però è diverso a partire dalle fondamenta, essendo il suo primo prodotto commerciale. Le esperienze dell’autore come giornalista, game designer, programmatore e grafico convergono insieme in quest’opera: scopriamo come si amalgamano tra loro.

Provato su PC

ProContro
+ Un mondo estremamente dettagliato da esplorare– Non è un’opera adatta a tutti per il suo ritmo lento
+ Interfaccia pura ed elegante– Sistema di dialogo limitato
+ Trama misteriosa e dal taglio personale

Acque inesplorate

È molto facile provare empatia per la protagonista di In Other Waters, Ellery Vas.
Nel gioco, questa scienziata è messa davanti a nuovi ostacoli che appena incontrati le incuteranno timore e paura, ma susciteranno anche la sua curiosità, necessitando di un attento studio per essere superati. Quante volte ci siamo trovati noi in una situazione del genere? Chiaramente non scrivo di una somiglianza letterale ma metaforica, d’altronde sarebbe impossibile se consideriamo che la biologa si trova su Gliese 667 Cc, un pianeta simile alla Terra ma lontano oltre 20 anni luce da noi.

La sua esperienza in tale contesto è guidata dal terrore dell’essere soli in acque inesplorate ma allo stesso tempo dall’eccitazione dell’aver trovato, per la prima volta nella storia dell’umanità, forme di vita aliene. La sua reazione alla situazione è credibile, umana, e dopo un attimo di panico e incertezza, riprende il controllo e la si ritrova prontissima a catalogare la flora e la fauna del pianeta, organizzare spedizioni, ipotizzare teorie.

Potrà quindi sembrarvi strano leggere ora che in questo gioco non si impersona la biologa ma l’intelligenza artificiale della sua tuta. Nonostante ciò è comunque lecito affermare che sia Ellery la vera protagonista dell’esperienza e il giocatore è relegato al ruolo di osservatore che ogni tanto le dà una mano.

Sembra quasi che In Other Waters abbia un significato autobiografico per l’autore, magari in riferimento al lancio stesso del gioco: dopo una vita a lavorare per altri creatori o a parlare giornalisticamente delle loro opere, è arrivato il suo momento di esprimere emozioni, proprio tramite un videogioco. Nonostante il supporto di altri artisti e programmatori, finanziato da una soddisfacente campagna Kickstarter, Gareth Damian Martin ha dato vita a quest’avventura soprattutto da solo, vivendo in prima persona circostanze simili a quelle affrontate dalla sua Ellery. Non era assolutamente scontato che la campagna Kickstarter sarebbe riuscita come non era scontato che sarebbe stato capace di completare il gioco in tempi ragionevoli. Ma al netto delle chiacchiere, si rivelerà un buon gioco? Per rispondere a ciò, proviamolo.

Enciclopedia

Ellery è stata chiamata su Gliese 667 Cc dalla sua partner Minae Nomura dopo molto tempo dall’ultimo contatto stabilito con lei. Giunta sul pianeta però, si ritrova sola e l’unica cosa che può fare è affidarsi alla tecnologia per svolgere le sue attività di ricerca. Qui entra in gioco il giocatore che, da un’interfaccia che ricorda una Carta Topografica, aiuta la xenobiologa a muoversi tra le acque di Gliese pilotando la sua tuta subacquea.

Nonostante da uno screenshot possa sembrare poco chiara, l’interfaccia di In Other Waters è semplice e intuitiva e offre principalmente funzionalità di movimento, monitoraggio e scansione, permettendo la gestione dell’inventario e del nuoto a diverse profondità. Coi suoi pochi colori visibili contemporaneamente in un singolo momento, e le sue linee precise e definite, questo gioco ricorda esteticamente l’OS Windows Phone e i suoi menu monocromatici, ottenendo un risultato pulitissimo e sempre piacevole alla vista. Personalmente ho adorato come la scelta di colori, sempre limitata, cambiasse in base alla profondità e alla parte del pianeta in cui ci si trova, a riprova del fatto che si può comunicare molto anche con strumenti limitati.

Tutte le meccaniche disponibili al giocatore sono ben legate tra loro ed è chiaro che nulla sia stato lasciato al caso. Tramite scansione vengono evidenziate le parti della mappa in cui è possibile muoversi ed eventuali forme di vita animali, vegetali o fungine nelle vicinanze. Ognuna di queste cose è selezionabile per poter leggere analisi più approfondite da parte di Ellery, che nel frattempo indirizzerà il giocatore verso un obbiettivo, dialogherà o porrà domande tramite comandi vocali a cui è possibile rispondere in maniera affermativa o negativa. Purtroppo non avremo occasione di ascoltare la sua voce, dal punto di vista sonoro infatti In Other Waters ci offre solo le sue musiche composte tramite sintetizzatore e qualche suono ambientale, difficili da ricordare fuori dal gioco ma regalando ai giocatori un’esperienza calma e piacevole.

I dialoghi con Ellery sono ben scritti ma nascondono anche uno dei pochi punti deboli del gioco, vengono mostrati per due righe alla volta rimanendo su schermo per pochi secondi. Se si è concentrati sull’esplorazione o sulle descrizioni potreste dunque facilmente perdervi alcuni passaggi.
Per fortuna un log relativo alla sessione di gioco corrente è consultabile dal menu, ma con un’interfaccia così curata sarebbe stato meglio implementare questo sistema nel gioco stesso, così com’è sembra infatti un afterthought, qualcosa di concepito nelle fasi finali dello sviluppo, ormai troppo tardi per un’implementazione migliore. Inoltre, il sistema di risposta sì/no non sembra avere conseguenze profonde nello sviluppo della trama e sembra inserito solo per far leggere con attenzione una particolare informazione ai giocatori più distratti, In Other Waters infatti si può considerare un’esperienza lineare nonostante la presenza di qualche attività secondaria.

L’interazione con l’ambiente non è limitata, potrete raccogliere campioni dalle forme di vita incontrate, utilizzandoli poi per ripristinare ossigeno, energia della tuta o liberandoli nuovamente nell’ambiente, azione utile talvolta per proseguire nell’esplorazione, spianando la strada verso nuove zone.

Il risultato è una sorta di puzzle game esplorativo molto semplice che non permette sconfitte, in caso di pericolo infatti è possibile chiamare un drone per tornare velocemente alla base, rifornirsi e rielaborare una strategia esplorativa più efficiente. Eventuali campioni rimasti dalle esplorazioni possono essere analizzati più approfonditamente per ottenere, in ordine di sblocco, informazioni molto dettagliate sul comportamento degli esseri viventi da cui provengono, teorie sulla loro funzione nell’ecosistema e infine uno sketch da parte di Ellery.

Proprio questi sketch sono l’unico modo che il gioco offre per mostrare la visione che l’autore ha del pianeta e delle forme di vita che lo abitano, tutto il resto è lasciato all’immaginazione del giocatore dato che la tuta non dispone di una videocamera. Nel caso questo universo incuriosisca particolarmente, è possibile approfondirlo acquistando dalla pagina Itch.io di Jump Over The Age A Study of Gliese 667Cc, un’enciclopedia digitale e illustrata del mondo, di cui è consigliata la consultazione mentre si gioca o dopo aver visto il finale.

A chi consigliamo In Other Waters?

L’impressione che si ha dopo aver giocato In Other Waters è quella di aver letto un libro interattivo tramite un’interfaccia grafica, con tutti i suoi pro e i contro. Tra i pregi abbiamo sicuramente l’estetica stupenda, descrizioni dettagliate, una storia misteriosa e l’atmosfera calma offerta al giocatore, quasi un misto tra Animal Crossing e una versione non violenta di No Man’s Sky. Meno convincente è invece il ritmo che, sebbene non sia eccessivamente lento o irregolare, non rende l’esperienza appetibile a tutti.
In conclusione, In Other Waters è molto consigliato a chi vuole immergersi in un mondo che, seppur fittizio, è tanto coerente da sembrare vivo e stuzzica l’immaginazione come poche altre opere sanno fare.

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